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Tengono in scacco tutte le altre economie

Usa e Cina, i due motori del mondo

Gli statunitensi diventano sempre più bassi mentre i cinesi non si alzano più di tanto

di Antonio Gesualdi - 02 febbraio 2007

Gli statunitensi sono in declino: sono stati sorpassati dagli olandesi, norvegesi, danesi e tedeschi... in altezza. Oggi un olandese è mediamente più alto di un nordamericano di 4,7 centimetri. Una donna olandese sorpassa un"americana, addirittura, di 5,7 centimetri. Non era mai accaduto prima, nell’era contemporanea, che ci fossero, mediamente, cittadini del mondo più alti di uno statunitense. E che i cinesi siano tra i più bassi, è risaputo. John Komlos, professore di storia economica, ritiene che si tratti di un risultato degli ultimi cinquant’anni dovuto al modo in cui gli Stati Uniti gestiscono l’alimentazione, la sanità e il sistema di welfare generale. Insomma lo stile di vita più che l’immigrazione dal Sud America. Anche il crollo dell’Unione Sovietica venne annunciato con una ventina d’anni d’anticipo osservando l’andamento della mortalità infantile più che i dati economici o le dichiarazioni dei politici. Dunque attenzione perché il dato è molto sensibile.

Un altro fatto: le navi che arrivano dall’Asia negli Stati Uniti ripartono, nel 60% dei casi, vuote. Questo significa che gli americani sono strutturalmente diventati consumatori a credito. Le famiglie si indebitano per consumare, ma non producono beni da scambiare. Il debito commerciale degli Stati Uniti - di 800 miliardi di dollari! - è indicativo di questo andamento. Il dollaro, per forza di cose, sta diventando moneta di scambio transpacifica e non più transatlantica e i cinesi accumulano dollari, anzi per essere più precisi; accumulano buoni del Tesoro degli Stati Uniti. E’ un fenomeno senza precedenti storici mentre la Cina cresce all’8-9% l’anno, ma i dati reali fanno pensare ad una crescita del 12% (il dato della sola industria si attesterebbe al 15%).

Il mondo di oggi, dunque, ha due grandi motori: gli Stati Uniti fatto da propulsori di consumo e la Cina fatto da propulsori di produzione. Il motore cinese, inoltre, sta anche accelerando la produzione di ricerca e di conoscenza. Una situazione che spinge ai margini, da una parte l’Europa occidentale e dall’altra il Giappone. Ma gli europei crescono in altezza! La Cina accumula obbligazioni degli Stati Uniti mentre il dollaro serve a sostenere l’espansione interna dell’economia americana e da moneta di scambio nell’area pacifica e transpacifica. Questo andamento è regolato dalla Banca centrale degli Stati Uniti. Nel periodo della crisi asiatica la Banca centrale americana, infatti, ha tentato di raffreddare l’economia interna e ha veicolato l’eccesso di dollari verso la Borsa che ha avviato il boom della new-economy, ma anche lo sboom del 2001-2002. Dunque la Banca centrale degli Stati Uniti è una pseudo banca mondiale e la Cina è il creditore strutturale. Che cosa accade se un solo Paese diventa propulsore industriale e creditore strutturale e un altro solo Paese diventa consumatore strutturale e debitore cronico? E’ possibile pensare che la famiglia americana possa continuare, senza fine, ad indebitarsi per consumare e che quella cinese - circa 1 miliardo di persone - si accontenti di vivere con due dollari al giorno? Un ingegnere che lavora a Seattle guadagna sei volte tanto un collega di Mosca. Un messicano dipendente della General Motors guadagna sei volte meno un pari grado di Detroit. Eppure chi guadagna di più è, incontestabilmente, indebitato.

Per far fronte alla situazione in Germania si è intrapresa la strada dell’esportazione a tutti i costi contenendo i salari rispetto all’aumento di produttività. I tedeschi, come i giapponesi, lavorano molto di più per lo stesso prezzo. Ma i tedeschi sono un popolo integrato e hanno un’organizzazione sociale verticale e politicamente interconnessa. Nel 2003 la Germania ha ripreso il suo ruolo di grande esportatore, ma ha anche dovuto ricorrere ad una Grosse Koalition politica e soprattutto sta diminuendo in modo consistente la "produzione" di ingegneri e di medici. I giapponesi, stretti nella morsa cinoamericana, e soprattutto a corto di popolazione - e di spazio vitale - stanno investendo in modo massiccio in prototipi di robot e umanoidi. Dunque i due grandi propulsori dell’economia del mondo tengono in scacco tutte le altre economie nazionali. Se gli Stati Uniti dovessero decidere di pagare i debiti avremo un crollo generale delle economie occidentali. Se i cinesi dovessero andare all’incasso, succederebbe altrettanto. Il sistema, oggi, si regge su queste devianze che potrebbero diventare dirompenti: la Cina in funzione predatoria nell’area delle economie, gli Stati Uniti nell’area politico-militare. Per gli Stati Uniti non mi soffermo sulla questione irachena e sull’esposizione nel Medio oriente, già molto dibattuta. E’ un "necessario" teatralismo militare.

Dall’altra parte ricordo soltanto che la Cina è un grande contraffattore di prodotti europei, ma anche africani! Le camice degli abitanti di Bamako, per esempio, sono confezionate con cotone del Burkina Faso, confezionate in Cina e rispedite in Africa. E non ci sono tariffe doganali: costano meno così che produrle direttamente in Africa. Un lavoratore cinese può aspettare lo stipendio anche per oltre sei mesi. Un rapporto del Partito comunista cinese parla di 5.000 morti l’anno tra i minatori delle miniere di carbone (la cifra reale stimata è di 20.000 morti l’anno!). L’80% dei dipendenti delle industrie private non ha un contratto di lavoro. Il proletariato urbano, i mingong, non ha casa, si dorme direttamente negli stabilimenti. Lo scorso anno si sono contate oltre 70 rivolte consistenti represse con la forza. E’ curioso, se non altro, che un Paese governato da comunisti sviluppi una grande potenza economica in termini predatori. Indubbiamente la Cina non è un’economia di mercato; è il Partito che fissa i prezzi, gestisce il risparmio e gli investimenti. Le aziende non falliscono. Quella cinese è un’economia iperprotetta e iperdirigista. Ma è altrettanto curioso che un Paese come gli Stati Uniti, governato da liberali, si trovi a dover sostenere un "teatralismo militare" continuo: già perché far la guerra all’esercito di un Saddam cos’è se non teatralità?

Il risultato? Gli statunitensi diventano sempre più bassi e i cinesi non si alzano più di tanto. Dunque tocca alla vecchia Europa trovare un modello - soprattutto economico - di progresso e di crescita equilibrata. Spiacente per i liberoscambisti-komeinisti, ma un dibattito su politiche di protezione va aperto al più presto e, possibilmente, non in termini strumentali. E va aperto prima sul fronte europeo, magari approfittando del grande dibattito che stanno facendo i francesi in occasione delle presidenziali, e poi, magari, giavazzisti permettendo, anche in questo nostro asfittico Paese. Che è asfittico, soprattutto, a causa del mercato protetto nel quale galleggiano economisti e intellettuali nazionali. E sarà pure per questo che gli italiani restano tra le popolazioni europee con un’altezza media tra le più basse!

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario