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Propaganda elettorale: da aspra ad avvilente

Una rischiosa gara di smoderatezza

Tutto organizzato per raccattare gli ultimi voti. E poi cosa dovremo aspettarci?

di Elio Di Caprio - 07 aprile 2006

In una campagna elettorale di rincorsa alla “smoderatezza” per raccattare gli ultimi voti degli indecisi , le espressioni triviali e le battute fuori posto non sono solo devastanti per l"effetto mediatico che si propongono di ottenere. Tradiscono e nascondono una sottostante rincorsa alla demagogia dei due poli in competizione, che stentano a comporre in proposte unitarie accettabili le spinte contraddittorie provenienti dalle diverse componenti delle due coalizioni. Dopo la sbornia elettorale verranno impietosamente alla luce problemi che non si possono risolvere con colpi ad effetto e forse sarà allora più chiara a tutti l"inadeguatezza dell"attuale classe politica.
Il mondo cammina e noi siamo ancora lì al punto di partenza, ripresentiamo gli stessi candidati di prima, vogliamo rifare le riforme mal fatte, accettiamo ancora una volta di dividerci su presunti leaders carismatici, sull"anti più che sul pro. Non si vola alto : addirittura vengono sollecitati i nostri interessi particolari e immediati, sulla base dei quali dovremmo essere indotti a scegliere l"una o l"altra coalizione, l"uno o l"altro partito.
Riappare a tale proposito il tormentone delle tasse, della sinistra che ne vorrebbe mettere di più e della destra che le vorrebbe togliere nella misura massima possibile.
E" iniqua la tassa dell"Irap per le imprese, introdotta dal centrosinistra e lasciata immutata dal centrodestra o è più ingiusta e impopolare l"ICI sulla casa che - lo scopriamo solo ora - tutte le forze politiche avrebbero voluto eliminare da tempo? Si discute ancora tra tasse giuste e tasse ingiuste. Ma quando mai le tasse sono state giuste? In uno Stato moderno con tutte le sue complessità, sarebbe davvero ingenuo giudicare le tasse giuste solo se si realizza un equo scambio tra ciò che il cittadino paga e la qualità dei servizi che lo Stato gli rende. Chi è in grado di giudicare tale virtuosa corrispondenza? Il metodo democratico serve proprio ad eleggere una maggioranza di governo che si faccia carico dei problemi della convivenza e della coesione sociale, compresi quelli relativi al carico tributario. Semmai la vera questione è quella di verificare se i metodi di selezione della classe politica siano tali da far emergere una direzione della cosa pubblica tendenzialmente esemplare, dotata di senso dello Stato e del bene comune.
Non sembra che finora l"esperienza del bipolarismo all"italiana abbia portato a un tale risultato. Anzi l"ultima riforma elettorale proporzionale-maggioritaria ha ancor più aggravato il problema.
Per vincere la competizione elettorale si accavallano ogni giorno proposte e spot a non finire, creando nell"opinione pubblica aspettative che nessun governo potrà garantire.
Silvio Berlusconi getta l"ultimo sasso nello stagno prima delle votazioni, proponendo l"abolizione dell"Ici sulla prima casa, e nessuno si chiede perchè solo ora e in base a quale autorevole consiglio o sondaggio. Forse i consiglieri del “principe” sono più importanti dei pur autorevoli leader della coalizione di maggioranza a cui nel passato sono stati concessi poteri di concertazione pochi o nulli.
La propaganda rischia di mistificare completamente la realtà. Riappare l"insistente ritornello su chi ha messo o metterà “le mani in tasca” agli italiani per prelevare più tasse . Si è dimenticato che le mani in tasca ai cittadini sono già state abbondantemente messe, da cinque anni a questa parte, per l"aumento incontrollato di prezzi e tariffe più che per nuove tasse ad personam.
Nessuno è stato in grado di protestare o di capire perchè e in che modo si sia verificato – a causa o dopo l"introduzione dell"euro – quell" enorme trasferimento di ricchezza da un ceto all"altro, più volte ammesso dal Ministro Giulio Tremonti , quasi fosse un fatto ineluttabile dovuto a nuovi equilibri di mercato. Qualcuno ha forse voluto tale risultato e se ne è assunto la responsabilità politica?
A parte qualche piccola schermaglia di facciata né il centro-sinistra che ha introdotto l"euro, nè il centro-destra che lo ha rovinosamente “amministrato” si sono spesi più di tanto nello spiegare quello che è successo e quello che dobbiamo aspettarci.
Non rimane quindi che lo scontro sulle tasse, dall"Ici , al cuneo fiscale, alle imposte di successione con l"invito a regolare il proprio voto sulla base delle convenienze individuali. Gli altri problemi, quelli dell"intera collettività, restano fuori della porta come se la crescita zero, il deficit di bilancio, la diminuzione della competitività del sistema Italia fossero meno importanti e facilmente risolvibili. E" invece su questi temi che si giocherà il nostro avvenire all"indomani delle elezioni.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario