ultimora
Public Policy

Un coro di giubilo si leva invano

Una politica isterica

Mentre tutto sembra che stia per cambiare, l’Italia rimane ingabbiata nell’immobilismo

di Davide Giacalone - 16 ottobre 2007

Un ristretto circolo d’isterici s’è assunto il compito di fare e commentare la politica. Nel giro di pochi giorni si è passati dallo straziante allarme per il dilagare dell’antipolitica alla giuliva scoperta che il popolo ad altro non anela che a portare il consenso ai propri capi. Da Grillo a Veltroni, dalla frenetica attrazione verso l’orrido all’orrida attrazione dell’immobilismo. Il tutto senza pudore, senza forse neanche accorgersi della contraddizione insita in analisi così frettolose. Grillo non era la catastrofe, semmai la vetrina dove ci si specchia per caso, e non ci si piace. Veltroni non è la rinascita, semmai la dimostrazione che il declino economico ancora non ci ha tolto l’illusione che si possa conservare l’esistente.

I due fenomeni convivono, assieme ad altri. Il disagio verso una politica che non produce risultati è presente nella piazza che s’infiamma al turpiloquio, così come nelle urne del partito che ancora non esiste; fra quanti hanno preso parte alla manifestazione di alleanza nazionale, così come fra i cittadini che si avvicinano ai circoli attorno a Forza Italia. Ciascuno ritiene di potere affibbiare agli altri la colpa delle cose, ma tutto sommato comune è l’idea che le cose non vanno come dovrebbero. I grillanti se la prendono con tutti, ed in un battibaleno anche con se stessi. I sinistri con i destri ed i destri con i sinistri. Ma è una maionese impazzita, sulla quale marciano moltitudini che chiedono il cambiamento, ma scivolano sul fondo untuoso.

Le urne del partito democratico hanno detto esattamente quello che si sapeva, e l’affluenza è stata di un quarto inferiore a quella di due anni fa. Veltroni era l’unico candidato proveniente dalla storia del pci, e stravince. Gli ex democristiani erano due, e si sono divisi la sconfitta. I giovani al di fuori degli apparati erano due, e manco se li sono filati. Si devono avere le visioni per descrivere questo come portentoso e nuovo. Il problema, del resto, si riflette anche nel centro destra e ripropone il tema della politica come impegno di governo, non solo come gara di propaganda. A leggere gli isterici commentatori sembra che l’Italia sia in gran movimento, se non in speranzoso rivolgimento. Invece è ferma, inchiodata in politica, economia, cultura, civiltà. Ed è questo il problema.

Pubblicato su Libero di martedì 16 ottobre

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario