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Una sinistra sull’orlo del baratro

Un voto contro Pilato

Ancora un sintomo che indica la cattiva salute del sistema politico nel suo complesso

di Davide Giacalone - 17 dicembre 2008

In Abruzzo ha votato poco più della metà degli elettori. Il vincitore ha preso poco meno della metà dei voti espressi, quindi lo ha voluto un quarto degli elettori. Ci andrei piano, con il trionfalismo, e se la sinistra si suicida nell’ignominia giustizialista, candidando i dipietristi mentre le arrestano gli amministratori, più di un sintomo indica la cattiva salute del sistema politico, nel suo complesso.

Prendete la teoria secondo cui la “gente” è stufa di votare per liste nazionali bloccate, in una contrapposizione destra-sinistra che si ripete uguale, da troppi anni, laddove, invece, la forza degli enti locali è quella di essere vicini ai cittadini, destando maggiore interesse fra gli elettori. E’ vero l’esatto contrario: la contrapposizione nazionale chiama alle urne, mentre il personalismo localistico è sempre più moscio. Seconda teoria: l’astensionismo è qualunquista. Ma quando mai!? In Abruzzo sono molti gli elettori di sinistra che si sono rifiutati, più che a ragione, di votare un “loro” candidato, espressione di una forza di destra, e che hanno condannato una dirigenza politica vile, che spera di cavarsela abbandonando Del Turco al suo destino. Quel non-voto ha un significato politico, guai a non capirlo.

Vale per Del Turco come per il sindaco di Pescara, e vale per Napoli come per ogni altra inchiesta giudiziaria: le responsabilità penali sono personali e nessuno può essere considerato colpevole prima di una sentenza definitiva, ma la politica che si nasconde sotto le toghe ha già perso, è già condannata. Si deve avere il coraggio di difendere i propri uomini, a viso aperto, o di buttarli fuori, assumendosene la responsabilità. Se, invece, ci si rimette ad una giustizia che non funziona ed ha tempi incivili, vuol dire che si è dei quaquaraquà. Questa è la grande colpa che portò alla perdizione i partiti della prima Repubblica. Non gli scandali, la pochezza e la viltà.

Questa sinistra s’inabissa, ma gli elettori non sono corsi dall’altra parte. Sono rimasti fermi, estranei. Oggi non riconoscono alcuna classe dirigente, domani la vedranno alla prova con una pesante crisi economica. Oggi fotografiamo un Paese bloccato, domani potremmo vederlo in fuga. Pare fosse abruzzese anche Ponzio Pilato, noto esempio di quanto inutile sia il lavarsene le mani.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario