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E le preferenze non esistono più già dal 1994

Un proporzionale più che maggioritario

Il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge riproporrà i problemi del mattarellum

di Davide Giacalone - 15 dicembre 2005

Non avrei scommesso sull’approvazione della nuova legge elettorale, non scommettendo sulla compattezza e determinazione, in materia, della maggioranza parlamentare. Invece questa è riuscita a dar prova di ferma volontà (ah, se su altri temi si fosse fatto altrettanto…), seppellendo il mattarellum. I commenti a caldo, così come le polemiche che hanno preceduto il voto finale, sono tirati via con la fotocopiatrice, salutando, chi con soddisfazione chi con raccapriccio, il ritorno del proporzionale. Il fatto è che la nuova legge elettorale non è proporzionale manco per niente, è una legge maggioritaria. Anzi, è più maggioritaria della precedente.

La nuova legge, difatti, prevede che alla Camera dei Deputati, quale che sia il risultato elettorale, ci sarà comunque una coalizione in grado di disporre della maggioranza assoluta degli eletti. Nell’ipotesi si presentino cinque coalizioni, che si spartiscano equamente i voti, basterà che una raggiunga il ventuno per cento per potere avere la maggioranza degli eletti. Se non è maggioritario questo, non so cosa sia il maggioritario.

L’equivoco, o, meglio, il luogo comune, nasce dal fatto che si adotta il parametro proporzionale per determinare l’assegnazione dei seggi all’interno delle coalizioni. Insomma, sarà il proporzionale a stabilire quanti parlamentari andranno alla Lega e quanti a Forza Italia, ma sarà il maggioritario ad assegnare la vittoria elettorale. Al Senato, invece, resta l’uninominale, ma anche qui viene inserito un premio di maggioranza, calcolato a livello regionale. Quindi anche qui il sistema è maggioritario, sebbene non determini in partenza una sicura maggioranza parlamentare (perché ciascuna regione potrebbe premiare coalizioni diverse). Che tutto questo sia proporzionale, dunque, è da escludersi, mentre ancora una volta si resta estasiati dall’ignorante conformismo di quasi tutti gli augusti e pensosi ragionatori che ci circondano.

Taluno, infine, lamenta la scomparsa del voto di preferenza, quello dato al candidato, e vede con rammarico crescere il potere di coloro i quali compileranno le liste, che saranno bloccate (in tal senso Repubblica). Mi domando in quale mondo vivano, perché le preferenze sono scomparse già dalle elezioni del 1994 (con gran fanfara degli stessi che oggi si mettono a lutto), e da allora sono i compilatori delle liste, i designatori di candidati, che stabiliscono, con ragionevole approssimazione, chi verrà eletto e chi no. Il che vale da una parte e dall’altra.

Semmai porrei un problema diverso: il vecchio sistema elettorale, il mattarellum, funzionava? No. Perché non funzionava? Perché spingeva a creare coalizioni disomogenee, pur di vincere le elezioni, salvo poi rendere impossibile una seria governabilità e portando, quindi, o a crisi di governo o a immobilismo di governo, in più, consegnava alle ali estreme il potere condizionante verso le coalizioni vincenti, sia in termini politici che di pattuglie parlamentari. Il nuovo sistema risolve questo problema? Risolverebbe quello del ricatto elettorale, perché costringerebbe ciascun partito a misurarsi per proprio conto, ma uso il condizionale perché questa caratteristica verrà in parte aggirata dai listoni, mentre non risolve affatto il problema del ricatto politico, giacché le norme anti-ribaltone sono di là da venire, ed in Parlamento una minoranza riottosa potrà comunque mettere in crisi una maggioranza.

Il nuovo sistema elettorale, in fin dei conti, non ha le caratteristiche aborrite da alcuni, né quelle decantate da altri. E’ un nuovo modo di contabilizzare i voti, con un incremento di maggioritario. Questo è quel che vedo, il resto mi sembran chiacchiere.

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