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Risposta a Michele Salvati

Un'alternanza senza ricatti delle estreme

Il principio bipolare può essere salvato, ma gli attuali schieramenti devono spaccarsi

di Donato Speroni - 15 aprile 2005

Michele Salvati cerca di salvare il bipolarismo. L’economista afferma in un fondo sul Corriere della Sera che “è perfettamente possibile l’alternanza tra due squadre in cui prevalgono persone competenti e ragionevoli” e che “il carro delle riforme elettorali e costituzionali –certamente necessarie – non può essere messo davanti ai buoi di una convinzione profonda che l’alternanza è democraticamente necessaria, è una cosa buona ed è destinata a rimanere”. Salvati ha avuto più volte il merito di stimolare la discussione sulla riforma del sistema costituzionale e tra l’altro ha appoggiato in passato la proposta di Società Aperta di un’assemblea costituzionale. Le sue osservazioni meritano attenzione e sono certamente condivisibili, se egli intende che un sistema democratico non è davvero tale se porta al governo sempre le stesse persone. Di certo non si vuole ritornare alla Prima Repubblica. Lascia però più perplessi la sua affermazione che “la soluzione vada cercata in processi politici e culturali interni al centrodestra e al centrosinistra stessi, così da costituire due schieramenti coerenti quanto basta e attenti all’interesse del Paese”. Non siamo d’accordo sulle parole “processi interni”. I due schieramenti attuali sono profondamente disomogenei: liberisti e dirigisti, nazionalisti e devoluzionisti convivono nella destra; così come a sinistra ci sono riformisti modernizzatori e massimalisti (ben più a sinistra di Bertinotti, come ha scritto ieri Enrico Cisnetto su questo sito), contrari ad ogni forma di economia di mercato. Salvati, se abbiamo capito bene, sembra disposto a tollerare questo pasticcio perché l’alternativa, cioè “l’union sacrée dei ragionevoli e il taglio delle ali estreme”, sarebbe la premessa per un regime oligarchico. Si può anche condividere questa preoccupazione: ogni schieramento imbarca sempre un’ala più estremista della sua maggioranza interna. Ma lo stesso Salvati riconoscerà che bisogna trovare un sistema in cui le ali estreme abbiano un peso sull’attività di governo che sia proporzionale alla loro effettiva presenza nel Paese, rispetto ai “ragionevoli” che sono maggioranza. Per arrivare a questa riforma e indispensabile rimescolare gli attuali schieramenti e unire a favore di una fase costituente tutte le persone di buona volontà.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario