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Sarà governo istituzionale/ponte?

Una legislatura nata morta

L’epilogo della crisi politica non fa altro che indebolire la Costituzione

di Davide Giacalone - 25 gennaio 2008

Forse non è chiaro, ma l’epilogo incattivito di questa crisi politica demolisce quella stessa Costituzione di cui si sono, impietosamente, festeggiati i sessanta anni. Napolitano ha detto che quel testo rimane un punto di riferimento per tutti, ma sono parole perse al vento: la Costituzione nasce con ed interiorizza il sistema proporzionale; presuppone l’esistenza di partiti forti e radicati, nei quali militano e si riconoscono gli eletti; stabilisce un rapporto preciso fra Parlamento e governo.

E’ saltato tutto. Il fatto stesso che Prodi accolga come un successo la fiducia di deputati che neanche potrebbero sedere nell’emiciclo se non ci fosse stato il premio di maggioranza, ottenuto grazie ad un accordo con Mastella che è ora venuto meno, dice che le regole sono state stracciate. A rimediare non serve il formalismo costituzionale, l’evocazione furbetta del comma di comodo.


Si deve, tutto al contrario, far rivivere il clima costituente e cambiare una struttura istituzionale che fu grandiosa ed oggi è in rovina. La sinistra non comprese, all’inizio di questa sventurata legislatura, che negare il pareggio avrebbe portato a conseguenze nefaste. Noi vedemmo subito che ogni ipotesi di riforma, anche solo elettorale, era incompatibile con la permanenza del governo Prodi e scrivemmo che, se non fosse caduto per tempo, le elezioni si sarebbero tenute nella primavera del 2008 e con l’attuale sistema elettorale, e proprio perché, altrimenti, si sarebbero dovuti tenere i referendum. Quindi, non ci si lasci distrarre dalle vicende giudiziarie della famiglia Mastella, che sono state la causa accidentale di quel che doveva succedere.

Ora c’è chi vuole il governo istituzionale, o ponte. A che serve? Se si reggerà con il voto dei piccoli partiti, uniti ad una sinistra stecchita dal veleno ulivista ed unionista, tenterà d’evitare i referendum modificando la legge elettorale all’opposto di quanto richiesto. Un altro calcio negli stinchi della Costituzione. Non governerà l’economia, non arginerà il degrado. Servirà a spartirsi le nomine, coronando il sogno prodiano di una Repubblica fondata sulle partecipazioni statali. C’è bisogno di una rottura profonda, di una politica, a destra e sinistra, che cancelli la cieca arroganza con cui s’è iniziata, ed ammazzata, questa legislatura.

Pubblicato su Libero del 25 gennaio

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