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Finanziaria no, perchè no

Una manovra di bilancio al ribasso

Un'oculata analisi dell'intero pacchetto dell'azione governativa

di Alessandra Servidori - 21 novembre 2007

1. Il Ministro Tommaso Padoa Schioppa (TPS) è solito predicare bene e razzolare male. Anche quest’anno la manovra di bilancio è partita all’insegna di grandi progetti, poi è finita in una legge finanziaria che potrebbe essere esposta in un supermercato tra i prodotti in offerta. Nel descrivere il percorso del gambero della legge di bilancio, terremo necessariamente conto anche di quella che sarà la Finanziaria vera sul piano politico. Parliamo del disegno di legge (collegato pur sempre alla Finanziaria) che recepisce l’accordo del 23 luglio scorso e che, prima o poi, finirà per incrociare i propri destini con la manovra di bilancio, almeno per la parte che riguarda le pensioni, destinata – a quanto sembra – a trasformarsi alla Camera in un emendamento alla Finanziaria vera e propria. Ecco perché questa relazione non si limiterà a considerare il provvedimento uscito la settimana scorsa dal Senato, ma valuterà tutto il pacchetto dell’azione governativa, nella convinzione che anche sul piano formale tutta questa materia finirà per stare insieme. Ma torniamo a TPS.

Nel pregevole Libro Verde sulla spesa pubblica il Ministro Padoa Schioppa ha fatto alcune affermazioni interessanti e condivisibili. Ne diamo atto anche se viene naturale chiedersi che senso abbia disegnare un quadro tanto ampio ed impegnativo per approdare in una Finanziaria tanto modesta. Che cosa ha scritto il Ministro?

*La spesa pubblica è arrivata ormai al 50% del PIL (+ 2% di crescita all’anno negli ultimi anni); oltre ad un problema di quantità c’è l’aspetto soprattutto della qualità

*il bilancio deve porsi il problema di dare un maggior apporto alla crescita economica

*deve esservi una riduzione progressiva del carico fiscale

*deve essere alleggerito il peso del debito

Quest’ultimo aspetto merita una particolare sottolineatura, perché l’ITALIA deve pagare ogni anno 70 MILIARDI di interessi sul debito

Se la spesa per interessi e la spesa pensionistica - scrive TPS- fosse allineata con quella degli altri Paesi europei l’Italia potrebbe disporre di 50/60 miliardi di euro (4% di PIL) da destinare al risanamento e allo sviluppo.

Ecco che fa capolino la prima contraddizione di TPS. Il Ministro evidenzia un maggior onere di 2 punti di PIL rispetto alla media europea della spesa pensionistica, ma il GOVERNO, per sua stessa ammissione, spenderà 10 MILIARDI in più nel prossimo decennio (che poi saranno in verità più 20mila) per superare lo scalone ed introdurre la tutela dei lavoratori usuranti. Un Rapporto curato dall’Associazione Giovane Italia ha denunciato, con argomenti che nessuno ha smentito, questa tendenza allo sfondamento in quanto:

a)la revisione dello scalone previdenziale costerà in un decennio 3,8 miliardi di euro in più di quanto indicato
b)la tutela del lavoro usurante costerà in un decennio da 10 miliardi a 12,5 miliardi in più del previsto

Oltre alle maggiori spese vi sono minori entrate rispetto a quelle previste, in particolare:

a)l’incremento dell’aliquota contributiva per le categorie iscritte alla Gestione separata Inps (quei precari a cui la propaganda della sinistra continua ad appoggiarsi) comporterà minori entrate, rispetto a quelle previste, per un importo compreso tra 1 miliardo e 1,5 miliardi, per il semplice fatto che la a cui queste categorie sono sottoposte ( 9 punti in più di aliquota contributiva dal 2007 al 2010 ovvero un incremento del 50%) determinerà una forte flessione dell’occupazione di almeno 50mila unità l’anno.
c)un’altra minore entrata riguarderà sicuramente il venir meno dei risparmi affidati alla c.d. razionalizzazione degli enti previdenziali al cui proposito la RGS, nello scrivere la Relazione tecnica al provvedimento, ha voluto chiarire che “eventuali economie derivanti dall’operazione di accorpamento degli enti non possono essere utilizzate per la copertura finanziaria di nuove spese nel senso che gli eventuali risparmi di spesa derivanti da tale operazione non possono essere utilizzati come fonte di copertura per eventuali disposizioni recanti oneri certi, derivanti ad esempio dal potenziamento delle tutele e dei diritti soggettivi nell’ambito delle prestazioni sociali”.

Ecco allora evidenziato che la spesa è destinata ad aumentare e che il testo della Finanziaria approvato in prima lettura dal Senato è destinato a subire modificazioni profonde, se dovrà farsi carico della materia pensionistica del ddl n. 3178 AC. Sul piano più generale, non si è riflettuto abbastanza sulle critiche che la Commissione europea rivolge alla politica di bilancio dell’Italia. Il socialista Joaquin Almunia non ce l’ha su col Governo di sinistra-centro italiano; ci rimprovera di fare troppo poco, nonostante gli impegni e le promesse, per arrivare al pareggio di bilancio e per cominciare a ridurre il debito, che, per effetto, della moneta unica è debito non solo nostro ma di tutti i Dodici. E’ così: noi esportiamo debito!

Questa infatti è la classica UE:
Pareggio di bilancio: Irlanda, Spagna, Lussemburgo, Olanda, Finlandia, Germania Vicini al pareggio: Austria, Slovenia, Belgio, Cipro Lontani: Italia, Francia, Malta, Portogallo, Grecia

In tale contesto, la UE non vedrà sicuramente bene il processo di destabilizzazione del sistema pensionistico avviato dal Governo Prodi, dopo che la stessa UE aveva apprezzato la riforma Maroni del 2004. Né si può parlare di qualificazione della spesa se la si usa per compensare un abbassamento dell’età pensionabile quando in tutto il mondo si procede in direzione opposta, per adeguare i sistemi pensionistici ai nuovi andamenti demografici.

Fino ad ora abbiamo svelato il di TPS per quanto riguarda la riduzione e la qualificazione della spesa e il ridimensionamento del debito pubblico. Ma analoghe considerazioni critiche valgono anche per la crescita dell’economia, tanto che ancora una volta l’Italia non è riuscita a stare al passo di una robusta ripresa internazionale che ormai va riducendosi.

*L’ITALIA continua a perdere competitività: sono parole di TPS ma anche giudizi dell’Economic Global Forum.

*Il tasso di crescita del 2008 deve essere ridimensionato rispetto alle previsioni del +1,4% anziché +1,7%.

Non sembra dunque realizzato l’obiettivo di un bilancio che faciliti e promuova la crescita dell’economia. L’Italia è il Paese che cresce meno dei partner europei. Non vale il paragone con quanto è avvenuto nella passata legislatura. Allora l’economia internazionale attraversava una fase di grave crisi; Prodi invece non è stato in grado di avvalersi al meglio di un periodo di ripresa, se non – come vedremo – per spremere di più le imprese e le famiglie sul piano fiscale.

Il solo aspetto positivo che ci viene riconosciuto riguarda il tasso di disoccupazione. Nel 2007 il tasso di disoccupazione medio nei Paesi dell’area euro nel 2007 sarà del 7%, in Italia del 5,9%. Ma il Governo Prodi ne ha ben poco merito, visto che questi risultati – come quelli che riguardano il tasso di occupazione mai stato così alto da anni come adesso – sono il frutto di una legislazione del lavoro avviata nel 1997 e proseguita dal Governo Berlusconi attraverso la legge intestata al mio indimenticabile amico Marco Biagi: una legislazione che l’attuale Governo vuole mortificare, sotto la spinta della sinistra trinariciuta.

Il Governo, nel ddl di attuazione dell’accordo del 23 luglio, ha introdotto, ad esempio, un giro di vite sui contratti a termine, assolutamente ingiustificato perché l’uso di questo rapporto di lavoro deriva dal recepimento di una direttiva europea ed è del tutto sottodimensionato rispetto agli standard europei. Scheda

Ma ha davvero destrutturato il mercato del lavoro e generato un precariato diffuso e dilagante la nuova disciplina del contratto a termine (un istituto giuridico antico), introdotta col dlgs n.386/2001 in conseguenza del recepimento di una direttiva europea e di un avviso comune delle parti sociali che ne aveva modificato i contenuti introducendo ulteriori vincoli a maggiore tutela dei lavoratori ? I dati stanno a dimostrare che la realtà è ben diversa dalla propaganda. Il lavoro dipendente - dal 1997 al 2006 – è aumentato di 2.462.000 unità, di cui 1.850.000 e 612mila . Stando alle statistiche del II semestre del 2007 occorre aggiungere altri 240mila occupati alle dipendenze di cui 157mila permanenti e 83mila a termine. Ma la nuova legislazione sul lavoro a termine ha aumentato, davvero e in maniera abnorme, l’occupazione a tempo determinato ? Considerando che il dlgs n. 386 è stato varato nel settembre del 2001 sembra ragionevole farne decorrere gli effetti dal 2002. A partire da quell’anno fino a tutto il 2006 i lavoratori a termine sono aumentati di 276mila unità (mediamente di circa 55mila l’anno). Tra il 1997 e il 2002 l’incremento è stato di 336mila (pari ad una variazione media annua di 56mila). Nulla di particolarmente nuovo sotto il sole, dunque. Interessante è notare (si vedano la tabelle) l’andamento e le variazioni in numero assoluto di ambedue le tipologie lavorative considerate. Certo, ci sono dei picchi per quanto riguarda il ricorso ai contratti a termine; ma tali processi non sono iniziati a partire dal 2001 e per effetto dell’entrata in vigore della nuova legislazione. E in generale l’assunzione a tempo indeterminato è complessivamente prevalente.

Occupati (valori assoluti in migliaia) – 1997/2006/2007 (II trimestre)

1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 II trimestre Dipendenti 14.453 14.605 14.870 15.153 15.502 15.818 16.039 16.117 16.534 16.915 17.155 Permanenti 12.843 12.908 13.037 13.222 13.585 13.872 14.069 14.208 14.507 14.693 14.850 A termine 1.610 1.697 1.834 1.931 1.917 1.946 1.970 1.909 2.026 2.222 2.305 Fonte: Istat

Variazioni (valori assoluti in migliaia) degli occupati – 1997/2006/2007 (II trimestre) dipendenti 1998/1997 1999/1998 2000/1999 2001/2000 2002/2001 2003/2002 2004/2003 2005/2004 2006/2005 2007 (II tr.)/2006 permanenti 65 129 185 363 287 197 139 299 186 167 a termine 87 137 97 -14 29 24 -61 117 196 83 Fonte: elaborazione su dati Istat

Il lavoro a termine è più diffuso tra i giovani: nella classe 15-24 anni quasi un occupato su tre è un dipendente temporaneo. Ma l’incidenza di questa tipologia di impiego sull’occupazione giovanile, in Italia, è più ridotta se messa a confronto con gli altri principali Paesi dell’Eurozona (in Germania supera di poco il 56%; in Francia è pari al 48%, in Spagna al 60%). Per quanto riguarda le coorti comprese tra i 24 e i 39 anni, la situazione italiana – secondo Eurostat - non è peggiore di quella di altre nazioni, in quanto la quota dell’occupazione temporanea resta attorno al 10%: un livello non distante da quello che si registra in Germania e in Francia. C’è molta esagerazione, dunque, nella . Esistono certamente dei problemi, seri e gravi, come in tutte le fasi di transizione. La legislazione innovativa, però, non ha preso le mosse dalla , ma dalla drammatica necessità di aprire ai giovani le porte di un mercato del lavoro che li escludeva, in Italia come in Europa.

2. E’ il momento, dunque, di aprire un capitolo che esamini la (non) politica del Governo nei confronti dei giovani (è stato istituito persino un Dicastero): un’azione complessiva (contenuta nel ddl su welfare e mercato del lavoro) che viene presentata come un vanto e che è invece una solenne turlupinatura, perché, come vedremo, i giovani non sono i favoriti, ma le vittime, coloro che pagheranno in larga misura le politiche clientelari del Governo nei confronti dell’elettorato garantito e sindacalizzato.

La propaganda di regime (con l’aiuto dei media) va dicendo che le misure adottate per i giovani produrranno il rafforzamento della loro posizione nel mercato del lavoro e nell’ambito della tutela previdenziale. In realtà sono previsti interventi assai limitati e modesti e soprattutto, osservando le norme di copertura finanziaria, ci si accorge che quei “ nuovi diritti” i giovani se li sono profumatamente pagati e continueranno a pagarli in futuro, con un sostanzioso avanzo a favore di politiche che con i giovani non hanno niente da spartire. Vediamo in sintesi perché.

Istituzione di un Fondo per il finanziamento di sgravi per la contrattazione di secondo livello: da questa agevolazione sono escluse le forme di lavoro non standard e dei contratti di lavoro non dipendente oggi nella maggior parte esclusi dalla contrattazione.

Fondo credito: è prevista una doppia esclusione in termini sia di età sia di tipologie contrattuali. a) Età: è limitato l"accesso al Fondo credito, microcredito e credito per i lavoratori autonomi agli iscritti alla Gestione separata Inps di età inferiore ai 25 anni e 29 anni se laureati.

b) Tipologie contrattuali: sono esclusi i collaboratori coordinati e continuativi, le partite IVA, gli associati in partecipazione etc. Inoltre non sono tutelate per i lavoratori autonomi le necessità finanziarie legate all"autoimpiego ed alle professioni ( specie quelle non protette da Albi ) tipologie nelle quali è anche presente un’alta percentuale di donne.

Dotazione iniziale dei Fondi e tempi di attuazione per il 2008 - La dotazione iniziale NON RICORRENTE per i 3 Fondi è pari a 150 ml di euro per il 2008. Inoltre le modalità operative del funzionamento dei Fondi dovranno essere emanate entro 6 mesi dalla data di approvazione della proposta di legge. In sintesi nel 2008 resterà disponibile meno di un anno per l"accesso.

A conti fatti, i vantaggi derivanti dai 3 Fondi sono destinati a circa il 20 % degli iscritti, mentre, l’aumento di contribuzione previdenziale opera su TUTTI gli iscritti al Fondo Inps Gestione Separata (tre punti, uno all’anno, per gli iscritti in via esclusiva; un punto dal 2008 per gli altri). Non sono previsti i contributi figurativi a carico della fiscalità generale e neppure una più vantaggiosa aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche quale segnale di risarcimento per la condizione disagiata e più rischiosa di altre nel mercato del lavoro.

Ricordiamo che nel documento del 21/06/2007, Relazione del Ministro al Tavolo di concertazione, a pagina 7 si diceva che " l"eventuale accredito di una aliquota di computo superiore a quella effettiva potrebbe dare un ulteriore aiuto ...". Di questo provvedimento non resta alcuna traccia nel testo del disegno di legge. L"integrazione di emolumenti per assegni e contratti di ricerca istituisce un fondo di 8 ml di euro /anno per 3 anni ( 2008/2010). Stimiamo che la cifra pro capite sia pari a circa 50 euro netti al mese, ma sottraendo l"aumento previdenziale previsto, l"aumento si riduce a circa 20/25 euro netti mensili.

Quanto alla Totalizzazione, la riduzione da 6 a 3 anni per la ricongiunzione dei contributi è migliorativa. Tuttavia non sufficiente. Già oggi nel lavoro dipendente la ricongiunzione è possibile a partire da 1 giorno.

Inoltre :
* In un sistema contributivo questo vincolo triennale non ha senso e deve essere superato.
* Segnaliamo inoltre che molti iscritti al Fondo Inps Gestione Separata, in specie donne, non raggiungono un versamento pari all"annualità pur lavorando tutto l"anno perché il vincolo del minimale è troppo alto rispetto - non alla durata dei contratti - ma ai compensi da loro percepiti.

In questa Gestione dei lavoratori atipici, dal 1996 ad oggi, si è determinata una situazione patrimoniale attiva per 39 miliardi di euro che sono serviti a mantenere in equilibrio il bilancio dell’INPS coprendo i disavanzi delle gestioni deficitarie. Nel solo anno 2007 l"Inps la Gestione avrà un avanzo di esercizio pari a 6,8 miliardi di euro. Gli incrementi di aliquota nel prossimo triennio accresceranno questo avanzo: ciò dimostra che il centro sinistra adopera i soldi dei giovani per tenere a galla il sistema pensionistico.

In sintesi in questi provvedimenti è difficile scorgere una inversione di tendenza, un riconoscimento del ruolo che gli iscritti al fondo Inps gestione separata da anni svolgono per l"equilibrio dei conti pensionistici e nell"interesse generale.

A fronte di questi magri benefici va ricordato che - su 10 miliardi di euro di copertura dei maggiori oneri per il superamento dello scalone ed il fondo lavori usuranti - 4,4 miliardi di euro ( 3,6 + 0,8 miliardi di euro) gravano (per il 44%) sugli iscritti alla Gestione separata. In sostanza, viene confermata la linea del Governo di risolvere il problema del lavoro atipico strangolandolo sul piano previdenziale. Entro un triennio l’aliquota contributiva raggiungerà il 26% (con un incremento, per i parasubordinati in via esclusiva, di ben 9 punti dal 2007). Ma il trend di crescita non si fermerà quì, essendo evidente il proposito di arrivare al 33% sancito per il lavoro dipendente. Si tratta di una politica punitiva abbastanza avventata, che potrebbe distruggere posti di lavoro o sospingerli nel sommerso anzichè crearne di .

Inoltre è proprio di questi giorni (7 novembre) per le collaboratrici la maternità è più onerosa: è aumentata l’aliquota dello 0,22% da versare alla gestione separata in seguito all’emanazione di un decreto del 12 luglio sulla maternità alle lavoratrici subordinate. Dunque alle aziende la maternità costerà di più (nonostante che la relativa gestione non abbia problemi di carattere finanziario); ed è un controsenso rispetto alle promesse di valorizzare la maternità a carico della fiscalità generale e favorire così l’occupabilità femminile.

Quanto costerà ai lavoratori parasubordianati la stangata contributiva ? A regime, nel 2011, un lavoratore con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, con un reddito di 18mila euro, verserà all’Inps 518,40 euro (+2,88%), mentre il committente verserà 1.031,40 euro in più (+5,73%). In totale, l’incremento contributivo (alla fine sempre a carico del lavoratore come nella fattispecie del soggetto con partita IVA) sarà di 1.549,80 euro (+8,61%). E’ ragionevole una stima di un gettito contributivo che aumenterà, in questo lasso di tempo, di 4,8 miliardi. Si dice che, versando più contributi, gli atipici otterranno un trattamento pensionistico superiore. Si arriva anche a quantificarlo a costo di violare le regole fondanti del sistema retributivo. Nell’ambito della controriforma – recita il ddl che ha recepito l’accordo - si dovranno “proporre politiche attive che possano favorire il raggiungimento di un tasso di sostituzione al netto della fiscalità non inferiore al 60%”, con particolare riferimento ai percorsi lavorativi discontinui delle giovani generazioni. Nessuno, però, è in grado – adesso - di garantire che – fermo restando il finanziamento a ripartizione anche nel sistema contributivo – i lavoratori attivi (contribuenti di domani) potranno effettivamente onorare le promesse accumulate durante la vita lavorativa dai futuri pensionati.

Allora, proprio perché è imposto un sacrificio contributivo di notevole entità, destinato ad incidere profondamente sui redditi di persone appartenenti all’ultimo girone del mercato del lavoro ufficiale, sarebbe il caso di diversificare la tutela pensionistica. Se non è possibile utilizzare parte della contribuzione già stabilita (perchè allocata a copertura di operazioni definite), almeno i sette punti (equivalenti peraltro all’ammontare del tfr, un istituto di cui queste categorie sono prive) che separano l’aliquota vigente nel 2010 a quella finale del 33%, nel caso degli iscritti in via esclusiva, dovrebbero essere destinati a forme di previdenza complementare a capitalizzazione. Così, il giovane parasubordinato potrà disporre, a fianco dei trattamenti promessi dalla legge, di un capitale esigibile e reale, a lui imputato.

3. L’ultimo proposito di TPS riguardava la progressiva diminuzione della pressione fiscale. Altro obiettivo eluso, anzi tradito. Scorriamo, nella sua incisività, la scheda.

Scheda
E’ aumentato il prelievo fiscale

Maggior prelievo dal settembre 2007/settembre 2006: + 18,2 miliardi
Imposte dirette : + 6,5%
IRPEF + 5,2% = + 9 miliardi
IRES + 35,4% = + 7 miliardi sulle imprese
Imposte indirette : + 5,2%

Tributi locali: + 9,4 % = 2,5 miliardi
Addizionali regionali: +18,6 %
Addizionali comunali:+ 41,5 %
IRAP: + 5,6%

E’ IMPRESSIONANTE L’INCREMENTO delle tasse locali, dovute al fatto che il GOVERNO di centro sinistra i tagli alla finanza locale li ha fatti davvero e che gli EELL hanno dovuto aumentare le tasse, naturalmente ficcando le mani nelle tasche degli italiani

In queste performance vanno compresi certamente i recuperi d’evasione. Ma il motivo di incrementi tanto consistenti dipende dall’incremento del gettito fiscale tout court: in sostanza, è aumentato il prelievo fiscale su quanti le tasse le pagano già. La situazione delle famiglie italiane e dunque dei lavoratori e delle lavoratrici che sono anche risparmiatori è molto difficile: pesa prima di tutto la questione della tassazione locale ma anche e soprattutto la vicenda dei Mutui immobiliari: sono 300 mila famiglie in difficoltà a causa dell’aumento dei tassi

Su di un mutuo di 100mila euro a tasso variabile:
Nov.2003 Tasso 3,69% 944 euro di rata mensile
Nov.2007 Tasso 6,15% 1.244 euro di rata mensili
E il peso della rata su reddito medio è in Italia del 26% con differenze notevoli a livello territoriale:
48% a Ragusa;37% a Roma;10,7% a Bolzano; 24% a Milano.

La crisi dei mutui impone una strategia di recupero della fiducia sulla stabilità e di mercati finanziari rispetto all’azione sia degli operatori privati che di quelli pubblici; si impone una regolamentazione più accurata,che tenga conto della globalizzazione dei mercati finanziari. Rispetto l’esuberanza distruttiva di alcuni comportamenti la risposta non può essere l’autoregolamentazione del mercato.

4. Veniamo ora al disegno di legge finanziaria nella stesura varata dal Senato in prima lettura. Il giudizio sull’impianto complessivo della manovra è presto dato: la Finanziaria non si pone e non risolve nessuno dei problemi fino ad ora affrontati. E’ una occasione perduta; ritarda l’obiettivo del risanamento allo scopo di attuare una politica delle mance a favore dei bacini elettorali della sinistra. Vediamo i principali punti.

4.1. - Attività produttive: l’aliquota IRES scende dal 33% al 27,50% e l’IRAP dal 4,25% a 3,9%. E’ prevista la forfetizzazione al 20% per oltre 900mila contribuenti che hanno ricavi o compensi fino a 30mila euro. Si tratta di misure che hanno il limite grave di una riduzione fiscale senza nessuna selettività rispetto a reinvestimenti, innovazione tecnologica, qualificazione e stabilizzazione professionale, soprattutto rispetto al Mezzogiorno. Si tratta, poi, di un alleggerimento non solo modesto ma soprattutto tardivo, che non ha consentito alle imprese di avvalersi del beneficio fiscale quando sarebbe servito.

