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Il tempo scaduto dei programmi (da) favola

Veltroni: un appello senza risposta

La credibilità di un progetto-Paese non si crea a tavolino. Ci vuole un governo stabile

di Elio Di Caprio - 25 luglio 2007

Se non moriremo democristiani alla vecchia maniera e tento meno socialisti o tanto peggio comunisti(alla nuova maniera) e, ci scommettiamo, neppure berlusconiani, lo dobbiamo anche al rimescolamento confuso e vorticoso delle carte propiziato dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi. E" un dato di fatto su cui sarebbe facilmente d"accordo anche Massimo D"Alema.

Altra cosa è ammettere che il rimescolamento ha generato più confusione che stabilità ed ha consentito a gruppi e sottogruppi un potere di interdizione eccessivo. Tutto si può cambiare, ma sarà difficile superare le resistenze dei piccoli personaggi, da Diliberto, a Giordano, a Ferrero, a Calderoli a rinunciare al palcoscenico gratuito da prima pagina offerto dai mass media che volentieri si prestano a fare da cassa di risonanza all" interminabile e inconcludente guerra di posizione tra i due poli.

E" dai pulpiti più impensati che vengono sfornate ricette e indicazioni per uscire dalla crisi, oggi è il turno di Walter Veltroni, domani magari sarà quello di Rosy Bindi e di Enrico Letta. Per fortuna sembra che ci sarà risparmiato l"immaginifico contributo del guasta feste Pannella. Ma chi farà poi la sintesi? Forse lo stesso Veltroni si illude che toccherà a lui indicare la strada visto che per primo esce allo scoperto con i suoi 10 punti programmatici per il nuovo PD.

I punti sono più o meno i soliti e diventano una disperante litania se sono gli stessi che vengono invocati e ribaditi da anni, a destra e a sinistra, e poi nulla si fa . Sembrano più paragrafi ad effetto e compitini in classe che non parole d"ordine mobilitanti. Nel Manifesto di Veltroni vengono elencati problemi vecchi e mai risolti, dal superamento del bicameralismo doppione Camera-Senato ( se ne parla dagli anni "60) alla riduzione del numero dei parlamentari, al rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio, al federalismo fiscale. Altri punti sono di carattere più contingente, dettati dall"esigenza di porre almeno un freno al degenerare del bipolarismo: nuova legge elettorale, rafforzamento del sistema delle garanzie e regolazione dei conflitti di interesse, riduzione dei gruppi parlamentari . Infine, tanto per venire incontro ai tempi moderni, Veltroni arriva alle quote rosa obbligatorie e al voto amministrativo esteso ai sedicenni. Bel programma concreto e lungimirante, quasi ecumenico. Ma chi lo seguirà mai una volta che sarà servito a creare immagine e a rafforzare la candidatura all"americana di Veltroni a capo del PD?

Il sindaco di Roma prende le mosse dai numi tutelari della sinistra, come vuole la tradizione, per accreditare il suo Manifesto programmatico e parte dalla citazione del padre costituente Piero Calamandrei quando dice che (siamo nel 1946) la democrazia per funzionare deve avere un governo stabile, questo è il problema dei problemi. Se un regime democratico non riesce a darsi un governo che governi, esso è condannato. Dopo tanti anni toccherà a Veltroni trovare la formula magica della stabilità? Andrebbe piuttosto spiegato ai sedicenni del corpo elettorale allargato, invocato da Veltroni, che dal "46 agli anni "90 l"Italia ha avuto ben 50 governi diversi, sia pure appartenenti al medesimo ceto politico, con conseguenze di immobilismo e di autoconservazione pagate a caro prezzo (non solo dalla classe politica ma da tutti noi) al volgere degli anni "90.

Se questo è successo vuol dire che i partiti della Costituente non è che abbiano fatto gran tesoro dei consigli e degli avvertimenti di Calamandrei. Molte delle vecchie incongruenze si sono trascinate dalla nascita della cosiddetta Prima Repubblica alla Seconda, ancora intralciano e sono in attesa di superamento come ben sa lo stesso Veltroni. La retorica dei padri della Costituzione vale ben poco quando si tratta di cimentarsi con i problemi reali della ricerca del consenso e della concreata governabilità.

A Silvio Berlsuconi non sarà certamente necessaria alcuna primogenitura di riferimento per far passare e digerire altri slogans e messaggi ad effetto, come quelli disinvolti e moderni delle “tre i” dell"altra legislatura, pur di vincere ancora. Egli per primo si è accorto di quanto già sia difficile passare dalla comunicazione ai fatti. Figurarsi se poi dovesse anche sottomettersi alla prova di saper corrispondere allo spirito dei padri costituenti, come sembra sia l"impegno del Sindaco di Roma.

La realtà è che i richiami, i programmi e gli slogans hanno fatto il loro tempo, mostrano la corda. Non ci crede più nessuno. Neppure i toni ecumenici e pedagogici arricchiranno gran che il glamour mediatico del personaggio Veltroni, daranno solo effimero risalto all"ennesima velleità di uno dei tanti “volenterosi” di cui è piena l"Italia. Ma poi tutto rischia di perdersi nel nulla e gli appelli resteranno senza risposta quando si passerà dai messaggi ad effetto alla conta delle forze in campo disposte veramente a cambiare, a partire da quelle raccolte nell"ammucchiata del Partito Democratico.

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