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L’apologia del capo per colmare il vuoto

Veltronismo o berlusconismo impoverito?

Le democrazie che funzionano hanno partiti forti. L’Italia ha solo una pletora di partiti

di Davide Giacalone - 17 ottobre 2007

L’energia nucleare si fa con l’uranio arricchito, la politica italiana con il berlusconismo impoverito. Deprivato di disegno politico e rappresentanza popolare, il berlusconismo impoverito diventa apologia del capo e riduzione nelle sue mani d’ogni decisione. Chi tenta di imitarlo, alla moda di Veltroni, non riesce mai, però, a spiegare come mai un grande processo democratico, una spontanea mobilitazione di massa, che s’innesta su gloriosi passati, non raggiunge la consistenza aggregante di un prodotto che si presume plastificato, nato in laboratorio usando rappresentanti di commercio, senza né passato né futuro. Affrontare l’enigma serve a comprendere in quale vuoto politico ci stiamo muovendo.

Berlusconi è un leader naturale, che ha anche (anche) potere e ricchezza personali. Nella scelta del 1994 c’è l’identità politica, chiara, dello schieramento che guida. Nella perdurante rappresentanza dell’Italia non sindacalizzata e non corporativizzata, che è oggi la più povera, c’è la forza che gli consente di durare, affrontando e superando le sconfitte. Poi c’è il capo che discute e media, ma non rinuncia a primeggiare, magari capricciosamente a creare eredi transitori. Se si prende solo quest’ultimo aspetto e se ne tenta l’imitazione, si diventa ridicoli. Il punto è: un leader naturale è egli stesso incarnazione della linea politica; i leaders funzionali hanno bisogno dei partiti, che la politica si costruisca nel confronto. Le democrazie che funzionano hanno partiti forti, quelle fortunate anche leaders naturali. In un sistema maggioritario, dove chi vince prende il potere, nei partiti veri ci sono le correnti. Il partito è l’insieme di diverse anime e culture, in lotta fra di loro per prevalere e dettare la linea. Ci si riconosce tutti in principi comuni, ma poi si passa allo scontro d’idee ed interessi. Le primarie statunitensi servono, appunto, a stabilire a quali di queste anime faranno capo i candidati, quindi quale sentimento e quali interessi si privilegiano in quel momento. E’ la politica, in un mondo che ha giustamente seppellito le ideologie. Se, invece, si usano le primarie per nominare il berluschino, e con quello si chiude la discussione politica, si fa nascere un mostriciattolo anemico, inconsistente. E’ il berlusconismo impoverito, e non di poco.

Pubblicato su Libero di mercoledì 17

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario