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Con l’Europa che ci richiama all’ordine

Un sistema così umilia il Paese

Oltre al buon cuore, il ministro Mastella presenti una proposta di riforma del processo

di Davide Giacalone - 05 giugno 2006

Il fatto che le galere siano sovraffollate non è un buon motivo per concedere l’amnistia, semmai per costruirne di nuove. Che non la si conceda da molto tempo non è un buon motivo per interrompere l’astinenza, giacché un sistema di sano diritto campa benissimo anche senza mai liberare i condannati, anzi, campa meglio. Andare a Regina Coeli a promettere l’amnistia non è una buona idea, e se fosse stato Castelli a dire di sentirsi “più vicino a voi carcerati che ai magistrati”, tutte le toghe d’Italia sarebbero insorte, trasmettendo il fremito dello sdegno ai politici di complemento. Quindi, se permettere, riportiamo la questione sul piano della serietà.
Da noi non funziona la giustizia, a tal punto che rischiamo di essere presi a calci nel sedere dal Consiglio d’Europa per le continue ed intollerabili violazioni della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo. Violazioni che consistono in processi la cui lunghezza scardina ogni idea di giustizia, in dibattimenti dove sono oltraggiate le prerogative della difesa, in giudici che non sono terzi perché colleghi degli accusatori, in galere fatiscenti dove un buon 40 per cento dei detenuti non ha neanche avuto una sentenza definitiva. Tutto questo, e lo ha ricordato anche Draghi nelle sue considerazioni finali, nel mentre spendiamo ed abbiamo magistrati ed amministrativi quanto altri Paesi, che invece funzionano. A questo s’aggiunga che l’amnistia non ha nulla a che vedere con la giustizia civile, dove i mali sono gli stessi ed arrecano un danno irrimediabile all’affidabilità dell’Italia.
Il ministro della giustizia, oltre a mostrarsi di buon cuore, abbia la compiacenza di presentarsi in Parlamento con una proposta di riforma del processo penale e di quello civile, dica se l’ordinamento giudiziario deve restare quello che è, si occupi del varo dei nuovi codici, anche in modo da non avere nel carcere l’unica pena praticata, calchi la via del dialogo parlamentare nel cammino verso riforme profonde e strutturali, che da molti anni sono urgenti e vitali, faccia vedere che sa riuscire dove i suoi predecessori hanno fallito. A quel punto l’amnistia non solo sarebbe opportuna, ma necessaria per non soffocare il nuovo sistema sotto il peso dei guasti del passato. Se tutto questo non succede, se questa non è la premessa della clemenza, allora diciamoci chiaro e tondo che l’amnistia serve a salvare i giudici liberando i criminali, serve a mandarli fuori con atto del Parlamento, anziché per incapacità a celebrare i processi prima delle prescrizioni, serve a tirare a campare nella pigrizia e nell’inefficienza, nel mentre si umiliano gli italiani che nella giustizia credono.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 5 giugno 2006

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