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Bersani e Visco dopo l’addio di Nicola Rossi

Una strana coppia di riformisti nei Ds

La sinistra ha bisogno di rilanciare la spinta riformatrice. Prima che sia troppo tardi.

di Alessandro D'Amato - 09 gennaio 2007

L’uscita di Nicola Rossi, che se ne è andato sbattendo la porta con tanto di fogliettone sul Corriere della Sera di ieri, rende sempre più necessario un chiarimento tra i riformisti Ds. I quali sono ormai sempre più, nel partito, scherati intorno all’asse Visco-Bersani. Un asse eterogeneo, visto che in realtà sia il vice di Padoa-Schioppa sia il responsabile dello Sviluppo, hanno presso i mass media un’immagine opposta. Alfiere delle liberalizzazioni, anche se la sua “prima tranche” è finita annacquata nelle proteste delle categorie, che alla fine l’hanno avuta vinta, il primo. Vampiro succhiasangue per la sua lotta contro l’evasione, il secondo. Una strana coppia, insomma, sulla quale oggi poggia il quid di riformismo del più grande partito della sinistra italiana. E che non a caso è a capo dell’associazione Nuova Economia, Nuova Società (Nens), il think thank dei Ds.

Il Nens è un’istituzione a tutto campo, che segue la scia del Cer – allora diretto da Spaventa – e dall’Ires della Cgil, durante i cinque anni di opposizione del centrosinistra è stata una fucina di elaborazione politica ed economica. In qualche caso è riuscita anche ad accreditarsi presso i mass media, grazie alla sua attività di contabilità economica “alternativa” rispetto a quella del ministero dell’Economia berlusconiano. Tanto che persino Tremonti degnò il Nens di una battuta, storpiandone il nome in “Nonsense” dopo l’ennesima polemica sui numeri. L’associazione, verso settembre, sembrò quasi a rischio-chiusura, se non altro perché il suo stato maggiore ormai si era trasferito quasi in toto nei vari ministeri. E anche oggi il loro sito internet (www.nens.it) sembra piuttosto abbandonato, visto che il contatore segna una media di 47 visite al giorno. Ma l’idea è tornata in cantina qualche tempo dopo, anche perché nel frattempo il think thank ha lanciato la parola d’ordine della “liberalizzazione del mercato della politica”: la regia dell"operazione è di Stefano Fassina, direttore e consigliere economico di Visco, che per tre giorni ha chiamato a raccolta la “generazione ulivo” per rilanciare il partito democratico. Un po’ quello che Nicola Rossi ha scritto ieri, quando chiedeva alle vecchie leadership di farsi da parte, insomma. Ora quindi sta a Bersani e Visco cercare di serrare le fila tra i riformisti, evitando quel fuggi fuggi dai Ds che paventa qualcuno vicino alla Margherita, magari quando il “tavolo dei volenterosi” sarà realtà. D’altro canto, tra i due, così diversi all’apparenza, c’è ancora grande comunione d’intenti, e chi li conosce bene dice che anche nella visione dell’economia e della società siano molto più simili di quanto li dipingano i giornali, tanto che il vecchio slogan “Marciare divisi per colpire uniti” sembra oggi cucirglisi addosso alla perfezione. E oggi li accomuna anche la critica e la crescente irritazione nei confronti dell’operato di Padoa-Schioppa, che a parole offre loro la sponda, ma nei fatti è sempre più vicino a Prodi e alla sinistra radicale.

Pubblicato da L’Indipendente del 9 gennaio 2007

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario