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“Cortina In-con-tra” sarebbe un esempio

Una risorsa su cui lavorare

Il turismo vale il 12% del pil, cioè circa 170 miliardi di euro. Prima industria nazionale

di Enrico Cisnetto - 04 settembre 2006

Non abbiamo ancora il consuntivo della stagione estiva del nostro turismo, anche se qualche dato – dal +20% di arrivi dal Giappone in agosto al +7,3% di spesa degli stranieri nel primo semestre – fa sperare in un’annata meno deludente di quella, disastrosa, del 2005. Certo, però, è da escludere una svolta significativa rispetto ai dati del quinquennio 2000-2004 forniti dall’United Nations World Tourist Organization: su 763 milioni di turisti mondiali (+11,2%), il 54,6% sceglie l’Europa, ma l’Italia ne conquista solo 37 milioni contro i 75 della Francia e i 54 della Spagna. E, quel che è più grave, è l’unico paese ad aver perso presenze (4,4 milioni, con un -8% nell’ultimo biennio). Perché? Essendo il turismo la prima industria nazionale (vale il 12% del pil, cioè circa 170 miliardi di euro), essa presenta “in scala” tutte le principali cause del declino economico italiano. Infatti, se dal punto di vista dell’offerta “potenziale” (paesaggio, beni artistici, enogastronomia) siamo ineguagliabili, i disagi e i costi a cui il visitatore si deve sottoporre finisce per svilire l’appeal delle mete italiane: il numero delle camere d’albergo per gestore è tra i più bassi del mondo, gli operatori sono piccoli e frammentati, tour operator di grandi dimensioni non ce ne sono e i nomi di prima linea hanno tutti problemi finanziari. A tutto ciò si aggiungano la carenza infrastrutturale dei trasporti e i danni che sta facendo il federalismo, visto che affidando alle regioni la competenza esclusiva sul comparto secondo la riforma del titolo V della Costituzione, si sono frammentate ancor di più le iniziative (vedi un’inchiesta del Sole 24 Ore del 15 agosto sul caos esistente nell’ambito del marketing territoriale). E di questa crisi non possiamo dare la colpa ai cinesi, come per il manifatturiero, visto che il turismo made in Italy è il prodotto meno replicabile dai concorrenti mondiali.
Come se ne esce? Rutelli ha parlato di una rivoluzione copernicana nel modo di gestire le vacanze degli italiani. Sarebbe il primo passo per destagionalizzare l’offerta turistica, obiettivo numero uno insieme con la razionalizzazione dell’offerta stessa, che richiede una cabina di regia nazionale e la creazione di grandi consorzi per proposte sempre più integrate. Poi c’è il grande tema dei servizi. E qui la mia personale esperienza di promotore culturale mi aiuta: “Cortina In-con-tra” in quattro anni si è conquista la palma di più importante manifestazione estiva italiana (quest’anno 96 eventi in 33 giorni, 250 personalità coinvolte, 54 mila presenze di pubblico) ricorrendo esclusivamente agli sponsor privati. Questo significa che si può costruire un’offerta di qualità senza bisogno di gravare sulla finanza pubblica, se solo amministrazioni lungimiranti la smettono di buttare soldi nelle sagre paesane – che servono soltanto per prendere i voti nelle singole comunità – e valorizzano le eccellenze.
Possiamo finalmente rubricare il turismo come la più grande opportunità per l’Italia del terzo millennio e lavorarci su di conseguenza?

Pubblicato sul Messaggero del 3 settembre 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario