ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • "Venezia ha bisogno di larghe intese"

Una stagione nuova, da vivere con serietà

"Venezia ha bisogno di larghe intese"

Le conclusioni del nuovo sindaco alla presentazione della giunta il 5 maggio

di Massimo Cacciari - 10 maggio 2005

«Chiedo a voi tutti di guardare avanti. Perché queste prospettive sono realizzabili solo attraverso la partecipazione attiva di tutti: di chi governa, che ha responsabilità maggiori, e di chi sta all’opposizione. E solo se chi governa, compresa la sua Giunta, si assume in toto queste responsabilità.

Le responsabilità e i successi toccheranno a noi se condivideremo gli obiettivi che vi ho posto, ma il merito di averli raggiunti sarà di tutti. Sarà di tutti. Perché senza la collaborazione di tutti, obiettivi così ambiziosi non si realizzano. Non possono realizzarsi.

Io ritengo, da sempre, che l’epoca delle contrapposizioni meramente ideologiche e delle appartenenze rigide sia finita. Specie a livello locale ed amministrativo ritengo che essa non abbia più alcun senso. E ritengo, in questo caso, che la maturazione politica a livello locale sia più avanti che a livello nazionale, non più indietro.

Nessuna velleità, dico a tutti i colleghi. Nessuna velleità di aprire chissà quali laboratori. O meglio, ritengo davvero di essere nato proprio io come laboratorio, perché ho sempre inteso la politica come capacità di confronto e di mediazione alta, quella capacità di mediazione da cui è nata anche la nostra Carta Costituzionale sulla quale prima ho giurato. L’ho intesa come capacità di smuovere i confini, non di fissarli. Come una sorta di arte della trasgressione ben fondata, che libera energie ed intelligenze, mettendole a confronto con quelle altrui, e non che imprigiona in identità chiuse.

Dopo un periodo di contrapposizione di trincea in trincea, che dal mio punto di vista è indiscutibilmente responsabilità del governo di centro-destra, si sta aprendo, forse anche a livello nazionale, mi auguro, una stagione nuova che va vissuta con serietà: con l’occhio alle grandi scelte ed alle grandi sfide, con un lavoro tenace e senza nessun trasformismo, senza nessun inciucio, senza nessun opportunismo. Ma che va compresa e vissuta con serietà e interpretata in chiave storica, e non occasionale o episodica. Così si apre, io ritengo, una nuova stagione a livello nazionale. Non ho nessuna intenzione di fare un laboratorio qui, è a livello nazionale che si sta aprendo questo e chi non lo capisce, secondo me, non capisce niente. Ma se qui la vivremo meglio che altrove ne sarò molto lieto. Ne sarò molto lieto perché essenzialmente mi permetterà di affrontare e risolvere con più efficacia e maggiore rapidità i problemi di questa città, non come modelli di qualcosa, ma perché se si determineranno queste condizioni si potrà lavorare tutti, meglio, con maggiore produttività e con maggiore efficacia per risolvere i problemi della nostra città.

Questa è la mia ambizione, e in questo momento è l’unica. Se volete, in altre occasioni e altrove da qui parliamo di grande politica, ma qui parlo di questo, e se si creano queste condizioni ne sarò lieto solo e soltanto per questo fine e per l’interesse della mia città. Di questa città unica anche per la sua complessità, per la complessità delle sue parti, e per le sue contraddizioni. Che abbiamo ben presenti. Ma solo i cretini, ritengo, capiscono la bellezza soltanto quando è armonia, quando è bella composizione. A me piacciono anche le dissonanze e la bellezza, e la bellezza di Venezia è stata per me una cosa estremamente difficile. Nel tentativo di corrispondere a questa difficoltà mi sono candidato a sindaco. Ho ricevuto la fiducia dei miei cittadini e sono perfettamente consapevole, e l’ho detto ben prima di essere stato eletto sindaco, ben prima del risultato del voto, che la composizione di questo consiglio - non c’è bisogno che nessuno me lo venga a dire, perché lo capiscono anche i cretini - la composizione di questo consiglio non è rappresentativa dei rapporti di forza sociali, politici e culturali di questa città. Ed è per questo che mi sono rivolto, con questo discorso programmatico, per il bene della città, a tutti voi».

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario