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Public Policy

Titoli tossici: urge determinarne l’entità

Verso una nuova Bretton Woods

Senza una coerenza tra interventi di breve periodo e una nuova governance mondiale non si va avanti

di Angelo De Mattia - 17 febbraio 2009

La posizione del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi sui titoli tossici, rappresentata nel corso del G7 romano, è stata netta: è necessario che le banche facciano emergere tali titoli e che così si possa fare piena luce sui loro bilanci. Il Governatore ha poi ricordato le istruzioni di vigilanza impartite dall’Istituto di via Nazionale su questo delicatissimo argomento. E’ stato un momento di concretezza rispetto al discorso sulle nuove regole delle attività economiche e finanziarie affrontato solo nei principi generali - e quindi per ora sostanzialmente vago - per essere destinato a un report da rassegnare al G8 del prossimo luglio.

A un anno e mezzo dallo scoppio della crisi ancora non si ha contezza – a livello globale e in molti Paesi – della situazione dei titoli in questione, a cominciare dal sistema finanziario Usa per il quale si arriva ad ipotizzare perdite superiori di oltre due volte gli asset. Un’operazione di trasparenza appare sempre più come una condicio sine qua non per un’adeguata strategia anticrisi nel sistema finanziario.

Fino a quando non si avrà una chiara mappa degli strumenti finanziari con i quali si è in maniera impropria trasferito il rischio alimentando il cosiddetto sistema bancario-ombra, è difficile che possa essere ripristinata la fiducia. Gli stessi più ravvicinati indirizzi prospettati nell’ambito delle nuove regole da introdurre per l’economia e la finanza – il progetto di una nuova Bretton Woods, per ora abbastanza indeterminato – riguardanti la governance degli intermediari bancari e finanziari, l’assunzione dei rischi, i comportamenti degli istituti e dei manager non potranno avere l’effetto sperato fino a quando il campo di gioco sarà avvolto da nebbia, per le mancate certezze sui titoli tossici.

Il fatto che lo scambio della liquidità sia ancora insoddisfacente, negli Usa e in Europa, dipende strettamente dai forti dubbi sulla consistenza di tali titoli. E’, dunque, urgente agire per superare questa grave impasse. Tutto il dispiegamento di risorse messe in atto dal piano Obama – che giunge a prevedere un fondo pubblico/privato di duemila miliardi di dollari per il risanamento bancario – rischia di operare come una terapia che cura un malato di cui si sa che soffre di una patologia assai grave, che, tuttavia, non è adeguatamente conosciuta. Come fare per ottenere l’emersione di questi titoli? Bisognerebbe far leva su norme e strumenti, se del caso da predisporre all’uopo.

L’eventualità della comminazione di pesanti sanzioni – al limite, anche da rafforzare – per l’eventualità dell’esposizione in bilancio di valori non veritieri dovrebbe costituire un primo monito per i vertici degli istituti. Poi, andrebbe attivato, nei diversi ordinamenti, l’armamentario delle disposizioni di vigilanza, con tutte le conseguenze sullo stesso piano della permanenza in vita delle banche. Una volta riconosciuto che è cruciale accertare l’entità dei titoli tossici, allora occorre procedere con tutti i mezzi disponibili e con tutto il rigore possibile.

Emersi questi titoli, si tratterà quindi di decidere quale soluzione scegliere per staccare, nei bilanci delle banche, la parte cattiva da quella sana. Qui si ripropongono le diverse soluzioni: bad bank, intervento pubblico-privato, sostegno alla “banca buona” con apporti dello Stato, etc.

Il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, in un articolo su Il Messaggero di ieri, ha indicato dei principi che appaiono di generale condivisione. La banca che si trova in forti difficoltà per una crisi di mala gestione non può essere sottratta al fallimento. In questo caso bisogna salvaguardare i depositanti, ma non l’azienda, cioè gli azionisti e i manager; occorrerà poi discernere tra quello che c’è di sano e quello che è stato distrutto. Dunque, non si salva la banca cattiva, piuttosto se ne fa una nuova con quello di buono che ancora c’era. Sono principi che potrebbero essere tenuti presenti, pur con non poche, sostanziali differenze, anche nell’attuazione del piano Obama per la parte ancora contente riserve non sciolte a proposito della cosiddetta bad bank.

A ben vedere, la posizione di Ciampi riecheggia la linea costantemente seguita dalla Banca d’Italia nell’apprestare tutela al risparmio inconsapevole (quello dei depositanti), ma non agli investitori (risparmio consapevole). Tuttavia, c’è qualcosa in più. Con riferimento alla costituzione di una nuova azienda di credito con ciò che resta di buono, vien fatto di ricordare le modalità del salvataggio del Banco Ambrosiano – operato quando Ciampi era governatore della Banca d’Italia – con la creazione di una nuova banca contestualmente alla liquidazione del vecchio Banco.

E’ un modello da tenere presente, anche se in quel salvataggio intervenne un pool di banche sane che assicurarono il decollo del nuovo istituto, mentre comunque vigeva un regime di sostegno - le anticipazioni a tasso speciale della Banca d’Italia - nel caso di interventi di banche per rivelare le perdite di altre aziende di credito, sostituendosi ad esse. E’ fondamentale distinguere, comunque, se la situazione degli istituti in difficoltà sia dovuta a una crisi di liquidità o di mala gestione. Tuttavia, se si sceglie questa linea, si deve essere consapevoli che gli investitori non potranno essere tutelati.

Insomma, si ritorna al punto più volte affrontato su queste colonne. La sistemazione dei titoli tossici – se si riuscirà a farli emergere - comporta perdite: andrà chiaramente esplicitato quante, quali e a carico di chi. E’, questa, l’esigenza di grande trasparenza che va soddisfatta. Una volta chiarito ciò, la scelta del mezzo per sistemare i titoli dovrebbe risultare meno complessa. Ma se non si stabilisce un continuum, una coerenza tra interventi di brevissimo periodo e impegni per una nuova governance mondiale – sulla quale fino a che si rimane nei principi generali tutti possono essere d’accordo, magari pronti a dividersi quando si passa alle specificazioni – anche il disegno di una nuova Bretton Woods da costruire in progress rischia di partire male.

E perché possa essere evitata questa grave difficoltà iniziale e, in ogni caso, perché non si arrivi a discutere della prospettiva di medio-lungo periodo, mentre la crisi finanziaria diventa più fosca e si tarda nell’azione di contrasto, il tempo si è fatto breve.

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