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Secondo gli insegnamenti di Nicola Matteucci

Verso la rivoluzione costituzionale

La Politica non risiede nelle istituzioni, ma nelle cellule fondanti la popolazione

di Antonio Gesualdi - 27 ottobre 2006

La riforma costituzionale questa classe politica non può farla e se la fa va avanti a colpi di maggioranze bocciate dagli elettori. Non si passa per i vicoli quando si vuole arrivare ad una rifondazione di un Paese, ma si debbono percorrere le impervie vie maestre. Oggi la via maestra è la "rivoluzione costituzionale" (nel senso che Matteucci attribuiva a quella americana); una completa riprogettazione del nostro futuro.
La storia, finora, ci ha ripetutamente dimostrato che lo Stato non è il luogo degli ideali e non lo sono neppure i partiti. Grandi cambiamenti strutturali hanno attraversato tutti i Paesi europei durante lo scorso secolo eppure le Nazioni sono rimaste tendenzialmente nei loro confini originari. I partiti, poi, nonostante i cambi di regime (in Germania, in Italia, in Spagna) si sono ritrovati più o meno uguali a se stessi. Nel nostro Paese, per stare agli anni più recenti, nel passaggio tra la prima e la seconda Repubblica i partiti hanno cambiato nomi, ma la sostanza è rimasta più o meno la stessa. Questo significa che la Politica non risiede nelle architetture istituzionali e nei partiti, ma nelle "cellule" fondanti la popolazione. La Politica risiede nel voto dei singoli cittadini o tutt"al più nelle reti di famiglia, di comunità, professionali e soprattutto di mentalità.
Dunque una "rivoluzione costituzionale" può venire soltanto dall"attivazione della Politica perché solo la Politica può scrivere la Legge fondamentale di un Paese. I fallimenti delle bicamerali, commissioni, tavoli di studio, dimostrano che non si può mettere mano alla Costituzione senza - come ha ben scritto Vincenzo Palumbo su questo stesso giornale - "uno spirito costituente". E questo "spirito" è la disponibilità di tutti nel volere il bene del proprio Paese e nel considerare i propri concittadini non dei nemici, ma una parte di se stessi.
Fatta la premessa - necessaria - vorrei proporre una sequenza che prevede non solo l"attivazione di questo "spirito costituente" - senza necessariamente passare tra le lacrime e il sangue di guerre civili o peggio - ma anche un"attivazione dell"esigenza di Costituente sul territorio.
L"articolo 121 della Costituzione, al secondo comma, recita: "Il Consiglio regionale esercita la potestà legislativa e regolamentari attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere. La giunta regionale è l"organo esecutivo delle Regioni." Tradotto potrebbe significare che una giunta regionale è perfettamente in grado proporre una legge che indica l"Assemblea Costituente. Si può fare anche di più attivando i cittadini di quelle regioni su un referendum consultivo e chiedere se vogliono che venga proposto al Parlamento un disegno di legge nel quale si prevede, appunto, di indire l"Assemblea Costituente.
Il ricorso al referendum rafforzerebbe fortemente la proposta di legge e soprattutto dovrebbe servire ad attivare quello spirito costituente dal quale non si può prescindere.
Questa sequenza risolverebbe - in automatico - anche la questione della riforma della legge elettorale perché va da sé che un"Assemblea Costituente debba essere eletta col sistema proporzionale puro. Così come va da sè che il "governo transitorio" che uscirebbe dal voto popolare dovrà essere un governo di grandi intese tra i rappresentanti che i cittadini avranno eletto nelle diverse liste. Va da sè che questo sarà un governo che avrà il compito di riduzione drastica del debito pubblico e che lo potrà fare perché una eventuale campagna elettorale con lo scopo della Costituente non potrà essere impostata sulla reciproca delegittimazione, ma piuttosto sul reciproco riconoscimento delle identità politiche e sull"intento generale di risanamento delle economie del Paese.
La "Rivoluzione Costituzionale", quindi, non può che portarci al superamento dello stallo politico nel quale viviamo da oltre un decennio, alla pacifazione e soprattutto alla condivisione - dato l"alto compromesso che tutti saremo chiamati a sottoscrivere - delle regole fondamentali che verranno scelte.
Si tratta, comunque, di una "rivoluzione" e quindi si tratta di rimettere in discussione non solo l"impianto istituzionale, e dunque anche tutta la questione del Federalismo, ma anche i principi fondamentali di oggi e del futuro. L"attuale Costituzione, ad esempio, per il periodo in cui è stata scritta non ha nessun richiamo ai Diritti Umani, all"Ambiente, ai fenomeni come l"immigrazione, la manipolazione genetica, il diritto all"utilizzo di nuove tecnologie.
Insomma a chi ha l"animo sereno, a chi veramente si è speso non solo oggi, ma da sempre, nelle forze tranquille di questo Paese, a chi ha a cuore il futuro dell"Italia l"Assemblea Costituente appare come il passaggio obbligato per ripartire e ritrovare anche uno spirito costruttivo, di futuro e di vitalità (visto l"avanzare rapidissimo dell"invecchiamento della nostra popolazione).
Diversamente il declino inscritto non tanto nei reddito o nelle rendite, ma nella struttura della popolazione, vedrà un Paese in continuo periclitare.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario