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Cuba: cimitero mitologico della rivoluzione

Un regime oppressivo e illiberale

Superare le decodifiche aberranti della storia per marciare verso la dignità e la libertà

di Davide Giacalone - 05 giugno 2007

Senza la guerra fredda e la divisione in blocchi del mondo Cuba non sarebbe mai diventata il cimitero mitologico della rivoluzione. E neanche Castro si sarebbe sognato di dirsi comunista, caudillo ispanico quale egli è. Ma mentre l’Europa dell’est piombava sotto la coltre della dittatura, in quella occidentale, liberata dai propri mostri anche grazie all’intervento militare statunitense e restituita ai mercati ed alla ricchezza, il passato colonialista e nazionalista riverberò nel presente una sua strana radiazione fossile: l’antiamericanismo. Nel caso di Cuba, poi, gli Stati Uniti ci misero del loro, varando un embargo eterno ed all’evidenza inefficace, che alla lunga indebolì anziché rafforzare l’opposizione democratica. Che pure c’era e c’è.

In quel quadro la Cuba castrista divenne un cammeo rivoluzionario caro ai militanti di questa parte del mondo, cui sarebbe un torto accreditare le miserie e le distruzioni del comunismo, cui sarebbe un’esagerazione negare la buona fede della lotta contro le oppressioni, ma cui sarebbe troppo generoso riconoscere di avere saputo leggere la realtà. E, difatti, nel mentre loro inneggiavano alla rivoluzione castrista, nel mentre sventolavano le bandiere con l’effige di Guevara, incuranti del fatto che i due beniamini si trovavano su posizioni distanti e fronti opposti, comunque mentre quell’isola caraibica diventava un eden dei loro ideali, per i suoi abitanti era l’inferno della povertà, dell’oppressione, della persecuzione. Negatrice d’ogni libertà, d’ogni differenza, fianco dei versi o della letteratura. Nella ripartizione pigra e non vedente delle influenze e delle ideologie, dunque, Cuba era “di sinistra”. Ma se sinistra voleva significare difesa delle libertà e dei più deboli, nulla ne era più lontano. Nulla lo è. E, così, quando il regime volge i suoi passi verso la tomba del caudillo, il quotidiano di Rifondazione Comunista, Liberazione, ed il suo direttore, Piero Sansonetti, hanno il merito, se non proprio la tempestività, di dare un nome alle cose: quello è un regime oppressivo, illiberale ed affamatore.

Bene, adesso che è chiaro, però, s’usi la ritrovata vista per risparmiare ai cubani le convulsioni disperate di un castrismo fuori tempo massimo, affidate al fratello del dittatore, Raul. Visto che non si seppe riconoscere Fidel, almeno si fermi l’ereditarietà che neanche Batista avrebbe osato. L’Europa può avere un grande ruolo. Per la fine del regime e la marcia verso la dignità e la libertà.

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