Alla manovra finanziaria inoltre si è assegnato un sovraccarico decisionale con i collegati del welfare che non ha consentito un confronto trasparente tra diverse opinioni di politica economica: si è assegnata alla sessione di bilancio un compito barocco e confuso non in grado di esaminare il Bilancio a legislazione vigente non dedicando all’esame della spesa storica ,in particolare della spesa corrente,quella attenzione e quella verità che è condizione essenziale di ogni ipotesi di riqualificazione complessiva della spesa. L’assenza tra i collegati alla finanziaria del disegno di legge sul federalismo fiscale e l’incertezza sui tempi e definizione a regime dei rapporti tra finanza statale, regionale e locale, determina tra l’altro incertezze su alcune misure: un’inadeguata soluzione degli equilibri tra finanza locale e nazionale comporterà una manovra di incremento della pressione fiscale locale come già avviene per gli estimi catastali, addizionali IRES che azzerano le già risibili riduzioni ICI.

4.2. – Benefici per le famiglie: oltre alla riduzione modesta sull’ICI (lo sconto non supererà i 200 euro) sono previste detrazioni Irpef per tutti gli inquilini e per i giovani da 20 a 30 anni (meno di 1000 euro per tre anni per redditi annui fino a 15,5 mila euro). E’ prorogato lo sconto Irpef per l’asilo nido, mentre sale a 4mila euro il tetto per la detrazione degli interessi sul mutuo acceso per la prima casa.

4.3. – Pubblica amministrazione: entro il 30 aprile 2008 sarà messo a punto un piano per stabilizzare il personale precario. Bello sforzo ! Sono capaci tutti di stabilizzare i giovani a spese dello Stato, aprendo le porte della P.A. a chiunque abbia appoggiato i suoi per qualche tempo in un ufficio pubblico.

4.4. – Class Action: è passato in Senato l’emendamento sulla class action, inserito in Finanziaria 2008, per accattivarsi le simpatie delle associazioni dei consumatori. Con questa norma rozza, che imbarazza lo stesso ministro Bersani, il Governo ha voluto . La questione della class action non appare legata esclusivamente alla tutela degli interessi collettivi, ma, in un contesto come quello italiano che necessita di un’urgente riforma dell’ordinamento giudiziario, assume una valenza molto critica, in quanto abbandona le aziende alla mercè di ogni possibile ricatto sul versante delle transazioni economiche.

4.5. - E’ l’anno dedicato dalla Ue alle Pari Opportunità e il Governo Italiano nella Finanziaria taglia i Fondi per la Legge 125 /1991 che finanzia progetti per l’occupabilità femminile mai stati così inconsistenti pari a meno di 2 milioni e 800 mila euro; congela la Legge 215 sull’imprenditorialità femminile, celebra con convegni l’evento internazionale, invoca l’obiettivo di maggiore occupazione femminile per onorare l’obiettivo di Lisbona del 60% ma rimaniamo fermi al palo con un scarso 46% che ci relega in fondo alle classifiche comunitarie e mondiali.

4.6. - Fondo per le non autosufficienze: verrà aumentata da 100 a 200 milioni la dotazione per il fondo per le non autosufficienze, a cui spettano di diritto 500 milioni in tre anni (ben poca cosa se consideriamo i 7 miliardi della Germania).

5. Conclusioni Come già ricordato vi sono tre provvedimenti collegati. Oltre al disegno di legge che recepisce il protocollo su welfare e mercato del lavoro, vanno ricordati il disegno di legge per il riordino del Servizio sanitario nazionale e il disegno di legge a favore dei non autosufficienti. Come è stato scritto da un autorevole commentatore definire quella del 2008 la manovra delle novità sarebbe un’esagerazione. Si tratta di una manovra di carattere modestamente espansivo, non riduttivo del disavanzo. In sostanza, il miglioramento tendenziale dei conti pubblici (grande parte del merito va al precedente esecutivo) ha consentito l’uso di un altro (0,4% del Pil) fermo restando – almeno nelle previsioni – un deficit del 2,2% del Pil.

Ma la UE non si accontenta di una situazione di stallo.

Vorrebbe, anzi vorrà, di più.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario