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Le incoerenze della politica estera italiana

Un “velato” gioco di interessi

La posizione ambigua del Belpaese: rischia credibilità sulla pelle dei soldati

di Davide Giacalone - 11 settembre 2007

In politica estera si deve ragionare anteponendo gli interessi del Paese. E’ misero farne un tema per le polemicuzze interne. E’ ancora più errato, però, non avvertire la negatività dell’ondivaga condotta governativa, tale da mettere a rischio il ruolo dell’Italia. Prodi e D’Alema hanno goduto per quanto detto, diplomaticamente ma fuori dalle righe, da Simon Peres, presidente israeliano: viviamo la migliore stagione dei rapporti fra Italia ed Israele. Mi piacerebbe fosse vero, ma quelle parole indicano solo il ruolo subordinato ed a rischio dell’Italia.

Il governo italiano ha chiaramente sostenuto due cose: a. è opportuno un negoziato anche con Hamas, perché non si può fare la pace con solo una parte del popolo palestinese; b. siamo “equivicini” fra Hezbollah ed Israele. La tesi di Peres è: “avere rapporti con Hamas non è assolutamente interessante, non serve avere un dialogo con chi vuole distruggere Israele”. E per quel che riguarda Hezbollah: “Sono come Hamas (…) agenti dell’Iran”. Intanto Salam Fayyad, capo del governo palestinese, parla apertamente di Prodi e D’Alema: “chi vuole impostare un negoziato con Hamas è in errore (…). Io sostengo che Hamas deve innanzitutto far cessare quello che accade ogni giorno a Gaza”. Parole importanti, dette da un islamico che nega di sentirsi tenuto a sottoscrivere un messaggio d’odio sol perché arriva da una moschea.

E’ paradossale che il governo italiano dica di volere appoggiare Abu Mazen e gli chieda di far la pace con i fondamentalisti di Hamas, che lui paragona ad Al Quaeda. Così come non può condividere le ragioni d’Israele e sentirsi vicino ai terroristi di Hezbollah. Ci sono due ragioni per cui queste incoerenze non ci vengono sbattute in faccia: 1. perché i nostri soldati sono, giustamente, schierati in Libano e, al di là delle parole governative, svolgono un ruolo d’interposizione fra terroristi e cittadini israeliani: 2. perché siamo cittadini di un’Europa dove Inghilterra, Francia e Germania dettano la linea, opposta a quella di Prodi e D’Alema. I nodi vengono al pettine sul fronte iraniano, dove il governo mantiene dialogo ed aperture, mentre la comunità internazionale rimprovera l’appoggio ai terroristi. L’Italia rischia credibilità, mentre i nostri soldati la pelle. Il resto sono moine che contano zero.

Pubblicato su Libero di martedì 11 settembre

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