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Perché non ricominciamo con il partito anti - Province?

Una piccola scossa dal mondo laico

Bisogna porre mano a una seria ristrutturazione di regole e procedure dei meccanismi oggi vigenti

di Elio Notarbartolo* - 29 settembre 2009

La lettera di Giorgio La Malfa al Corriere della Sera rivendica ai Repubblicani il diritto dovere di manifestare tutta l’insoddisfazione di chi ha fatto dell’Economia del Paese una delle prerogative fondamentali della sua presenza politica. Certe affermazioni erano credibili in bocca a chi, forte di una maggioranza consistente nelle due Camere, prometteva la riduzione delle tasse al mondo del lavoro e una serie di innovazioni, che poi non ci sono state, tese alla riduzione strutturale della spesa pubblica.

Se queste erano le ragioni dell’appoggio di La Malfa all’azione di Governo, oggi che i fatti hanno tradito le promesse, le ragioni di condividere le scelte governative non ci sono più. Tanto più che non si è voluto mettere mano alla semplificazione dell’amministrazione pubblica (vedi per esempio l’abolizione delle province che fu un cavallo di battaglia di Ugo La Malfa e dei Repubblicani).

L’opinione pubblica ha accolto con moderato favore l’iniziativa di Giorgio La Malfa, e, anche dal centrodestra, sono stati espressi consensi alla sua nuova posizione politica (che non è quella del PRI, ci ha tenuto ad aggiungere il Segretario Nucara).

La Malfa, giustamente, è anche interessato ad un’interpretazione autentica della politica di Casini: vuole fare il polo di Centro, dove Repubblicani, Liberali e Socialisti avrebbero un loro ruolo autonomo o vuole fare il partito dei Cattolici, ipotesi questa che non può interessare politicamente il mondo dei laici? Non può non farci piacere questa scossa che La Malfa ha voluto dare al mondo politico sonnacchioso e disincantato che domina l’Italia d’oggi.

Non possiamo però considerare completa la sua presa di posizione. Essa parte e si ferma sugli aspetti economici del dissenso da Berlusconi. Ma il Capo del governo ha promesso molto di più di quello che poi ha voluto mantenere. La gente si aspetta un forte ritorno alla legalità, una forte riduzione degli interessi individuali dalla gestione dei pubblici poteri; si attendono maggiori assicurazioni per la libera espressione dei cittadini.

Ma queste sono richieste generali di tutta la popolazione. La gente laica, poi, vuole il rispetto, la difesa e il potenziamento di tutte le istituzioni, il preciso riferimento agli Stati Uniti d’Europa, la ferma e austera difesa dell’unità dell’Italia, la valorizzazione di un’Italia non confessionale in grado di far rispettare tutte le confessioni religiose e tutte le minoranze, l’appoggio concreto alla funzionalità della giustizia che passi attraverso il potenziamento degli organici e dei fondi ad essa affidati, il rispetto condiviso degli accordi internazionali, l’accorta gestione della spesa pubblica, la semplificazione delle procedure amministrative, la più cristallina credibilità della classe politica, che deve essere scelta dai cittadini e non dalle lobbies.

E immediatamente, il sostegno reale a piccole imprese e a lavoratori in crisi, oggi più che mai, esposti ai rischi dei deboli; bisogna chiedere di porre mano a una seria ristrutturazione di regole e procedure dei meccanismi e organismi oggi vigenti nel mondo del lavoro contro la cieca protervia di sindacati vecchi e superpoteri patenti e occulti. Perché non ricominciamo con il partito anti - Province? Lo siamo stati, e poi anche Berlusconi sembra essere d’accordo.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario