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Da Empoli: puntare su occupazione e crescita

Una terza via per salvare l’Ue

I giovani europei vedono nella Costituzione una somma di egoismi nazionali contrapposti

di Andrea Marini - 03 giugno 2005

La crisi europea aperta in seguito al no dei francesi e degli olandesi al Trattato costituzionale interpretata alla luce di un inevitabile avvicendarsi delle generazioni. È l’originale analisi svolta da Giuliano Da Empoli sul Sole 24Ore. Alcuni accusano “l’essenza conservatrice della nuova Costituzione” e la “pusillanimità degli ex futuri padri costituenti” – afferma – ma in questo modo non si dà conto della “portata irreversibile della svolta in corso”.

In effetti i dati riportati da Eurobarometro, il braccio statistico dell’Ue, fanno riflettere: il 56% dei francesi tra i 18 e i 24 anni ha votato no al referendum, contro il 44% dei sessantenni. Secondo Da Empoli questa tendenza è dovuta al modificarsi di uno dei due pilastri su cui si è sviluppato il processo d’integrazione comunitaria fin dagli anni ’50. “Da un lato, un grande progetto politico, legato allo sradicamento della guerra da un continente che, per secoli, dalle guerre intestine era stato devastato”. Dall’altro – prosegue – “un approccio di tipo funzionalista, legato a piccoli passi concreti e fatto di mille compromessi, faticoso processo di conciliazione di mille interessi”.

Per i giovani nati negli anni ’70 la pace in Europa è ormai un dato acquisito (“L’idea di una guerra tra la Francia e la Germania ha, più o meno, lo stesso grado di credibilità dell’ultimo episodio della saga di Guerre Stellari”, dice Da Empoli); alle nuove generazioni resta sotto gli occhi solo “l’estenuante, apparentemente sterile, processo di negoziazione tra interessi contrapposti che ha portato la Costituzione europea” ad assomigliare “più a un regolamento di condominio che di una superpotenza”.

Ci convince solo a metà, tuttavia, la soluzione prospettata dal commentatore del Sole 24Ore. Da un lato bisognerebbe “agitare meno lo spettro del declino” e “infondere un po’ di autostima in questo venerabile consesso di ex superpotenze in pensione”; dall’altro, occorrerebbe “tornare a far politica, sviluppando un nuovo approccio, una ‘terza via’ tra grandeur e tecnocrazia, che concentri le energie su obiettivi concreti, ma motivati: l’occupazione, più che la Costituzione, la crescita, più che la stabilità”.

Altro che spettro, il declino dell’Europa ha assunto la concretezza dei numeri messi sul tavolo da tutti i più importanti organismi internazionali. E solo partendo da questa presa di coscienza si possono raccogliere quelle energie necessarie per portare a compimento la “terza via” che Da Empoli auspica.

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