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Ci vuole un serio progetto riformatore

Verso un terzo polo centrista

Il partito Repubblicano potrebbe concorrere nel favorire questo processo riformatore

di Luca Bagatin - 02 novembre 2009

Condivido lo spirito dei molti laici - da Enrico Cisnetto a Fabio Fabbri, da Giorgio La Malfa ad Enzo Cardone - che in questo periodo sembrano rilanciare l"ipotesi di un terzo polo centrista, altrenativo a Pd e PdL Condivido lo spirito politico, dico, ma non il merito. Ovvero sono più che d"accordo rispetto alla necessità di una rinnovata forza politica che metta al centro dell"agenda politica del nostro Paese la riduzione del carico fiscale, l"innalzamento dell"età pensionabile, il rigore nei conti pubblici ecc... nel pieno spirito Liberaldemocratico e Liberalsocialista che ci ha sempre caratterizzati. Il punto è che mi trovo in sincero imbarazzo quando sento dire che il nostro interlocutore potrebbe essere Casini e la sua Udc. Mi sento in imbarazzo non tanto e non solo perché le posizioni dell"Udc sui temi relativi alla laicità dello Stato sono opposti ai nostri, quanto piuttosto perché da Casini non ho mai sentito parlare delle vere riforme di cui questo Paese ha urgente necessità.

A parte l"ormai trito e ritrito "bisogna aiutare le famiglie" che il leader dell"Udc va proferendo da anni (che poi diciamo anche che Casini per famiglia intende quella composta da un marito, una moglie regolarmente sposati e relativa prole a carico...sic! Un"idea arcaica che ovviamente noi laici non abbiamo), non gli ho mai sentito dire ad esempio: riduciamo la spesa pubblica improduttiva; aboliamo le Province; le Comunità montane e così via. Democristianamente, Casini, rincorre invece i consensi in libera uscita da un per nulla credibile Pd (imbarcando persino Francesco Rutelli) e conta anche di raccogliere quelli che usciranno o uscirebbero da un PdL oggi troppo schiavo della Lega Nord.

Tutto ciò, sostanzialmente per dire che l"alternativa può partire solamente da un elenco di temi che sino ad oggi il PdL peraltro ha sempre sottoscritto, ma purtroppo mai attuato proprio a causa dei paletti posti dal conservatorismo della Lega Nord e del Ministro Tremonti.

Temi che sono appunto: riduzione delle imposte (sino a giungere progressivamente ad un"aliquota unica del 20% per tutti ed all"innalzamento della no tax area per i redditi più bassi); abolizione delle Province e delle Comunità montane; riforma degli ammortizzatori sociali che garantisca chi ne ha realmente bisogno; separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura; privatizzazione del carrozzone Rai-Tv; aumento dei fondi per la ricerca scientifica.

Temi non "eticamente sensibili" sui quali anche una forza moderata come l"Udc potrebbe convergere e sostituirsi alla Lega Nord nella maggioranza di governo. Un partito come il nostro, quello Repubblicano, forte della sua tradizione laica e di governo non potrebbe che concorrere nel favorire questo processo riformatore.

Il commento di Enrico Cisnetto

Luca Bagatin appartiene a quella genia di laici che preferisce l’assoluta marginalità politica in nome di una solitaria rappresentazione delle proprie idee piuttosto che un ruolo vero nella dinamica politica seppure al costo di qualche compromesso. Io no. Anche perché nessuno ha mai pensato di entrare nell’attuale Udc, bensì di ragionare con chi è disposto – e Casini è l’unico ad esserlo – a costruire un nuovo soggetto che posto al centro del sistema politico contribuisca in modo decisivo a ridisegnarlo, con questo facendo nascere la Terza Repubblica. E siccome nella mia proposta è contenuta una precisa indicazione metodologica sulle questioni etiche – devono essere prerogative del parlamento e non far parte di programmi di governo – ecco che il compromesso da fare con i cattolici, in questo caso quelli raccolti nell’Udc, non è molto diverso da quello che Ugo La Malfa e Spadolini fecero nella Prima Repubblica con i Dc per essere loro alleati. Ma se Bagatin s’accontenta dell’attuale Pri…
Enrico Cisnetto

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario