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Public Policy

L’Italia in difficoltà in Medio Oriente

Una politica estera che isola

D’Alema sbaglia a considerare equidistanti Israele e Hezbollah.Il Paese è indietro

di Davide Giacalone - 19 giugno 2007

Gli Stati Uniti prima e l’Unione Europea subito dopo hanno revocato l’embargo adottato subito dopo la vittoria elettorale di Hamas. L’Autorità Nazionale Palestinese, in questo momento sotto l’attacco militare di Hamas, è riconosciuta con un interlocutore affidabile. Ed è giusto, benché non si sappia quanto forte. La scelta di revocare l’embargo è opportuna perché serve a segnalare quali sono le intenzioni delle democrazie occidentali. Il fatto che questo avvenga nel mentre s’intensifica la guerra contro Al Quaeda chiarisce ulteriormente il senso della scelta politica.

In tutto questo l’Italia rischia di rimanere pericolosamente indietro, o isolata, come avrebbe detto la sinistra se le cose fossero avvenute a parti governative invertite. Si paga il prezzo salata del modo (più che dei tempi) sbagliato con cui siamo usciti dall’Iraq, e si paga l’impressione generale che il nostro governo sia tutt’altro che convinto della bontà delle odierne scelte. E qui non si tratta di tirar fuori la solita sinistra estrema, che torna sempre utile per spiegare ogni problema. Qui si tratta del ministro degli esteri, Massimo D’Alema.

In Italia si può anche dimenticare, ma altrove non si cancella l’infelicissima frase sull’equidistanza fra Israele ed Hezbollah, essendo il primo uno Stato legittimo e democratico ed il secondo un gruppo fondamentalista e terroristico finanziato dai nemici delle democrazie. Né è facile dimenticare quel che lo stesso D’Alema sosteneva non in lontani anni giovanili, ma appena pochi mesi prima di mettere piede alla Farnesina: “Occorre stare attenti alle generalizzazioni. Hamas è un movimento fondamentalista e certamente ha, insieme ad altri gruppi, responsabilità precise nell’escalation sanguinosa, di tipo militare e terroristico, registrata dalla resistenza contro l’occupazione israeliana. Però (…) ciò che accade in Palestina è anche una conseguenza dell’occupazione in Iraq. Gli Stati Uniti e altri paesi europei, tra cui l’Italia, hanno infatti pensato di combattere il terrorismo con la politica della guerra, delle torture, delle uccisioni dei civili. Tutto questo ha purtroppo avuto l’effetto di allargare le basi di massa del fondamentalismo islamico”. D’Alema affermava che se il centrosinistra avesse dovuto conquistare la guida del governo, “bisognerà cambiare strada e chiedere a Israele una politica più umanitaria”. Ecco, adesso vada a dirlo a quei palestinesi che si trovano sulla striscia di Gaza e che sperano siano le truppe israeliane a salvarli dalla carneficina della guerra civile scatenata da Hamas.

Tutto questo dimostra quanto sia pericoloso affrontare la politica estera portandosi dietro le deformazioni ideologiche di un passato che non esiste più. E, purtroppo, se la politica estera è stato il terreno sul quale meglio si è distinto il governo di centro destra (per altri versi assai carente, come abbiamo sostenuto durante e dopo), è anche quello dove lo sbilenco equilibrio di centro sinistra sta dando il peggio di sé.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario