ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Urgono interventi più ampi e incisivi

La Testimonianza dell’inquilino di Palazzo Koch

Urgono interventi più ampi e incisivi

E’ nelle proposte concrete che sarebbe auspicabile un confronto pacato, serio

di Angelo De Mattia - 18 marzo 2009

L’analisi non è nuova. Diversi argomenti sono stati già trattati in precedenti interventi pubblici. E tuttavia le valutazioni e le proposte – condensate nella Testimonianza del Governatore della Banca d’Italia davanti alla Commissione finanze della Camera – sono ancora più affinate; le motivazioni e il significato maggiormente evidenziati, accanto a materie che vengono pressoché integralmente introdotte per la prima volta. Ne risulta un testo organico, del livello delle importanti “miniconsiderazioni” finali che solitamente vengono sviluppate in occasione del convegno annuale del Forex.

Estendendo una considerazione del Governatore, si può dire che, a livello globale, è stato evitato il collasso, ma ciò non significa che anche l’Italia, come gli altri Paesi, non debba ancor più tutelarsi nei confronti degli sviluppi, duri, della crisi per rafforzare l’azione di contrasto. La recessione, infatti, si è aggravata e, anche se non è alle viste la deflazione, occorre sostenere la domanda di consumo delle fasce deboli e irrobustire la capacità di crescita dell’economia con investimenti pubblici che implichino una pronta capacità di spesa.

Gli interventi sugli ammortizzatori sociali sono opportuni, ma urge impostare una loro riforma complessiva. Del piano-casa, invece, sono incerti gli effetti congiunturali, anche per la complessità della materia, imponendosi comunque di salvaguardare ambiente ed equilibri urbanistici. Occorrerebbe risolvere una buona volta il problema del rimborso dei crediti vantato dalle imprese verso la pubblica amministrazione.

Sia pure in una forma un po’ diversa da quella impiegata altre volte su questo punto, Draghi ribadisce la necessità di interventi ampi e incisivi di breve periodo, compensati da misure strutturali che diano la certezza del riequilibrio dei conti pubblici nel medio termine. Insomma, sembra che il Governatore dica che la migliore azione anticrisi è quella che lega strettamente i necessari interventi immediati con un deciso riformismo.

In questo quadro macroeconomico, che sollecita non il pessimismo ma un più forte impegno di tutti, il Governatore analizza la situazione della banche e del credito, che sta nettamente decelerando. Il ristagno è dovuto alla domanda e all’offerta: alle conseguenze della recessione e alla maggiore cautela delle banche per le difficoltà della provvista e per il deterioramento del merito di credito. Se, dunque, la recessione incide sulla qualità del credito, ciò implica non una inerzia ma una più solida capacità reattiva dei banchieri. Devono essere lungimiranti, capaci di agire da bravi banchieri anche quando l’economia va male. Fondamentale è la cura della reputazione e della trasparenza, a proposito della quale oggi saranno pubblicate sul sito internet di Bankitalia, per la consultazione pubblica, due nuove normative.

Draghi ripercorre i provvedimenti del Governo a sostegno del sistema bancario e le misure adottate dalla Banca d’Italia, aggiungendo che la forza patrimoniale dell’Istituto è risultata fondamentale per gli interventi a favore della liquidità del sistema. E’ una considerazione rivolta a chi ha orecchie per intendere, soprattutto a chi in questi mesi ha parlato a sproposito delle quote del capitale della Banca d’Italia e ha immaginato modalità varie per applicare la statizzazione, che presenta diversi profili di illegittimità costituzionale, prevista dalla legge sulla tutela del risparmio.

Ma questo quadro di possibile efficacia dei provvedimenti governativi e di decise iniziative della Banca centrale può essere turbato – e non ve ne sarebbe proprio bisogno – dai rischi che la emananda normativa amministrativa sui poteri dei Prefetti in tema di analisi delle condizioni del credito a livello locale possa sospingere a interferenze politico-amministrative, ad allentare i criteri della sana e prudente gestione, a ledere l’autonomia imprenditoriale della banche. Rischi che anche Mf-Milano Finanza ha evidenziato in questi giorni, insieme con l’aspettativa che la disciplina sulle progettate potestà dei Prefetti sia drasticamente ridimensionata, evitando distorsioni istituzionali ed operative.

Poi, nell’esposizione i quattro punti di Draghi. Ripristinare la fiducia è questione globale, non nazionale. Esige che siano dissipate le incertezze sul valore degli attivi bancari, che sia dettata una comune disciplina, a livello internazionale, del capitale bancario, che si proteggano i depositanti, che si passi dalla sistemazione dei problemi ereditati dal passato ad assicurare la disponibilità di credito “pro futuro” con l’assistenza, entro determinati limiti, di garanzie pubbliche. E qui il Governatore sviluppa la proposta già delineata al convegno Forex sulla opportunità di garantire un insieme di nuovi crediti.

La parte finale della Testimonianza affronta in maniera molto analitica, rispetto a precedenti circostanze, il problema dello svantaggio competitivo determinato dal trattamento fiscale dalle banche in materia di deducibilità delle svalutazioni, di interessi passivi a carico degli stessi istituti, di Iva infragruppo.

La Banca d’Italia ha fatto il proprio dovere con l’esercizio della vigilanza. Le banche italiane, dal canto loro, hanno meno sofferto la crisi, rispetto a quelle di altri Paesi, per la minore esposizione ai titoli tossici, per il radicamento nell’attività creditizia tradizionale, ma anche per l’opera della supervisione e del quadro regolamentare. A livello europeo si stanno valutando soluzioni per la messa in comune delle funzioni di controllo. Draghi concorda, ma precisa che la nuova architettura della vigilanza europea non rinuncerà al patrimonio di conoscenze, di professionalità, di prossimità al mercato disponibili nelle Autorità nazionali. Ne dovrà, insomma, risultare un quadro integrato.

In definitiva, c’è ampia materia per riflettere da parte del Governo, del Parlamento, dei banchieri, degli operatori di mercato. E’ nelle proposte concrete che sarebbe auspicabile un confronto pacato, serio. L’Istituto di via Nazionale ha adempiuto, ancora un volta, al suo mandato mettendo a disposizione del Paese il prodotto della sua opera di intellettuale collettivo.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario