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La pseudo concertazione che danneggia tutti

Un referendum fuorviante e rischioso

Le vischiosità che si celano nell’abisso della logica della prepotenza corporativa

di Davide Giacalone - 12 ottobre 2007

Guardiamo dentro il referendum sindacale, in quell’abisso di prepotenza corporativa e cecità politica. E’ un tema complicato ed importante, meglio sgranarlo per punti. 1. La democrazia non ha alcuna parentela con le urne autogestite, richiede regole e controlli. Nel caso specifico, però, non ha importanza se ci sono stati brogli, perché il risultato è comunque un imbroglio. 2. L’affluenza del 60% è bassa, ed indica che i lavoratori non sindacalizzati o trascinati se ne sono tenuti lontani. 3. Dal nord al sud, ovunque è influente la Fiom, sindacato dei metalmeccanici, il no all’accordo sul welfare è stato travolgente, dove è dominante la triplice, invece, il sì ha percentuali altissime. Se ci fossero state distanze nell’ordine di qualche punto sarebbe stato normale e fisiologico, ma un tale capovolgimento, a fronte di interessi identici, segnala che i votanti sono stati un tramite della volontà sindacale, non una platea da consultare.

Veniamo adesso al tema della consultazione: 4. Il welfare non è mica una faccenda che riguarda solo i lavoratori dipendenti e solo i sindacalizzati, riguarda tutti, compresi i bimbi appena nati, dato che saranno loro a pagare il conto. La materia è politica e non piegabile alla logica corporativa, che vede contraenti il governo ed i sindacati. Quindi la domanda era posta falsamente ed era del tutto autoreferenziale. 5. Essendo materia politica è naturale che qualcuno si candidi alla rappresentanza di chi ha votato no, e non potendo essere l’opposizione lo farà un pezzo della maggioranza. 6. Tanto è materia politica che torna in discussione al consiglio dei ministri e poi va verso il Parlamento. Nel primo i dissensi sono irrilevanti, tanto non si dimette nessuno. Nel secondo si sommano i voti contrari di chi (come me) ritiene sbagliato quell’accordo perché colpisce gli interessi dei giovani e dei cittadini non garantiti e protetti, e di chi, all’opposto, lo ritiene troppo poco accondiscendente con i desideri dei sindacati. A quel punto il governo va sotto ed il risultato referendario si capovolge.

Apoteosi: 7. I lavoratori hanno votato sì per poi sentirsi dire no dal Parlamento; oppure l’opposizione comunista s’azzittisce per tirare a campare. 8. Si chiama “concertazione” un baratto che danneggia i deboli e pesa sui conti di tutti. Pubblicato su Libero di venerdì 12 ottobre

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario