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Speriamo che la telenovela finisca presto

Una Finanziaria per restare poveri

La legge di bilancio è regressiva e immobilizzante. Archiviamola in fretta

di Davide Giacalone - 05 dicembre 2006

Speriamo finisca al più presto questa telenovela triste della finanziaria. Speriamo mettano la fiducia in fretta, chiudano la piaga, e la piantino di continuare ad emendare se stessi. Oramai il governo è assai più veloce dei commentatori: non fai a tempo ad esprimere un’opinione su questa o quella norma che già se la sono rimangiata. Quando si metteranno in fila tutti provvedimenti prima annunciati e poi ritirati e stravolti si avrà materiale per alimentare altre quattro o cinque (brutte) finanziarie.

Nel tratto finale (speriamo che sia davvero finale) va di moda il pietismo: assegni familiari per uomini fino a ventuno anni, presunti aiuti alle famiglie povere, con presunti fondi di presunta lotta alla reale evasione fiscale, solita retorica sulle pensioni minime. Tutta roba che pretendere d’essere giusta perché spera di essere buona, e che, invece, è cattiva ed ingiusta. L’Italia resta uno dei Paesi più ricchi del mondo, ma lo si amministra come se si dovessero fare elemosine ai bisognosi. A certi politici i poveri piacciono purché rimangano poveri ed i ricchi li deglutiscono, ma a patto che si riducano a ceto medio (ed i ricchi lo fanno, fingendo ed evadendo il fisco, ricambiando ipocrisia con ipocrisia). Invece i giovani non vanno mantenuti con le paghette di Stato, ma va loro offerto un mercato del lavoro dove sia possibile entrare, dove il primo ostacolo da superare non sia un eccesso di regolamentazione che lo ingessa e lo rende impermeabile alle nuove leve.

Ai giovani non vanno regalati i precari scolastici in graduatoria congelata, ma una scuola che premi il merito, che selezioni, che consenta a chi è povero di diventare ricco grazie all’impegno ed alla capacità. La nostra società non ha bisogno di ulteriore fissante, ma di un fluidificante che rimetta in moto gli ascensori sociali. Il sistema pensionistico non ha bisogno di pietismo pane e latte per indigenti anziani, ma di una riforma profonda e coraggiosa che non scarichi sulle spalle dei pochi che lavorano il costo dei molti che hanno lavorato troppo poco.

Il tratto finale della legge finanziaria ne rivela tutta la sua natura regressiva ed immobilizzante. Non c’è alcuna possibilità che la si modifichi, almeno archiviamola in fretta. www.davidegiacalone.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario