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Costruiamo un'Europa più integrata

Una nuova Costituzione comunitaria

Trattato europeo o compromesso al ribasso? Urge uscire dall'impasse e ripartire da zero

di Tommaso Visone - 24 maggio 2007

Con la vittoria di Sarkozy alle presidenziali francesi si annuncia una ripresa dell"iniziativa della Francia in sede europea. Se i problemi sul tavolo dell" Unione restano sempre gli stessi - l"impasse dovuta alla mancata ratifica del trattato del 2004 - le soluzioni di certo non appaiono innovative.La proposta del neoeletto Président, volta a creare un tavolo per giungere ad un compromesso su un “nuovo” Trattato europeo (a detta del proponente la semplificazione del vecchio), ha il triste e ben noto sapore del compromesso a ribasso per tutti coloro che speravano in un rinnovato impegno d"oltralpe sul testo dell"attuale Trattato, già ratificato da ben diciotto Stati. Tuttavia, un compromesso a ribasso risulta maggiormente digeribile se confrontato con il persistere dell"attuale stasi sul fronte delle riforme istituzionale dell"Unione. Detto questo, occorre fare alcune osservazioni. Primo, se si lavorerà per una versione semplificata del “Trattato che istituisce una Costituzione per l"Europa” si dovrà tener conto del fatto che esso a sua volta semplifica ed integra le molteplici componenti dell"acquis comunitario, il che rende consapevoli della difficoltà concernente lo stendere in modo egualmente esaustivo un Trattato ulteriormente semplificato che, per forza di cose, dovrebbe quindi escludere alcuni ambiti od alcune conquiste del precedente testo. Secondo, semplificare il precedente accordo significa, non di meno, riproporne, in forma più accessibile e en bref, le principali acquisizioni; altrimenti si tratterebbe non di una semplificazione bensì di uno stravolgimento ontologico. Queste ultime sono: la creazione della carica di Ministro degli affari esteri dell"Unione; l"istituzione della personalità giuridica dell"Unione; l"elezione a maggioranza qualificata del Presidente del Consiglio europeo; la riduzione del numero dei commissari a partire dal 2014; l"abolizione dei pilastri istituiti col Trattato di Maastricht; il riordino delle competenze tra Stati ed Unione; la semplificazione degli strumenti e delle procedure dell"Unione stessa, la possibilità d"iniziativa popolare (art.I-47) per invitare la Commissione ad elaborare una proposta; le basi per una politica comune di difesa e, non ultimo, l"inserimento della carta dei diritti dell"Unione nel titolo II del testo. Sarà in grado Sarkozy di far entrare dalla finestra della conferenza intergovernativa quelle innovazioni che i francesi avevano rifiutato dalla porta referendaria? E soprattutto riuscirà la conferenza intergovernativa a mantenere le fondamentali innovazioni previste nel testo del 2004? Non si può far a meno di concordare con G. Napolitano sul fatto che “aprire un nuovo negoziato può significare aprire un vaso di Pandora, correre il rischio di ripartire da zero, avviare un confronto dai risultati e dai tempi imprevedibili”.

In tutto questo si inserisce la proposta federalista di un referendum consultivo da tenere nel duemilanove in concomitanza con le elezioni . Una proposta forte e, probabilmente, priva di alternative reali nel breve periodo. I rischi di un referendum in merito sono molteplici. Si va dal mancato raggiungimento delle numero di firme “volute” alla triste possibilità di un flop alle urne nei paesi tradizionalmente euroscettici od in quelli a maggioranza contraria nei confronti del testo del 2004 (vedasi la Francia). Ma l’alternativa è tra un silenzio che nessuno si può permettere in merito, a causa delle esigenze funzionali dell’Unione, e l’accettazione passiva del probabile compromesso a ribasso che si effettuerà sotto l’egida della proposta francese. L’attuale testo, ratificato in ben 18 stati, è già un compromesso a ribasso tra le differenti esigenze nazionali che si sono manifestate nel corso dei lavori della convenzione.

Sotto le acquisizioni importanti ma “minime” del Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa risulta invero esiziale scendere. Certo meglio il compromesso di Sarkozy dell’impasse pura e semplice. Ma esso più che risolvere problemi, probabilmente, ne rinvierebbe la risoluzione. Cosa che l’Europa non può consentirsi di certo. Le attuali sfide mondali bussano alla porta dei Paesi europei: rivoluzione energetica (Rifkin), ordine internazionale e geopolitico (Clementi), indirizzo della globalizzazione (Marramao), riforma dei sistemi di governance economica internazionale (Stiglitz). Senza una maggiore integrazione politica non vi sarà la possibilità di dare l’apporto ed il contributo europeo nel determinare l’esito globale delle sfide suddette. Ci dovremo rassegnare a guardare agire gli altri ed a subire gli esiti delle loro, spesso disastrose (e qui il riferimento automatico va agli Usa) scelte ed iniziative politiche.
Il pericolo che si profila all"orizzonte è il rallentamento esiziale del processo di integrazione politica europeo il quale comporterebbe (come già sta comportando) una perdita d"influenza mondiale per tutto il continente, legata ad un indebolimento costante delle singole influenze nazionali europee (causato dalla loro “piccolezza” geopolitica) sullo scacchiere globale. Al fine di evitare questo bisogna salvaguardare l’attuale testo del 2004 com’è (fatto salvo l’eventuale modifica di quella disposizioni del titolo terzo che non posseggono carattere strettamente costituzionale). Risulta, quindi, importante sostenere e implementare la raccolta di firme finalizzata al successo dell’iniziativa referendaria, che inoltre consentirebbe, una buona volta, di presentare un iniziativa democratica a carattere europeo a quei cittadini delusi dalla burocraticizzazione dell’Unione.

Un ultimo riferimento va ancora alla Francia, croce e delizia dell"Unione. I Francesi sono fondamentali per l’Europa intera (Metternich) ma devono capire che, non solo sono finiti i tempi di De Gaulle, ma che lo stesso generale sbagliava ad opporsi alla Ced nel 52 (consegnando di fatto l’iniziativa sulla difesa europea all’unilateralismo Usa) ed in seguito al potere ed al ruolo della commissione . La campagna francese è stata condotta da entrambi i candidati all"insegna del rêve francese, un sogno che si può ancora esprimere attraverso il motto rivoluzionario liberté, egalité, fraternité. Ma si badi, senza un implementazione dell"integrazione politica europea, quei tre valori sono destinati a restare sulla carta. La storia della Francia nel XX sec. è tutta una dimostrazione di come essa possa primeggiare solo quando accetta ed implementa l’integrazione europea. Ultimamente i francesi non hanno capito questo punto e vanno avanti costruendo “muri” ideologici nella difesa del loro sistema nazionale. Si può ben ricordare come è finito l’ultimo muro difensivo francese nel 40. Si difendono e si promuovono i propri valori, non con la chiusura e gli steccati, ma solo grazie alla costruzione d’istituzioni e di spazi di scelta comune. Nella costruzione di questi spazi si situa oggi il futuro della democrazia.

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