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Una drammatica carenza di classe dirigente

Una pericolosa deriva limacciosa

L'Italia necessita di un ricambio della classe politica del fare

di Davide Giacalone - 14 giugno 2010

Luca Cordero di Montezemolo ha ragione: non ci si può solo lamentare. Ma neanche si può campare d’annunci. L’Italia mostra una drammatica carenza di classe dirigente, di cui è segnale anche il continuo prendersela (avendone mille ragioni) con la politica e con i politici, cercando di far credere che tutti gli altri sono vittime o innocenti spettatori. Non è così, e la fuga dalle responsabilità è un termometro di pochezza. Cerchiamo di capire quel che succede.

Abbiamo ricordato al capo della maggioranza che non si può, dopo anni di governo, annunciare l’impotenza a causa della struttura costituzionale, perché c’è del vero, ma è per cambiare quel che non va che gli elettori lo votano, mica per averne un resoconto quinquennale. Ricordiamo insistentemente alla sinistra, a quella che non s’è venduta l’anima e il cervello al giustizialismo, che non può limitarsi a rendere difficile la vita del governo, come pure ha diritto di fare, ma deve mettere a punto anche qualche idea “per”, non solo e sempre “contro”, che deve riflettere sull’Italia e sul futuro, non galleggiare sull’antiberlusconismo. Ricordiamo, adesso, a Montezemolo, che non significa un accidente dire che si devono mettere i soldi nella ricerca, a favore della scuola e della meritocrazia. E’ un pensiero a contenuto zero, sotto vuoto spinto.

La spesa per la ricerca, in Italia, è scandalosamente bassa, ma quella delle imprese private, rispetto agli altri Paesi europei, lo è ancora di più. Egli è stato, per due mandati, presidente di Confindustria, forse dovrebbe articolare un pensiero un filo più strutturato. Il sistema formativo italiano ha zone d’eccellenza e risultati disperanti. Confindustria finanzia università private e Montezemolo ne presiede una, forse si potrebbe dire qualche cosa di meno generico, come, ad esempio, che va cancellato il valore legale del titolo di studio, aprendo il mercato alla concorrenza. La meritocrazia è cosa bellissima, perché premia i migliori, ma ha anche un risvolto: penalizza i peggiori. Vale nel mercato, non solo sui banchi di scuola, ma mentre secondo me le imprese che non sanno competere devono fallire, e in fretta, secondo gli industriali molte di queste iniziative fuori mercato vanno salvate, aiutate, protette, disapplicando la meritocrazia. Allora, vogliamo parlarne, di queste cose, o ci si limita al politichese? Del tipo: scendo in campo, salgo sul ring o mi butto nella vasca.

Non voglio essere frainteso: riterrei estremamente utile e importante che Montezemolo, come altri, avanzasse la propria candidatura ad essere classe dirigente. Ma deve farlo in modo chiaro e che risulti utile alla collettività, mentre ho l’impressione che, in queste settimane, si stia giocando una partita del tutto diversa. Il tema è sempre lo stesso: Berlusconi prende la maggioranza dei voti e, quindi, secondo quanto prevede la democrazia, tocca a lui governare, ma egli è inadatto, secondo alcuni, o non legittimato, secondo altri, quindi si deve trovare una soluzione che prescinda dalla conta dei voti. E’ un’impostazione pericolosa, che abbiamo già scandagliato rispetto all’uso del passato e della giustizia (chiedendoci come mai Carlo Azelio Ciampi abbia ritenuto di ritrovare la smarrita memoria, circa le stragi di mafia). Vediamone, adesso, lo svolgimento più pubblico.

Di seguito i fatti da mettere in fila. A. La magistratura sta indagando sugli affari legati ai lavori pubblici. Non so dove arriveranno e non mi sposto d’un capello dalla presunzione d’innocenza, però l’indagine ha già fatto cadere un ministro, travolto dalla sua stessa pochezza. B. Il governo si sta facendo del male, ponendo la questione di fiducia su una legge che sarà inutile e gli si ritorcerà contro, quella sulle intercettazioni. C. Ha anche presentato un decreto contenente urgenti misure economiche, annunciando, però, non solo di essere disposto, ma di ritenere opportuno cambiarlo. D. La Banca d’Italia ha fatto sapere che i saldi di quel decreto sono una buona cosa, ma che, sia nel caso li si tocchi, sia in quello che la crisi s’incrudelisca, sarà necessario un secondo intervento. E. I tagli contenuti nel decreto, e relativi alle regioni, hanno fatto dire a Roberto Formigoni, governatore della più grande e ricca regione del nord, che il federalismo fiscale va a farsi benedire, aprendo così una crepa nella componente settentrionale della maggioranza. F. Quella meridionale è già spappolata, vivendo in attesa o di salvataggi (come la Campania) o di sentenze (come la Sicilia), comunque vivendo la vigilia di una rottura. G.

Giuseppe Pisanu, che non vive in un momento di grazia, dentro il centro destra, ma neanche è l’ultimo degli arrivati, parla esplicitamente di governo di solidarietà nazionale. H. Il presidente del Consiglio ha offerto al presidente di Confindustria di entrare al governo, ricevendo un rifiuto, mentre dalle assemblee confindustriali si proclama la necessità di andare al governo. I. La crisi genera malcontento, è ovvio, ma le buffonate sulle province o sui costi della politica alimentano il risentimento. L. A fronte di tutto questo l’opposizione parlamentare è praticamente inesistente, attardata a schiamazzare sul bavaglio e sulla fine della libertà, che sono delle emerite scemenze, insufflate dai professionisti del giustizialismo.

Osservate questa fila di fatti, aggiungete che lo stesso Berlusconi parla di inferno costituzionale, e domandatevi dove ci porta: da nessuna parte, o verso una soluzione politica che non sia parlamentare, che non nasca dalle forze che gli italiani hanno (sempre meno numerosi, ma pur sempre in grandissima maggioranza) votato. Ecco, questa è una deriva limacciosa. Ed è quello che, oggi, m’è sembrato utile segnalare.

Pubblicato da Libero

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