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Che fine ha fatto il tesoretto?

Una triste realtà

Parlare agli italiani delle cose vere aiuta ad essere credibili e a sconfiggere la rassegnazione

di Davide Giacalone - 13 febbraio 2008

Padoa Schioppa non ha fatto un buon lavoro, ma la colpa non è sua, bensì, petrolinianamente parlando, di chi l’ha voluto. L’idea di chiamare uomini di valore e chiedere loro di avere il coraggio e la forza che alla politica manca è, sempre e comunque, una sciocchezza, destinata a portare male. Un buon tecnico può aiutare il politico al potere, o a quel tecnico si può consegnare un potere effettivo. Ma i tecnici dotati di solo pennacchio sono buoni per le giostre. Così capita all’attuale ministro di dover dire che il tesoretto “non esiste”, e va bene che il governo è presieduto da un esperto in sedute spiritiche, ma di che abbiamo parlato, per mesi? La realtà è ancora più triste: gli italiani hanno effettivamente pagato più tasse e le casse dello Stato si sono trovate ad incassare più soldi del previsto.

Lo chiamarono “tesoretto”, e se ne vantarono. Solo che quei soldi sono stati sprecati e disciolti nella spesa pubblica corrente, al punto che lo stesso ministro conferma la necessità di far fronte a spese non coperte, da altri calcolate in sette miliardi. Ciò significa che il valoroso tecnico s’è comportato peggio del politico clientelare: come lui ha alimentato la spesa pubblica, ma al contrario del carneade sa di non doverne rispondere in futuro, men che meno davanti ad elettori che non ha mai incontrato. Chiarito, quindi, che la spocchia del “risanamento” è infondata, si sposti il ragionare su un piano più utile. Il nostro problema è, prima di tutto, relativo alla crescita ed allo sviluppo. Andiamo troppo lentamente, il che fa peggiorare i nostri conti e ci farà perdere la generosità (forzata) del gettito fiscale. Chiunque vinca deve subito mettere mano a riforme che scatenino il mercato, magari sperando d’avere interlocutori confindustriali che non dicano una cosa e ne facciano un’altra (vedi metalmeccanici).

Molti politici pensano che una promessa di misure drastiche faccia perdere popolarità. La penso all’opposto: parlare agli italiani delle cose vere aiuta ad essere credibili, ed accompagnando i tagli a rendite e spese parassitarie con la liberazione di nuovi spazi nel mercato, promettendo ai giovani che i valorosi faranno strada ed a tutti che il fisco prenderà meno, si sconfigge la rassegnazione. Il consenso sia frutto della serietà, non della demagogia.

Pubblicato su Libero di mercoledì 13 febbraio

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