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Public Policy

Contro la recessione serve una manovra-shock

Una vera terapia d’urto

Se non ora quando sfruttare l’opportunità di mettere insieme efficaci misure di politica economica?

di Angelo De Mattia - 25 novembre 2008

Occorrerebbe una manovra-shock, contro la recessione, contro i rischi della deflazione. Un impulso forte, con effetti assai ravvicinati, innanzitutto alla domanda. Una terapia d’urto per ora non rinvenibile, nonostante alcune apprezzabili misure, nella progettazione in corso dei provvedimenti che saranno portati al Consiglio dei ministri di venerdì 28. Non si vorrebbe, certamente, far scavare buche per poi riempirle, secondo la distorta applicazione keynesiana. Ma gli stanziamenti dovrebbero essere nuovi, consistenti, con efficacia a brevissima scadenza. In effetti, gli impegni aggiuntivi che sarebbero deliberati riguarderebbero la detassazione degli straordinari, l’iva per cassa, bonus fiscali una tantum per determinati livelli di reddito, misure per il precariato, forse un alleggerimento dell’Irap. La somma complessiva si aggirerebbe intorno ai 4 miliardi. La maggior parte degli 80 miliardi, in passato strombazzati “pour épater les bourgeois”, non costituirebbe che una modifica dell’allocazione di importi già stanziati. Lo stesso piano Ue di 130 miliardi, se sarà varato nonostante alcuni contrasti, potrà essere forse apprezzato più per il tentativo di coordinamento di una fetta di interventi nelle infrastrutture e nella ricerca che per il carattere aggiuntivo di marca strettamente europea, essendo fondato sull’impiego di importi già stanziati nel bilancio dell’Unione e sull’apporto dei singoli Paesi (con l’1% dei rispettivi Pil?).

Si affiancheranno, nelle possibili decisioni di venerdì, le misure per i prestiti obbligazionari perpetui che potranno essere emessi dalle banche e sottoscritti dal Tesoro e che fanno fin d’ora discutere, essendo da chiarire l’onerosità delle condizioni, la loro conformità alla legge di bilancio, la coerenza con gli indirizzi europei, le contropartite che i banchieri offrirebbero in materia di rimborso dei mutui e di bonus ai manager. In questo quadro, l’esame dovrebbe mirare a valutare gli effetti della terapia. Gli interventi su infrastrutture e lavori pubblici, pur con le caratteristiche indicate, perché siano coerenti con l’esigenza di tempestività dell’efficacia dovrebbero riguardare opere già in corso. Comunque, una finalità siffatta presuppone un radicale superamento delle procedure vigenti, facendo leva, con un provvedimento legislativo, sulla straordinarietà della situazione e prevedendo controlli (anche parlamentari) nei punti nodali dei procedimenti. Lo strumentario adottato durante la Grande Depressione Usa – per esempio la disciplina relativa alla Tennesse Valley Authority - potrebbe essere un utile riferimento.

Ma le misure a più diretto impulso anticrisi, fin qui del tutto assenti nel piano del Governo, sarebbero una non limitata detassazione di stipendi e tredicesime, il rimborso degli elevatissimi crediti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, forme di sostegno alle medie e piccole imprese. Si sconfinerebbe, così, dal 3% del rapporto del deficit-Pil? La Commissione europea ritiene possibile, entro determinati limiti, tale sconfinamento, salvo definire nei tempi stabiliti le modalità del rientro. Il Governatore Draghi, il 31 ottobre, ha richiamato l’esigenza che la politica di bilancio, prevedendo una riduzione della pressione fiscale, “faccia pieno uso della flessibilità permessa dal Trattato e dal Patto di stabilità e crescita”. Si tratta, allora, di lavorare in questo versante per un’accezione più sicura di tale flessibilità. Non si pensa, sicuramente, di scardinare il Patto, né di vulnerare la “messa in sicurezza dei conti pubblici”. Ma l’occasione va sfruttata, avviando da subito la riflessione sulle misure per il rientro, a tempo debito.

Se non ora quando si coglierà l’opportunità di mettere insieme efficaci misure di politica economica, i benefici derivanti dal calo vistoso del prezzo dei prodotti energetici, quelli dell’ulteriore abbassamento dei tassi di riferimento della Bce, previsto per la prossima riunione, e gli effetti del miglioramento, con le patrimonializzazioni, delle condizioni delle banche?
Le misure che sarebbero progettate non vanno sottovalutate, al di là dei “contorni”, quale l’appello del premier - che non considera i redditi - perché si mantengano i livelli di consumo, un appello che assomiglia tanto alle brioches di Maria Antonietta. E tuttavia si tratta di interventi caratterizzati da dispersione e da forza modesta; non conseguono l’urto massiccio necessario contro la crisi. Non si corre così il rischio di rendere l’organismo - fuor di metafora, l’economia – resistente alla terapia, anche perché si reagisce con ritardo, “sero medicina paratur…?”.

Possibile che la suggestiva, dotta analisi tremontiana della crisi e le stesse osservazioni di Berlusconi sui rischi di un suo incrudelimento abbiano come policy di reazione solo le misure finora progettate? Ma anche l’opposizione dovrebbe fare dei passi avanti, presentando – per una piena credibilità - un piano completo di misure di sostegno, da un lato, e di reperimento, sicuro e stabile, delle risorse, dall’altro.

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