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Public Policy

Chi può fare il bene dell’Italia?

Uscire dal labirinto

Un governo che non governa non ci porterà da nessuna parte

di Davide Giacalone - 21 settembre 2011

Il labirinto appare tale solo se ci si sta dentro, solo se non si riesce a guardarlo dall’alto. Commentatori esperti e di lungo corso descrivono la situazione italiana praticamente senza via d’uscita: un governo oramai bollito, ma con una maggioranza parlamentare, un’opposizione sfatta, senza speranza di conquistarla. Chi, in queste condizioni, può fare il bene dell’Italia? Più si abbassa la testa, più si punta allo scontro e meno si vede l’uscita.

Esiste un primato della politica, il mondo è guidato dalla politica e, pur nell’impazzimento generale, pur nella decadente qualità delle classi dirigenti, ogni tanto se ne trova conferma. S&P ha declassato il nostro debito nella notte, talché al risveglio dei mercati ci avrebbe atteso l’apocalisse. Invece la bastonata è stata assorbita. La ragione è politica: Angela Merkel, dopo avere perso tutte le possibili elezioni, ha ritenuto di tornare a fare il cancelliere e comunicare al mondo che se crolla l’euro crolla l’Europa. Siccome al crollo dell’Europa non si crede, il messaggio è giunto chiaro all’orecchio degli speculatori: puntare tutto contro la tenuta dell’euro può essere rischioso.

I mercati, però, sono come i discolacci: quando li becchi e li rimproveri mettono la coda fra le gambe, ma appena si riprendono dallo spavento ne combinano peggio di prima. Quindi si deve passare dalle parole ai fatti, lavorando subito alla federalizzazione del rischio dei debiti sovrani. Con quel che segue in sede istituzionale. Ha ragione Jacques Delors: è vero che gli europei non possono più farsi la guerra con le armi, ma non esiste solo quel modo per annientarsi. Meglio evitare. Torniamo nel labirinto italiano. Il governo ha pasticciato non poco, ma alla fine ha fatto il compitino assegnato dalle autorità monetarie. Quanti gli si oppongono considerano quelle misure eccessivamente dure, troppo fiscali, salvo reclamare una tassa patrimoniale.

Pertanto: un governo diverso dall’attuale avrebbe varato una manovra meno incisiva, spremendo soldi dal patrimonio. E’ credibile che si vari un governo politico per la patrimoniale? No, assolutamente. Non avrebbe la maggioranza, neanche a cannonate. Eppure un governo di quel tipo non è escluso, perché se necessario la medicina va trangugiata (la patrimoniale resta nella cassetta degli attrezzi). Come? Dando vita ad un esecutivo tecnico, magari privo di maggioranza ma dotato di idee chiare e univoche. Ed eravamo a questo punto del labirinto, nell’ennesimo vicolo cieco, fin quando il Corriere della Sera ha pubblicato due fondi, uno di seguito all’altro, di considerevole peso politico: la coppia Alesina&Giavazzi spiega che la patrimoniale non è solo difficile da farsi è proprio nociva, se non mortale; mentre Angelo Panebianco argomenta la necessità di votare dopo avere fatto la riforma del sistema elettorale. E allora: cade la ragione per cui si debba fare un governo tecnico e servono i tempi per la riforma. Ma allora resta in carica il governo attuale!

Che, come si è dimostrato con il decreto sulla stabilizzazione dei conti, è già commissariato, è già pronto a varare il necessario, anche se sgradevole. Anche se opposto ai propri programmi. In più, lo ripeto, ha la maggioranza. Da questa visuale il labirinto è meno infernale di quel che sembra, posto che tagli e riforme saranno fuoco per non pochi interessi consolidati e i forconi restano sullo sfondo, quali armi del ribollire sociale. Ma, insomma, cosa e come fare pare lo si sappia. Mai, però, sottovalutare l’italica attitudine d’affondare la nave pur di fare affogare un altro imbarcato, che ci sta sul gozzo. Ecco, allora, che tutti attendono giovedì per sapere se sarà concesso l’arresto di un parlamentare della maggioranza (posto che uno è già al gabbio), attendono da Milano una condanna farlocca, destinata a morire non appena pronunciata, e attendono da Napoli (che, come volevasi dimostrare, non è competente) di sapere se Berlusconi ha mai telefonato, nella vita, per parlare d’altro che di donne.

Tutte cose delle quali si può discettare all’infinito, spaziando dal deragliamento della custodia cautelare e della dignità del Parlamento, al tempo perso in processi pazzoidi, planando infine sul materasso più affollato del mondo, ove la privacy è garantita solo dal gran casino. Tutte cose, però, di totale inutilità. Nel labirinto si procede guidati dalla necessità di restare nell’euro, e dalla necessità dell’euro di restare la moneta europea, rimediando ai suoi guasti strutturali, mentre lo sbocco saranno elezioni che prima di primavera non sono immaginabili, quindi con il tempo per mettere mano al sistema di voto, che fa pena, come quello che lo precedeva. Sembra l’unica alternativa al far a craniate contro il muro.

Pubblicato da Libero

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