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L’elettore ha scelto il “meno peggio”

Una vittoria scontata

Il successo di Berlusconi? Tutto merito del fallimento della sinistra

di Luca Bagatin - 16 aprile 2008

Il risultato delle elezioni del 13 e 14 aprile era più che scontato. Berlusconi ha vinto grazie ai disastri del Governo Prodi ed a quelli dell"impresentabile coalizione veltronian-dipietrista buonista e buonina a presentarsi nei salotti buoni. Un po" meno di fronte agli elettori nel loro complesso. Una coalizione con al suo interno i cattocom e i giustizialisti di sempre; i radicali "ultimi giapponesi a sostegno di Prodi" (come amavano definirsi - contenti loro - loro stessi); i Bassolino-Iervolino alla monnezza e le varie clientele "democratiche" nelle amministazioni locali (e non solo nelle Regioni "rosse").

Berlusconi non ha grossi meriti suoi a parte una timida riduzione delle imposte nei cinque anni in cui ha governato. L"astensionismo al 4 %, del resto, è lì a dimostrarlo: non ha vinto il migliore. Al massimo il "meno peggio" (ovviamente per chi ritiene che ci possa essere un "meno peggio" al "peggio"). Spazzata via l"estrema destra e l"estrema sinistra. Il voto identitario ai neo-democristiani ed ai socialisti boselliani non è premiato dagli elettori che, evidentemente, ormai sembrano gradire solo ed unicamente i "partiti Dixan" che li hanno malgovernati in questi quindici anni. Tanto fumo e niente arrosto: sia al governo che all"opposizione, miei cari elettori. Del resto le elezioni fotografano molto probabilmente il volto della società attuale: quello del Grande Fratello e del "Tirapacchi" di Rai Uno (programmi tv da sempre seguitissimi). Che dire: ben vi sta !

Personalmente, per quanto concerne i miei amici Liberali del PLI, mi spiace che non vadano oltre lo 0,3 %, ma ahinoi, l"Italia non ha mai avuto una grande tradizione liberale ed infatti ne paghiamo le conseguenze in termini economici (siamo il Paese ove lo Stato è onnipresente sotto e sopra le lenzuola dei cittadini e financo nelle loro tasche) e nell"ambito dei diritti civili. Pazienza. Purtuttavia non si smetta di fare gli ottusi liberali e libertari. Anzi. Si parta da questo identitario zoccolo duro dello 0,3 % (che poi sono quasi 104.000 elettori, mica bruscoletti!) e si sia fieri dei tre repubblicani eletti in Parlamento nelle file del PDL (Nucara, La Malfa, Del Pennino). Ci si prepari dunque alle Elezioni Europee dell"anno prossimo e si insista ancora caparbiamente nella Costituente di una forza Laica-Liberaldemocratica-Liberalsocialista nell"Eldr, ovvero il Partito Liberaldemocratico e Riformatore Europeo. Si dialoghi poi con i tanti senza tessera e i delusi dalla politica di oggi. Si crei una "rete" anche con il contributo di Società Aperta di Enrico Cisnetto ed i suoi "Circoli per l"Altra Italia" che si battono da anni per arrestare il declino del nostro Paese con ricette squisitamente liberaldemocratiche.

Abbiamo in ogni caso necessità di far passare pochi ma incisivi punti programmatici: flat tax al 20 %; abolizione delle provincie, delle comunità montane ed accorpamento dei piccoli Comuni; piena attuazione della Legge Biagi con l"introduzione degli ammortizzatori sociali su un modello di welfare anglosassone; ritorno al nucleare; introduzione delle unioni civili senza distinzioni di orientamento sessuale; legalizzazione delle non-droghe e introduzione della sperimentazione controllata di eroina sul modello svizzero; legalizzazione dell"eutanasia. Punti programmatici concreti: laici, liberali, libertari e liberisti per chi ancora non vuole vendersi o svendersi come un fustino di detersivo.

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario