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Blocchi sociali? Una lettura veteromarxista

Valori e geopolitica, è qui la spaccatura

I precedenti del 1953 e del 1976 e soprattutto le questioni geografiche non colte

di Antonio Gesualdi - 13 aprile 2006

Scusate se insisto con D"Alema, ma è uno dei pochi che ragiona di politica anche in momenti come questi. A Massimo Giannini di Repubblica ha detto: "non abbiamo sfondato... ma le elezioni le abbiamo vinte". Ha ragione. L"Unione, rispetto al 2001, ha guadagnato 1 milione e 600.000 voti. E" cresciuta del 9,4%. La Casa delle Libertà ha preso 390.000 voti in più crescendo del 2,1%.
Ma la verità è che pur avendo vinto, dice sempre D"Alema, "non è il risultato di una completa inversione dei rapporti di forza presenti nel Paese". E già. Il Paese è un"altra cosa ed è spaccato, politicamente, in due dal dopoguerra.
I deboli di stomaco che si lamentano sempre dei toni delle campagne elettorali vadano a leggersi gli slogan e la storia della campagna elettorale del 1953. Quelli che parlano di "Italia spaccata in due" vadano a leggersi, ad esempio, i risultati elettorali del 1976.
Il fatto è che non ci sono "blocchi sociali" (questa vecchia incartapecorita lettura marxista che ci tormenta!), ma blocchi valoriali. Ci sono radicamenti di pensiero e di visione della vita che producono rispettive rappresentanze politiche. Il Centro Italia vota sempre a sinistra. Sia che uno sia operaio, che commerciante o professionista, lì vota sempre a sinistra. E dunque dove sarebbe questo blocco sociale?
Il voto Ds (com"era il Pci) non è in Italia (lasciatemi la licenza poetica) ma è nel Centro dell"Italia. E" un"altra cosa. La Casa delle Libertà (com"era la Dc) non è in Italia, ma è in buona parte del Nord, tra il Lazio e la Campania e in Sicilia. E" sempre stata lì.
Nel Nordest alcuni partiti di centro del centro-sinistra, per raccogliere consenso, hanno dovuto fare questa campagna elettorale contro i partiti di sinistra del centro-sinistra e non contro la Casa delle Libertà.
Se la classe dirigente nazionale dei partiti non capisce che c"è una questione geografica del consenso e del governo del Paese allora avremo ancora anni di declino e di indecenza di governo.
Berlusconi non ha impaurito nessuno sulle tasse o sui bambini bolliti dai comunisti. Quelle sono solo parole. I bambini bolliti significa che una parte dei nostri concittadini (del Centro Italia) ha una concezione molto diversa della vita di un"altra buona parte di concittadini. Non si tratta di mettere realmente i bambini in pentola, ma di rimarcare delle differenze di scelte di vita quotidiana. E" un modo di fare battaglia politica tra diverse opzioni di valori e non di classi sociali.
L"equivoco sulle primarie, da questo punto di vista è fondamentale. Prodi non è stato designato alla leadership dell"Unione dagli "italiani", ma solo da una parte di questi italiani. In alcuni paesi della Toscana e dell"Emilia ha votato alle primarie il 90% degli aventi diritto.
E vale così anche per Berlusconi che in alcune aree dell"Italia Centrale, con Forza Italia, non arriva neppure al 17%.
Allora intanto non ci sono due Italie, ma tre. E questo è uno degli errori fondamentali nel nostro panorama politico. Il Nordest non vota come il Nordovest perché ha un grande bacino leghista e un altrettanto grande bacino democristiano. Sceglie il centro-destra perché non ha altre alternative. Al massimo premia la Margherita, l"Italia dei valori, l"Udeur. Qui l"Udc è aumentato quasi del 5% rispetto al 2001. Il Sud, le isole e il Nordovest sono più altalenanti: la Liguria è più a sinistra e il Piemonte in equilibrio. La Campania e la Puglia si spostano mentre la Basilicata resta ancorata a sinistra. La Sardegna va più a sinistra e la Sicilia conferma la preferenza per il centro-destra.
Insomma non capire la complessità geopolitica del nostro Paese ci spingerà sempre più verso il declino strutturale. La riprova è che il sistema politico che ne deriva non è per niente bi-polare. E" vero che, apparentemente, il voto conteggiato sul finto bipolarismo rende il Paese schizofrenico. Ma nella realtà concreta gli italiani sono geopoliticamente strutturati per tre poli. Un polo incardinato nel Nordest, uno nel Centro e uno di riferimento per il resto del Paese. E non sono neppure alternativi l"uno all"altro perché pescano il voto in bacini diversi. Se la Lega Nord progredisce lo fa nel Nordest, ma questo non implica il cedimento della sinistra perché la sinistra il proprio voto lo pesca nel Centro Italia. Quindi, paradossalmente, i partiti radicati nel territorio non sono neppure antagonisti politicamente.
CdL è quella che meglio sintetizza la strutturazione reale del Paese: la Lega Nord rappresenta prevalentemente il voto del Nordest, Forza Italia e Udc rappresentano il resto del Paese e Alleanza Nazionale una buona parte del Centro(Sud) Italia. L"Unione ha uno zoccolo duro nel Centro Italia, ma non ha nessuna rappresentanza strutturata nel Nordest ed ha quindi bisogno di una quantità di partiti e partitini raccolti nelle aree più diverse. La Margherita ci prova (si chiama Margherita, infatti, quindi senza riferimenti storici e valoriali forti) ma negli "scontri" decisivi viene sempre a mancare.
Dunque, e qui D"Alema sbaglia di grosso, non è il partito democratico la soluzione, ma piuttosto la creazione di una partito moderato di tradizione storica-culturale vera (quindi non sigle di fantasia) che faccia riferimento per gli italiani del Nordest. La riedizione del Partito comunista farebbe scattare immediatamente la riedizione della Democrazia cristiana. Sarebbero solo riesumazioni: due grandi partiti con infinite correnti interne. Più o meno quello che è stato il bipolarismo italiano miseramente fallito e frutto della Prima Repubblica, niente di più.
Mentre se vogliamo salvaguardare l"alternanza di governo, l"evoluzione della nostra democrazia in senso più pacifico e tranquillo con governi dedicati alla crescita e allo sviluppo della Nazione, dobbiamo costruire un Terzo Polo.
Chi volesse conferma potrà spulciare l"analisi del voto dell"istituto Cattaneo che si intitola, appunto, "chi ha vinto, chi ha perso... e dove"!

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario