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In Francia si rinuncia a trasmettere le immagini della reporter rapita

Una censura che contenga le emozioni

La decisione dei francesi va condivisa: non possiamo permettere l'uso della democrazia per scopi criminali

di Davide Giacalone - 02 marzo 2005

Una sconvolta Florence Aubenas è apparsa sui teleschermi d'Europa, ma non su quelli francesi. Le televisioni di quel Paese hanno deciso di non trasmettere il filmato divulgato dai rapitori iracheni, "per non fare il loro gioco". Bisogna guardare dentro questa storia, anche se credo abbiano fatto bene. La stessa cosa si decise in Italia, quando la gran parte degli organi di stampa smisero di pubblicare i proclami delle Brigate Rosse: era, ed è, fin troppo evidente che i nemici della libertà usano le libertà esistenti per minacciarle.

Quel messaggio, oltre ad essere raccapricciante, contiene elementi significativi, che vanno a confermare quel che avevo sostenuto. La Aubenas chiede aiuto a Didier Julia. Non sappiamo quanto ella sia consapevole del fatto che Julia non le può esserle di nessun aiuto, ma sappiamo per certo che i rapitori hanno consentito, e forse chiesto, che si facesse quel nome.

Didier Julia è un parlamentare francese dell'Ump, il partito del presidente Chirac (avversario deciso della guerra in Iraq), ed è stato schierato a difesa di Saddam Hussein. Avevo scritto che i rapimenti delle due giornaliste, così come di altri (non tutti) prima di loro, era un messaggio inviato dalle disperse forze di Saddam ai loro amici occidentali. Della serie: non potete ignorare che ci stanno schiacciando come vermi, faceste affari assieme a noi, adesso cercate di rendervi utili. Chiaro? Anche da questo punto di vista è giusta la scelta di non trasmettere il video con la regia criminale.

Perché nelle nostre democrazie si può discutere se sia stato un bene od un male appoggiare Saddam Hussein (fu un male, e la cosa vale anche per Roberto Formigoni), ma non possiamo consentire ad altri di sfruttare il nostro dibattito democratico per scopi criminali. Detto questo, ripeto ancora una volta che per la libertà dei rapiti, per la libertà di Giuliana Sgrena, essendo escluso senza alcuna possibilità di errore che si possano accettare le condizioni politiche dei saddamiti, quel che conta è l'attività di intelligence in loco, nel caso italiano sorretta dalle truppe presenti. Il resto, dai cortei ai digiuni, sono attività che non scalfiscono di un niente i criminali, e che, pertanto, lasciano il tempo che trovano.

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