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Public Policy

Incompatibile con la politica

Una frase di troppo

Cosentino ha dichiarato di essere “uomo di Berlusconi”. E questo è gravissimo

di Enrico Cisnetto - 23 novembre 2009

Non ho dedicato tempo alla questione Cosentino e al suo eventuale coinvolgimento in vicende di camorra. Non ho gli elementi per immergermi in lunghe ricerche che mi permettano di esprimere un giudizio ragionato sulla persona e sulla vicenda. Insomma, non sono in grado di giudicare nel merito. Ed essendo un garantista, per me Cosentino è penalmente innocente fino a quando una sentenza passata in giudicato lo dichiarerà colpevole. Oltretutto, non sarebbe la prima volta che un pentito decide di gettare fango per ragione molto diverse dal desiderio di far emergere la verità. Ma quello che ho sentito l’altra sera, durante la trasmissione “Porta a porta”, mi basta e avanza per condannare “politicamente” l’attuale sottosegretario all’Economia. “Solo se Berlusconi mi chiederà di fare un passo indietro, lo farò. Io sono un uomo di Berlusconi, a cui devo tutto, e la mia candidatura è nelle sue mani”, ha detto Cosentino come se fosse la cosa più giusta del mondo. E questa sarebbe la classe politica che la Seconda Repubblica ha fatto crescere? Si erano criticati i cinquant’anni di Prima Repubblica perché nel sistema politico c’era “l’amico di” o “il parente di”, ma qui il meccanismo della “fedeltà al capo”, cieca e assoluta, va ben oltre. Dichiarare pubblicamente di essere un “uomo di Berlusconi” (ma anche di Bersani, Fini, Prodi…) significa automaticamente azzerare qualsiasi autonomia politica. Vuol dire essere diretta emanazione di qualcun altro. Significa, in ultima analisi, essere un fantoccio. Una frase di questo tipo costringerebbe immediatamente alle dimissioni: per incompatibilità con la politica. E con l’intelligenza. Perché di “yes man” è pieno il mondo ma, perbacco, almeno un po’ di furbizia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario