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La nostra politica internazionale è debole

Vicenza, gli Usa e l’Europa

Sì alla base Nato. Ma il problema dell’Italia resta il suo ruolo a livello europeo

di Davide Giacalone - 17 gennaio 2007

La base Nato di Vicenza sarà ampliata. Contando che ancora esista un briciolo di razionalità e d’attenzione per l’interesse nazionale, così andranno le cose. Ma anche in questo caso sarà difficile rimarginare le ferite che si sono aperte, e che non riguardano solo, o tanto, il rapporto con gli Stati Uniti, bensì la nostra politica e credibilità internazionale. Sono stati commessi, nel giro di pochi giorni, degli errori colossali. Il governo italiano può ben avere un’opinione diversa da quello americano, circa il da farsi in Iraq, e, del resto, di quel tema si discute animatamente nella politica statunitense. Ma Prodi si è spinto a rimproverare Bush di non seguire quel che è previsto dal piano Baker, con ciò entrando nel dibattito politico ed istituzionale di quel Paese, il che, da capo del governo, non avrebbe mai dovuto farlo. A questo si è aggiunta la condanna, frettolosa ed imprudente, dei bombardamenti in Somalia, come se quella delle corti islamiche fosse una pace da difendersi, ed ignorando del tutto le richieste d’aiuto che erano venute dal governo somalo (retto da un laureato all’Università di Pisa, Mohamed Ali Gedi, cui sarebbe stato bene quanto meno telefonare).

Ma gli statunitensi sono pragmatici, valuteranno quel che di buono si può ottenere, andranno oltre e Prodi avrà anche il suo giro alla Casa Bianca. Il guaio grosso lo si è combinato in Europa. Blair ha spiegato che per la pace e la libertà non si può rinunciare alla guerra, prendendo una posizione (giusta) opposta a quella del governo italiano. Alla faccia dell’Ulivo mondiale, di cui si vaneggiava qualche tempo fa. La Merkel parla (giustamente) di spazio ed interessi comuni fra Usa ed Ue, largheggiando nell’invitare gli americani a rafforzare le loro basi in Germania. Romania e Bulgaria, appena entrate, guardano oltre Atlantico. In Francia l’antiamericanismo di Chiraq ha le settimane contate. In tale quadro il governo italiano non risulta disallineato dagli Usa, ma incapace di svolgere un ruolo serio in Europa. Ci manca solo che si perda Vicenza e la nostra marginalizzazione sarebbe un dato di fatto.

Mi preoccupa sentire Fassino, che queste cose le dovrebbe sapere, dire amenità su ipotetici referendum vicentini. E’ il segno che a sinistra sta perdendo non solo il riformismo, ma anche il realismo.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 17 gennaio 2007

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