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Ultimi in Europa per laureati e immatricolati

Università italiana: sempre più in basso

Scarsa motivazione, sbocchi professionali di basso livello, meritocrazia inesistente

di Davide Giacalone - 24 ottobre 2006

Siamo all’ultimo posto, in Europa, per numero di laureati ed ora l’Istat c’informa che sono crollate anche le immatricolazioni. Questi dati indicano l’incontestabile fallimento dell’università di massa, che di tutto è stata sinonimo, tranne che di cultura di massa (ove mai i concetti di cultura e di massa siano conciliabili). Si è partiti con la voglia di consentire l’ingresso di tutti nell’università, e si è giunti a laureare un’infima minoranza. E la cosa più terribile non è che la selezione sia avvenuta per meritocrazia, ma per noia ed inutilità.
I nostri giovani non sono più cretini di quelli inglesi o tedeschi od olandesi. Sono meno motivati, perché l’ambiente universitario che li accoglie è scarsamente professionalizzante, scarsamente meritocratico, immobilizzato nella conservazione a cominciare dai loro professori. Le professioni cui aspirano, poi, non premieranno a pieno l’eventuale eccellenza delle loro formazioni, e per accorgersene basta leggere l’intestazione delle ricette che il medico famoso ci consegna: si scopre che quel signore fa una decina di lavori. Il mercato bloccato crea un blocco nella cultura e ci declassa, sia economicamente che nel patrimonio di conoscenze e competenze.
La via d’uscita c’è, consiste nell’abolire il valore legale del titolo di studio e liberalizzare il mercato delle professioni. In questo modo la laurea sarà valutata non per la sua consistenza cartacea, ma per il suo valore culturale, e nelle professioni emergerà chi è bravo, non chi ha il nonno ed il babbo notai. E’ ora di chiudere, per bancarotta, l’opificio sessantottino della cultura uguale per tutti, che è stata la più grande fregatura per i non protetti, per i più deboli ed i più poveri. E’ ora che si smetta di proteggere l’ignoranza e si tolgano le briglie alla cultura.
Possiamo farlo noi, con scelta lungimirante, o lo farà il mercato, declassando i nostri giovani ai lavori con meno valore aggiunto, salvando quelli che saranno potuti andare a specializzarsi all’estero. La conservazione dell’esistente è il trionfo della selezione per censo.

www.davidegiacalone.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario