ultimora
Public Policy

Volgo e crimine. L’eco del malessere

Uno Stato che scricchiola

Napoli e Torino rappresentano il segnale di una profonda crisi della politica e delle istituzioni

di Davide Giacalone - 20 maggio 2008

Da Napoli a Torino corrono i brividi di un corpo nazionale gravemente malato, da curarsi non con la camomilla dei buoni rapporti fra le forze politiche, sempre più estranee alla realtà, ma con la chirurgia d’urgenza, per strappare la carne sana allo spandersi delle cellule cancerose. La spazzatura di Napoli non è la causa dei disordini, ma la conseguenza del disordine. Bassolino è furbo, ha capito, conserva il suo apparato di potere e chiede al governo di destra di avviare la collaborazione. Ma non è così che funzionano i sistemi sani, perché in quelli non si consente la permanenza, arrogante e proterva, di chi ha causato, o anche solo accompagnato, il disastro.

A Napoli la spazzatura s’appresta ad avvelenare i cittadini perché alla camorra serve conservare il giro d’affari legato allo smaltimento illegale dei rifiuti tossici provenienti dal nord, e dello stoccaggio a cielo aperto di quelli campani, generando ricchezza per i proprietari dei terreni. Gli interessi della camorra sono alleati con quelli degli enti locali che finanziano il clientelismo cooperativo dei raccoglitori ed impediscono l’arrivo d’investimenti per l’eliminazione dei rifiuti. E siccome la camorra è assai più presente nella realtà di quanto non lo siano certi politici arricchiti, s’incarica anche di scacciare i nomadi, dando alle fiamme le loro baracche e bruciando il terreno altrimenti pattugliato dalle forze dell’ordine. Una scena apocalittica, cui dare una risposta repressiva.

Invece si trema, si cerca un buco dove nascondere il pattume e la faccia. Così la lezione s’allarga, ed a Torino un fine settimana assaltano i vigili urbani ed un altro i carabinieri. Non c’è la camorra, in quella rivolta senza ragione apparente, bastando l’interesse di qualche spacciatore e la crapulaggine insipiente di qualche branco di similtifosi. Il rumore di fondo, però, segnala analoghi scricchiolii dello Stato, della sua credibilità, del timore che incute e del rispetto che dovrebbe suscitare. Si è tollerato di tutto, si è distrutta la giustizia, si è abbattuta l’autorità e lo si è fatto per far prosperare politicanti inutili ed affaristi senza scrupoli, passando dalla politica delle tangenti alle tangenti senza politica. Ora il volgo ed il crimine restituiscono l’eco mostruosa di quel gemere istituzionale.

Pubblicato su Libero di martedì 20 maggio

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario