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Le provocazioni boomerang di Dario Franceschini

Vediamo se…

Opposizione sempre spiazzata dal contropiede del Cavaliere

di Elio Di Caprio - 27 aprile 2009

Il “ma anche” di Walter Veltroni, eroe dimenticato del confronto elettorale con il “principale esponente dell’opposizione”- il medesimo Berlusconi che non poteva neppure essere nominato per non dargli credito – è stato sostituito dal “vediamo se” delle sfide boomerang dell’ingenuo Dario Franceschini al Cavaliere.

Vediamo se il premier avrà il coraggio di tassare i redditi più alti, vediamo se sarà in grado di risarcire tutti i disoccupati della crisi economica, vediamo se accetterà di fare l’election day per il referendum di Guzzetta ( a prescindere dal fatto che se approvato, rafforzerebbe non l’opposizione, ma chi ha stravinto la prima prova del bipartitismo).Vediamo se finalmente celebrerà la Resistenza come si deve, vediamo se avrà il coraggio di equiparare partigiani e repubblichini in un unico “ordine del tricolore” secondo l’iniziativa di pacificazione bipartisan di un parlamentare ex socialista del PDL, vediamo se si impegnerà a non cambiare – chissà perché fa più effetto dire “stravolgere”- la Costituzione intoccabile. Colpi di mano non verranno consentiti a chi ambisce come Berlusconi a finire il suo cursus honorum come futuro Capo dello Stato sgombrando nel frattempo il terreno da ogni ostacolo per meglio comandare.

Tutte sfide al negativo che non rivitalizzano certo l’opposizione, anzi hanno reso finora semplice e agevole il contropiede mediatico del Cavaliere, nuovo Fregoli che si cambia d’abito per l’occasione secondo l’analisi di Filippo Ceccarelli su “Repubblica”, ben pronto persino a portare simbolicamente al collo la coccarda tricolore della brigata partigiana Maiella in quel di Onna.

E chi avrebbe titolo per impedirglielo? E’proprio lui il personaggio-ponte indispensabile tra passato e presente, l’unico che riesca a pacificare gli animi e la memoria laddove non sono riusciti né Violante e né Fini, colui che al cospetto delle rovine del paesino abruzzese riesce a rappresentare unitariamente l’Italia del fare che ricostruisce senza divisioni che non hanno più senso. L’unica sfida che Dario Franceschini non si sente di lanciare ( per ora) è quella di far recedere il Cavaliere dal progetto di tenere il prossimo G8 nelle zone terremotate. Al massimo può sperare che qualcosa non funzioni nell’organizzazione di un evento mondiale di difficile gestazione in soli tre mesi, ma come contestare un’iniziativa che, sembra, potrebbe ridurre notevolmente le spese a carico dell’erario pubblico e garantire maggiore sicurezza?

Silvio Berlusconi, cosa veramente insolita e sorprendente, è stato ricoperto di lodi a destra e a manca e dai principali quotidiani italiani, in testa l’arcigna “Repubblica”, per aver detto parole chiare sui valori della Resistenza e non ci si accorge di quanto sia pericoloso trasformare l’ordinario teatrino politico italiano in teatrino pseudo-storico dove sembra che basti una dichiarazione dell’ex “principale esponente dell ‘opposizione” a ricreare le basi della convivenza civile senza gli odi di un tempo. In fondo il profluvio di lodi al Premier su un argomento storico-simbolico così rilevante dimostra quanta strada abbia fatto l’accettazione del berlusconismo: la stessa persona a cui sono delegate le decisioni chiave che riguardano l’intero Paese diventa ora depositaria persino dell’ultima parola sulle trasformazioni dell’immaginario collettivo.

Il Cavaliere non poteva chiedere di più, il suo contropiede ha funzionato perfettamente, sfidato ha risposto alla sfida senza infingimenti. Ma non sarebbe stato molto più “democratico” e partecipato che una dichiarazione di esaltazione e di pacificazione insieme provenisse da una solenne seduta pubblica dell’intero Parlamento, magari con l’avallo del Capo del Governo e del Capo dello Stato? Forse non sarebbe stato possibile nell’Italia dei guelfi e ghibellini, ma è un fatto che siamo arrivati al punto che nessuna sintesi al pluralismo delle diverse posizioni e sensibilità storico-politiche è possibile se non attraverso l’ennesima semplificazione personalistica che si fonda sulle dichiarazioni di chi fino a ieri la sinistra ha ritenuto un usurpatore nonostante il suo largo seguito elettorale.

Tutti contenti dunque per quella che pomposamente viene chiamata dai giornali la “svolta” di Berlusconi. Ma non basta mai : la sinistra, attraverso le dichiarazioni di Franceschini, attende al varco il Premier su una nuova partita che è sempre la stessa, quella della Costituzione da riformare e non da stravolgere, come se non sapesse bene che il Premier è in una posizione di forza, ha un posto preminente nel teatro che conta, quello del potere, può fare bene a meno di qualsiasi altra riforma oltre quella elettorale vigente che l’ha già abbondantemente premiato. Il Cavaliere può lasciare ad azzannarsi innocuamente sul tema amici ed avversari, tanto sa di avere lui l’ultima parola.

Adesso ancora di più da quando ha fatto digerire, tra gli osanna della sinistra, che la festa della Liberazione sarà la festa della Libertà di tutti. In quale direzione colpirà il prossimo boomerang –flop di Dario Franceschini?

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