ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Urge la riforma della contrattazione

Il naufragar nei mari dell’incertezza

Urge la riforma della contrattazione

Cambiare è possibile, altrimenti ne approfitterà solo l’erba peggiore

di Davide Giacalone - 08 ottobre 2008

Un brivido corre lungo la schiena delle ricche democrazie occidentali: come si governerà l’umore di cittadini cui si possono (forse) garantire i depositi, ma né i risparmi né i futuri guadagni? Non è difficile far navigare la democrazia sui mari dell’incertezza creativa, più complicato affrontare il gorgo dell’incertezza recessiva. La prima crea euforia ed incoscienza, ma la seconda paura e reazione. La più grande democrazia del mondo, del resto, è alla vigilia delle presidenziali ed i due candidati sanno già di poter buttare i rispettivi programmi: per i prossimi quattro anni non ci saranno né tagli fiscali né aumento di spesa sociale. Hanno già ripiegato sugli insulti.

Noi europei affronteremo la crisi facendo saltare, di fatto o di diritto, Maastricht, vale a dire i vincoli al bilancio pubblico. Sottolineo ancora che il patologico debito pubblico sarà il vero problema italiano. Non sono preoccupato per i clienti delle banche, ma per i cittadini tutti. Ci sono, però, anche i lati positivi, capaci di ridare un senso alla politica. Guardiamo tre indicatori: a. il mondo continua a crescere, mentre il rallentamento occidentale servirà anche a calmierare i prezzi; b. il dollaro risale, il che restituisce un margine competitivo alla produzione europea di cose reali, che si mangiano, si toccano, s’indossano; c. il petrolio scende. Ciascuna di queste cose è un’opportunità, ma che richiede sia più Stato che più mercato.

La produzione di ricchezza non si è fermata, ma noi ne siamo ai margini perché abbiamo trasformato in leggi le inefficienze. Basta perdere tempo, subito la riforma della contrattazione. Gli italiani sanno bene cos’è la svalutazione competitiva, e ne hanno campato per decenni, ma serve recupero di produttività, investimenti in ricerca ed innovazione produttiva. Tutta roba che va fiscalmente favorita, così come si deve rivoluzionare il sistema dell’istruzione. E chi se ne frega se a qualche sindacato dispiace. E’ indispensabile che il mercato sia efficiente, e se la benzina non cala, mentre il petrolio va giù, ci deve essere chi fa rispettare i diritti dei consumatori. La tempesta spazza i campi, ma porta con sé la possibilità di rompere con le cose che in passato non funzionavano. Cambiare è possibile, altrimenti ne approfitterà solo l’erba peggiore.

Pubblicato su Libero di mercoledì 8 ottobre

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario