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Nell'agroalimentare prezzi su del 300%

Una filiera inefficiente

E' la distribuzione l'anello debole del percorso produttore-consumatore

di Alessandro D'Amato - 16 dicembre 2007

Misteri della filiera della distribuzione. Che, grazie alle sue “particolarità”, riesce a creare assurdi come aumenti di prezzi fino a 20 volte per i generi alimentari dal produttore al consumatore finale, oppure a vedere le arance siciliane che costano il 20% in meno a Berlino rispetto a Milano. E ancora: un chilo d"insalata può venire venduto al mercato a 8 euro al chilo, quando il produttore la liquida a 0,30-0,35; le clementine vendute sui banchi dei mercati anche a 3,50 euro al chilo (il prezzo del produttore è di 0,25-0,35 euro). Messa sotto accusa dalle associazioni di produttori, la catena commerciale che porta i prodotti dai campi alle tavole, in alcuni casi, si compone persino di una decina di passaggi intermedi. Nei quali ciascuno degli intermediari deve avere la sua parte di guadagno, con il risultato di far schizzare i prezzi alle stelle: in media di 5 volte dal campo alla tavola secondo la Coldiretti. Più cauto, l’Antitrust nella sua analisi delle 267 filiere che compongono l’agroalimentare ha parlato di ricarichi che arrivano fino al 300%. Un’imperfezione del mercato della quale, come è normale che sia, il più forte cerca di strappare il miglior prezzo al più debole, e può farlo proprio in virtù di un potere contrattuale infinitamente superiore rispetto a chi si trova a valle della catena. Ma i rimedi ci sono: Carlo Mochi, ex responsabile del centro studi di Confcommercio e oggi membro del Cnel spiega: “Bisogna distinguere. Per quanto riguarda la filiera internazionale, è necessario un incremento della concorrenza, per riuscire a innestare il circolo virtuoso che porterebbe al calo dei prezzi. Nella filiera nazionale, invece, spesso ci troviamo di fronte a una realtà nella quale piccole unità coltivatrici non organizzate si trovano a dover trattare con commercianti molto più grandi di loro, i quali riescono a imporre i loro prezzi”. E come si spezza questo circolo vizioso? “Organizzando i piccoli produttori in cooperative che coordinino la produzione e il commercio. L’obiettivo di fondo è fare svolgere alle imprese più funzioni nella catena che va dalla messa a coltura fino alla vendita, e ottenere così il massimo dell’economicità”. Anche per Stefano Masini, responsabile per le politiche ambientali e del territorio della Coldiretti, “vista la difficoltà insita negli interventi per il controllo dei prezzi, si deve agire con incentivi normativi e fiscali per favorire le nuove forme di aggregazione. Del rischio-ricarico da filiera sono affetti tutti, compresa la grande distribuzione. E i consumatori, così come i produttori, non hanno proprio più voglia di essere continuamente vittima della speculazione”.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario