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Gabbia bipolare: classe politica responsabile

Un sistema malato di inciuci possibili

Il bipolarismo all'italiana messo a dura prova dagli esiti della consultazione elettorale

di Elio Di Caprio - 12 aprile 2006

Che qualcosa non vada per il verso giusto nella forma di bipolarismo che ci siamo dati è testimoniato non tanto e non solo dalle discrepanze tra i voti espressi e i seggi assegnati nelle ultime elezioni – è un fenomeno che riguarda anche le precedenti consultazioni bipolari, ma è stato accentuato ed esasperato dall"ultima riforma elettorale del centro-destra – quanto dai dati sull"inaspettata affluenza ai seggi, superiore alle previsioni.
In apparenza la partecipazione democratica o iperdemocratica alle consultazioni elettorali dovrebbe essere segnalata come una prova di maturità di una collettività consapevole della posta in gioco e fiduciosa di concorrere a determinare i destini del proprio Paese. Ma non è così quando le élites politiche, come è avvenuto nelle consultazioni appena concluse, deviano consapevolmente l"attenzione delle masse dai problemi reali, costringendole a dividersi su referendum emozionali da ultima spiaggia tra noi e loro, tra bene e male, quasi fosse una sorta di giudizio universale. Non più scelte pragmatiche e neppure scelte ideologiche, bensì propagande contrapposte o troppo vaghe (vedi il prolisso programma elettorale che il centrosinistra vorrebbe attuare) o di interesse immediato e popolare (vedi l"ultimo amo lanciato dal centrodestra sull"abolizione dell"Ici sulla prima casa).
Il tutto sullo sfondo di una campagna elettorale urlata fatta apposta per suscitare effimere passioni.
I cinque anni di governo ininterrotto assegnati dal sistema bipolare alla coalizione vincente , a meno di incidenti di percorso che ne minino la compattezza , vengono vissuti dall"opinione pubblica come regime, come un periodo insopportabilmente lungo durante il quale chi ha vinto ha le mani libere di fare quel che vuole senza alcun condizionamento che possa pervenire o farsi sentire dall"opposizione o dai corpi intermedi della società.
Di questa sensazione, fondata o infondata che sia, è responsabile la classe politica, che si è adattata alla gabbia bipolare, ma non allo spirito bipolare. Forse l"alta affluenza alle urne nelle elezioni politiche più che nelle amministrative, è dovuta proprio al desiderio dell"elettorato di far sentire il suo peso – almeno a cadenza quinquennale – con l"illusione di condizionare le scelte di fondo . Poi, per paradosso, non può neppure scegliere i candidati, ma deve accontentarsi di quello che decidono i partiti a scatola chiusa . E" questo il segnale di un sistema malato che non consente scelte di governo condivise, a meno di improbabili grandi coalizioni alla tedesca, e corre il rischio prima o poi di arenarsi nell"impotenza.
E" sbagliato drammatizzare sull"immagine di un Paese diviso a metà (lo è stato nei decenni trascorsi anche in assenza di un sistema di governo bipolare), ma certamente ora in una situazione internazionale radicalmente mutata l"Italia non è posta nelle condizioni di giocare le sue carte migliori con il peso dei suoi problemi interni irrisolti : deve trovare una via d"uscita alle sue contraddizioni.
Se per ventimila voti in più il premio elettorale fosse scattato a favore del centrodestra e non del centro-sinistra, come avvenuto, la propaganda avrebbe imputato tale risultato alla coalizione di Berlusconi protesa a creare un regime permanente con l"ultima manipolazione possibile, allargando ancor più nell"opinione pubblica un senso di frustrazione e di malumore.
Ma la risicata rivincita del centrosinistra, avvantaggiato da una riforma elettorale a lungo da esso contestata, sta lì a dimostrare come sia sbagliato e anche improduttivo, in questo sistema bipolare, procedere a colpi di mano nell"azione di governo, delegittimando l"avversario e non concordando regole condivise sui temi fondamentali della vita pubblica.
Se la classe politica dirigente per prima indulge alle divisioni radicali, parla di avversari ma pensa ai nemici, come si può pretendere che l"opinione pubblica non segua lo stesso gioco?
Non dobbiamo poi meravigliarci se, di fronte alla presa d"atto che occorre un nuovo patto costituzionale tra le maggiori forze politiche, l"opinione pubblica non ne sia convinta, sia impreparata, si allarmi per gli “inciuci” possibili, non abbia fiducia in una leale convergenza di maggioranza e opposizione sulle ricette di base che possano invertire il declino del Paese.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario