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“Proposte shock” per il Mezzogiorno

Un piano per la crescita

Urge un grande dibattito politico sulle “due Italie” e sulle risposte da dare

di Enrico Cisnetto - 23 marzo 2010

sulle “due Italie” e sulle risposte da dare E’ da dai tempi di “Nord e Sud”, la sofisticata rivista del mai abbastanza compianto Francesco Compagna, che non fiorivano sul Mezzogiorno e sul suo raffronto con il Nord tante attenzioni intellettuali. Libri, in particolare, come quelli di Luca Ricolfi (“Il sacco del Nord”, Guerini), Francesco Delzio (“La Scossa”, Rubbettino), Marco Demarco (“Bassa Italia”, Guida) e Franco Cassano (“Tre modi di vedere il Sud”, Mulino). Ma anche luoghi di dibattito, come la Fondazione Mezzogiorno Europa e il suo periodico diretto da Andrea Geremicca. Peccato che di questo rinnovato interesse per la cosiddetta “questione meridionale”, cui corrisponde specularmente la non meno importante “questione settentrionale”, non si trovi alcuna eco nella campagna elettorale per le regionali – quale miglior occasione? – dalla quale peraltro è del tutto assente anche una valutazione del “federalismo realizzato”, praticato fin qui con risultati disastrosi (localismo esasperato, moltiplicazione dei diritti di veto, aumento vertiginoso della spesa pubblica, crescita esponenziale del contenzioso tra Stato e enti locali, default sanitario in 6 regioni su 20). Peccato, perché dagli studiosi arrivano suggestioni importanti. Per esempio, rispetto alla scuola della sinistra meridionalista – da Biagio de Giovanni a Umberto Ranieri, per non parlare del Capo dello Stato – che giudica drammatico il degrado del Meridione e centrale per il futuro dell’intero Paese la condizione di sottosviluppo in cui esso verserebbe, Ricolfi, cifre alla mano, argomenta che solo ignorando il valore dei sussidi e le differenze di minor costo della vita e di maggior tempo libero (che fa qualità della vita) si può considerare il Sud molto indietro rispetto al Nord. Chi ha ragione? Probabilmente non c’è contraddizione tra le due tesi, se si considera che il problema fondamentale del Mezzogiorno è la criminalità, il cui peso è misurabile con il perimetro delle aree fuori dal controllo di legalità. Cioè sono giusti i calcoli di Ricolfi, in base ai quali il tasso di povertà del Sud è “solo” di 1,5 volte e non cinque quello del Nord – dovuto a servizi decisamente poco efficienti e una distribuzione del reddito particolarmente diseguale – ma sono altrettanto fondate le apprensioni di chi non solo considera il Sud in declino ma anche paventa che il Sud sia causa del più generale declino dell’Italia. In realtà, più che le analisi contano le idee e i progetti. E qui si può attingere alle sei “proposte shock” di Delzio: no tax area per le imprese, turismo di qualità, incentivi fiscali per gli studenti delle facoltà scientifiche, maggiore flessibilità contrattuale, ineleggibilità per gli amministratori locali colpevoli di dissesto finanziario, una nuova Cassa del Mezzogiorno autonoma e slegata dal potere politico locale. Si possono discutere – io, per esempio, fatico a credere all’efficacia di sgravi fiscali a pioggia, mentre accompagnerei qualunque strumento operativo, Cassa o Banca del Sud che sia, con un piano di politica industriale che indirizzi le risorse pubbliche e private – ma si tratta di idee stimolanti. Così come vanno lette le riflessioni di Demarco e Cassano sul vittimismo dei meridionali e sulla necessità che siano proprio loro, senza complessi di sorta, a decidere la propria sorte. Ma senza un grande dibattito politico sulle “due Italie” e le risposte da dare, saranno solo semi gettati nel deserto.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario