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Iniziative inutili

Un Sud scimunito

Di idee, al Sud, ce ne sono tante. Solo che vanno a prendere corpo in altre parti del mondo.

di Davide Giacalone - 30 gennaio 2013

Ecco un nuovo concorso: “dateci idee per salvare il Sud”. Mi candido subito, e presento la mia idea: fermate il concorso. L’iniziativa parte dal ministero per la coesione territoriale (altra idea che fornisco gratis: chiudete il ministero e smettetela di usare il termine “territorio”, che tanto non si spappola) e da Invitalia, agenzia pubblica che agisce su mandato del governo per accrescere la competitività nazionale (da quando esiste è diminuita, con il che ho già detto cosa farne). Se avete stomaco e siete dotati di un vocabolario capace di tradurre dal burocratese e dal falso managerialese, senza per questo chiedere che usino l’italiano, andate a vedere quel che scrivono nell’apposito sito www.99ideas.it. Scorgerete il baratro nel quale il Sud è stato condannato a vivere, oltre che la voragine dove sono stati buttati i soldi pubblici.

Le idee per salvare il Sud devono essere esaminate da apposite commissioni, ove siedono i rappresentanti delle amministrazioni promotrici, coadiuvati da presunti esperti in non si sa cosa. Una volta selezionati i progetti finiscono in un “piano generale”, in attesa di essere finanziati con i quattrini del contribuente. Per avere sentore di quale sia il livello culturale dell’operazione mi limito a trascrivere le indicazioni relative all’area di Pompei: “per la valorizzazione degli attrattori presenti sul territorio, il potenziamento del sistema produttivo locale e della filiera turistico-culturale, con l’obiettivo di rendere il sistema cittadino più attrattivo, accogliente e vivibile”. Anche qui avrei un’idea attrattiva, destinata a rendere più vivibile l’attrattività locale, e consistente nell’attrarre verso una scuola il massacratore di tasti che è riuscito a compitare un simile obbrobrio. In quanto a Pompei, ecco idee originalissime: 1. mettere un cartello stradale che indichi il sito; 2. tenere aperta l’area archeologica anche la sera; 3. immaginare la presenza di un bar e, cosa che non guasta, anche di qualche cesso. Io privatizzerei. Ma mi rendo conto di essere fuori concorso.

Posto che gli “abstract” vanno pubblicati “online” per favorire la “contaminazione” (non c’è problema, questa è tutta roba altamente contaminata), ecco il chiaro indirizzo formulato dall’amministratore di Invitalia, Domenico Arcuri: “lavoreremo per trasformare le idee in progetti strategici trasformando (le?) in reali traiettorie per lo sviluppo”. Traiettorie per lo sviluppo. Trattorie per l’avviluppo. Trastullatorie per lo slurpo. Raymond Queneau sarebbe restato in estasi. Più terreno il ministro, Fabrizio Barca: “Non c’è un problema di fondi (…) queste idee potrebbero entrare a fare parte dei progetti finanziati con il nuovo programma comunitario 2014-2020”. E’ appena il caso di osservare che quando si scoprirà che il fumo non prelude all’arrosto i signori che parlano saranno proiettati altrove.

Adesso, da uomo del Sud, vi dico qualche cosuccia banale: a. lo Stato spenda i soldi non in patetici concorsi, ma in infrastrutture, a cominciare dai trasporti; b. si preoccupi che esistano le linee di comunicazione; c. usi la propria forza per far rispettare la legge, mediante la repressione del crimine e la liberazione da una giustizia che agisce con tempi intollerabilmente lunghi; d. se non ci sono problemi di fondi, paghi i propri debiti, così, almeno, le parole potrebbe anche sembrare che abbiano un senso; e. se vuole attrarre idee dal mondo non ha che da creare aree di favore fiscale, come in ogni altra parte del mondo si è fatto; f. le idee migliori non sono quelle come tali riconosciute da componenti prezzolati di una commissione ministeriale, ma da quella cosa diabolica che si chiama “mercato”; g. una volta scoperto che ci sono idee buone si tratta di far crescere le aziende, che è l’opposto di quel che si sta facendo con la pressione fiscale, con quella burocratica e con le trovate propagandistiche modello start-up; h. il Sud ha bisogno di essere salvato, è vero, ma proprio da questo modo dirigista e burocratico-clientelare d’interpretare l’innovazione e la crescita.

Di idee, al Sud, ce ne sono tante. Solo che vanno a prendere corpo in altre parti del mondo. In ultimo: è lecito sapere quali sono i tempi massimi, trascorsi i quali i soldi dei cittadini non verranno sprecati? Perché attualmente, nel campo della ricerca, la cosa funziona così: presento l’idea, che verrà finanziata quando la ricerca sarà divenuta inutile o sorpassata. Il Sud ha bisogno di meno iniziative scimunite. Come questa.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario