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Medio Oriente cristiano

Un reportage dal cuore della Mezzaluna

Dai viaggi di Antonio Picasso, una testimonianza documentata su religione e convivenza

di Paola Nania - 25 ottobre 2010

Antonio Picasso, 34 anni, è un viaggiatore "incallito". Ha visitato l’Egitto, Israele e i Territori palestinesi, la Giordania e il Libano. Da questi percorsi e dalla sua attività di giornalista (free lance, appassionato di esteri, Antonio Picasso scrive per Liberal, Limes e east) è nato un reportage. Titolo: "Il Medio Oriente cristiano" (216 pagine, 15 euro) edito da Cooper. Lo abbiamo intervistato per saperne qualcosa in più.

Un libro per parlare delle piccole comunità cristiane in Medio Oriente. Quando e come nasce quest’idea?

L"idea nasce dalla osservazione dei fatti, sia da qui, seduti di fronte a un pc, sia entrando in contatto con le realtà mediorientali. Tengo a precisare che ho cercato, fin da subito, di mantenere una prospettiva laica del problema affrontato in questo libro. Un’impostazione che non è stato facile rispettare. Più andavo avanti nelle ricerche – ma soprattutto nei viaggi – e più rischiavo di assumere posizione. Pro o contro questa o quella comunità/chiesa/confessione religiosa. Visitando Gerusalemme piuttosto che l’Egitto, ci si rende conto di essere nelle terre in cui è davvero nato il cristianesimo. È vero, presso le società occidentali il concetto di Terra Santa conserva la sua vitalità. Tuttavia, sta perdendo la sua concretezza. Con questo libro, ho cercato di far luce su questa progressiva carenza. La caratteristica delle tre grandi religioni monoteiste è quella di avere un punto di riferimento spirituale – Javeh, Allah oppure la nostra Trinità – ma anche geografico. L’ebreo per pregare si rivolge a est, guardando Gerusalemme. I musulmani si inginocchiano guardando La Mecca. Il cristianesimo dovrebbe avere la Terra Santa come meta fisica. Questo elemento sta venendo meno a causa della disgregazione delle Chiese mediorientali e della preponderanza demografica della popolazione musulmana. Ed è stata proprio la disgregazione, la diaspora – un fenomeno che ci si ostina a nascondere – che ho cercato di mettere in luce.

Ci racconti qualcosa del tuo viaggio? Quant’è durato e che posti ha toccato?

Il libro è la raccolta di alcuni viaggi. Non di uno solo. Negli ultimi quattro anni circa, ho visitato l’Egitto, Israele e i Territori palestinesi, la Giordania, il Libano. Certo, per realizzare un lavoro completo sulla cristianità mediorientale avrei dovuto visitare anche l’Iraq e la Siria. Alcuni “impedimenti”, chiamiamoli così, si sono messi di traverso. Quello che ho cercato di fare, ogni volta che ero in viaggio, è stato di assorbire la realtà quotidiana dei mondi con cui entravo in contatto. Mi piace pensare che questo libro nasca on the road. Certo, gli incontri con le personalità più illustri di ogni singola chiesa costituiscono il valore aggiunto del lavoro. Sono stati i vari vescovi e leader politici locali ad avermi fornito gli assist giusti per formulare le mie analisi. Tuttavia, queste ultime non sarebbero nate se non avessi raccolto appunti lungo il percorso. “Il Medio Oriente cristiano” non è un libro di fotografie, ma è come se lo fosse.

Cosa insegna l’esperienza di queste famiglie cristiane che da secoli vivono in zone a maggioranza ebraica o musulmana?

Domanda difficile. Da un punto di vista personale e umano, mi ha insegnato a osservare con un altro occhio il nostro mondo occidentale, fatto di benessere e di pace da ormai due generazioni. Il Medio Oriente continua a essere attraversato da vampate di violenza, instabilità e, conseguentemente, di precarietà economica. Questo stato di cose penetra nelle case, nelle famiglie e nella quotidianità di ogni singolo. È difficile rendersi conto della fortuna che ci è stata messa a disposizione se non entriamo in contatto con altre società.

Prossimo viaggio per dove? E per raccontare cosa?

Un viaggio è fatto per imparare e poi raccontare. Certo, dal Medio Oriente si può sempre tornare a casa con un bagaglio inesauribile di esperienze. Tuttavia, in questo momento, sto guardando ancora più a Est. L’Asia centrale, l’India e la Cina – solo per fare alcuni esempi – stuzzicano la mia curiosità. Vorrei continuare a seguire il filone delle religioni e delle culture che differenziano ogni civiltà. Ma, da buon materialista, non disdegno le questioni economiche. Si parla sempre di petrolio e di scarsità di risorse energetiche. Non possiamo dimenticarci però il problema dell’acqua. Se noi occidentali lo osservassimo non come un male che attanaglia i Paesi in via di sviluppo, bensì come un’opportunità di investimento, ne emergerebbe un tornaconto positivo per tutti. Sia per gli investitori sia per i fruitori. Beh, di cose da raccontare ce ne sono! Gli amici arabi mi direbbero: Inshallah!

Un reportage appassionato per capire più a fondo il Medio Oriente, una delle zone più complesse, tormentate e insieme affascinanti del mondo.

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