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L'analisi del voto referendario

Una strana mappa dell'Italia

A decidere il voto saranno i cittadini del Meridione

di Antonio Gesualdi - 28 giugno 2006

Dal voto del referendum esce una "strana" mappa dell"Italia: un"associazione di voto tra le province del Centro Italia con le province del Sud e Isole. Percentuali sopra il 70 di "no", infatti, si riscontrano soltanto in quelle aree. Un"associazione di voto di questo tipo non si è mai registrata durante tutta la storia politica repubblicana del nostro Paese e potrebbe essere il segnale di un cambiamento strutturale (come io penso) oppure l"eccezione che conferma la regola.
Dal punto di vista dell"analisi strutturale e cartografica il voto referendario ricalca l"andamento delle variazioni delle strutture famigliari degli ultimi 15 anni; un avvicinamento della forbice tra le famiglie complesse del Centro e quelle nucleari del Sud. Inoltre la mappa è quasi la ricalca di quella della dimensione dei comuni italia: più grandi sono più hanno votato "no". La distribuzione di questi comuni coinvolge soprattutto le regioni di Sicilia, Puglia, Toscana ed Emilia-Romagna. Molte commenti di opinionisti e politologi oggi, infatti, hanno sottolineato le differenze di voto tra le province e le città capoluogo del Nord e tra comuni grandi e piccoli. Dunque l"Italia del "no" abita nei comuni più grandi, ha avuto cambiamenti nella struttura famigliare (o nuclearizzandosi o estendendosi), e inoltre ha anche avuto una certa crescita dell"Irpef negli ultimi 5 anni; quindi non è l"Italia povera o arretrata che si vuol far credere. Inoltre nel Centro Italia e nel Sud-Isole è più diffuso il sistema delle cooperative, c"è una più forte mobilità delle persone con cambi di residenza, più microimprese manifatturiere e anche un indice di vecchiaia più alto. Insomma quella del "no" non è di un"Italia povera o meno moderna di quella del "sì", ma è sicuramente un"Italia più anziana, ma anche più mobile, più contraddittoria, se si vuole, ma non meno moderna di altre. E" anche l"Italia che da più tempo accoglie extracomunitari avendo una forte presenza soprattutto di marocchini e tunisini; arrivati nel nostro Paese già dagli anni settanta. Da quali punti di vista, dunque, si può dire qual è il Paese moderno e qual è quello arretrato appare alquanto complicato. Di certo l"Italia del "no" alle modifiche alla Costituzione somiglia molto alla presenza congiunta del PCI e del PSI del 1992: i comunisti concentrati nel Centro Italia e i socialisti dominanti al Sud e in qualche area del Nordovest. L"Italia del "no", politicamente, è l"Italia di sinistra (compresa la sinistra siciliana, pugliese e campana) radicale e riformista riunita insieme. Ma c"è anche l"Italia del Lombardo-Veneto che arriva con dieci anni di ritardo sull"unificazione nazionale. E che significato ha il 70% dell"Alto Adige quasi uguale a quello lucano e calabro? E" stata definitivamente sconfitta anche l"Italia irredentista e anti-europea?
Che succede? Succede che il Sud e le Isole, alternando il voto, possono decidere ogni volta il destino del governo del Paese. Caduto il muro di Berlino - assorbito dalla popolazione anche meno alfabetizzata che le ideologie erano soltanto sogni ad occhi aperti in una realtà crudele - ci si può associare al Nordest (pedemontano veneto-lombardo) e quindi far vincere il centro-destra, ma ci si può associare anche al Centro Italia e quindi far vincere il centro-sinistra.
Chi governa, in fondo, come dice Beppe Grillo, è solo un co.co.co., mica il Padreterno. Chi, d"ora in poi, deciderà il governo dell"Italia sarà il voto, alternante (perché gli altri non vogliono ancora farlo) dei nostri concittadini meridionali; quelli portatori più di altri di valori anarco-liberali. Facciano buon uso di questo grande potere che la storia, l"antropologia, la cultura, ha consegnato loro. Se sarà la regola nuova o l"eccezione lo verificheremo presto.

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