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Le uscite del ministro Alessandro Bianchi

Una cosa grave da non sottovalutare

Adesso possono anche farlo tacere, tanto quel che voleva (ma non doveva) dire l’ha detto

di Davide Giacalone - 26 maggio 2006

Una cosa sono le chiacchiere fuor di luogo sul ponte, o le sparate che fanno crollare il titolo Alitalia, altra e gravissima cosa sono le offese alla libertà ed all’autodeterminazione dei popoli, che la bocca del ministro Alessandro Bianchi è in grado di secernere. Una cosa sono gli scemi che vanno in giro con le croci uncinate, o i compagnucci di Bologna, che si ritrovano con il maxi ritratto in vetro del compagno Giuseppe Stalin, gli uni e gli altri folkloristici avanzi di due mali assoluti, altra cosa è questo comunista al governo, pericoloso ed offensivo, sul quale richiamo l’attenzione del Presidente del Consiglio e del Parlamento tutto.
Gli Stati Uniti d’America sono un nostro alleato e l’Italia non è ancora uscita dalla Nato. Non si concilia, questo, con il fatto che sieda al governo un signore che dice di Bush: “la sua è una logica da guerrafondaio con i paraocchi”, ed aggiunge: “l’Italia è andata in guerra”. Dunque, Bush è ignorante e pazzo, e noi italiani, per servilismo, siamo andati a far la guerra in Iraq. Con il che, in un sol botto, questo ministro è riuscito a denunciare l’alleanza atlantica, ad insultare l’Onu e ad accusare il governo italiano, complice il Presidente Ciampi, di avere violato la Costituzione. Come fa, uno così, ad essere ministro? E non è finita, secondo Bianchi gli Stati Uniti dovrebbero smetterla con la difesa di Israele, dato che la faccenda dovrebbe essere risolta dai “popoli mediterranei”. Ed è il contrario, per tacere il resto, di quel che hanno sostenuto D’Alema, Fassino, Rutelli e compagnia cantando. Perché si tengono al governo un avanzo di comunismo che sputa apertamente su ogni loro tentativo di sembrare uomini dell’occidente? E, ancora una cosa.
Bianchi si commuove, quando sente Fidel Castro. Si commuove ascoltandolo quando parla, per ore, il primo maggio. Ma che bella lacrimuccia comunista. Quel giorno gran parte dei cubani vengono deportati ad ascoltare il dittatore, ed il nostro comunistucolo si commuove. Ha mai letto Herberto Padilla, Reinaldo Arenas, Padura Fuentes? Ci provi e scoprirà la realtà agghiacciante dei torridi lager castristi, l’umiliazione d’ogni libertà, la repressione d’ogni pensiero, la persecuzione degli omosessuali, i divieti di riunioni, il rogo delle poesie, le torture al sole, le offese subite da un popolo accanto al quale i Bianchi di questo mondo possono passare senza vedere, impegnati ad inseguire l’arrapamento per le lussurie tropicali, o per il mito rivoluzionario che nella loro testolina sopravvive a dispetto della realtà. La Cuba di Castro è un’offesa vivente ai diritti umani ed agli uomini liberi. Che ci fa nel governo italiano un tifoso della dittatura, della repressione, della galera e della persecuzione? Non è uno scherzo, è cosa grave. Adesso possono farlo tacere, ma quel che doveva dire l’ha già detto.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 26 maggio 2006

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