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Dibattiti nel centro-sinistra

Un patto per governare insieme

Prove d’intesa moderati-sinistra, e Bertinotti è già sotto assedio

di Roberto Paglialonga - 05 maggio 2005

Esigenza di Unione? Più che altro nel centro-sinistra monta il bisogno di un patto per governare. Le parole sull’uso della forza del “blairiano” Massimo D’Alema al convegno della Fondazione Italianieuropei hanno portato lo scompiglio nella coalizione capeggiata da Romano Prodi, e le divergenze di linea sono ben evidenziate dagli interventi di Marco Minniti e Achille Occhetto sul Corriere della Sera. Il primo, esponente della sinistra riformista, invoca l’esigenza di un patto da stringere ex ante con tutte le forze che vogliano riconoscersi sotto l’ombrello ulivista, smentendo quindi la teoria del “prima si vince e poi si vedrà”. E l’esigenza di un accordo preventivo è tanto più forte quando si parli di politica estera ed esportazione della democrazia. Il secondo, e con lui buona parte della sinistra antagonista, ovviamente recalcitra, rivendicando per i popoli oppressi il diritto di abbattere da soli le dittature, o quanto meno di farlo con l’aiuto della polizia internazionale delle Nazioni Unite.
Non sarà facile trovare la quadratura del cerchio, anche perché gli attacchi e le frecciate non sono più ormai solo tra riformisti e radicali. All’interno della stessa sinistra massimalista, infatti, è partita la corsa alla leadership per il 2006, che il blocco rosso-verde di Pdci e Verdi non è disposto a riconoscere ad un Fausto Bertinotti sempre più legato alla linea prodiana. Accusato di piegarsi ai diktat riformisti in politica estera ed economica, sottolinea il Riformista, Bertinotti dovrà dare delle risposte concrete alla propria parte politica già nel convegno organizzato dalle riviste di area (Aprile, Carta, Quaderni laburisti) venerdì 6 e sabato 7 maggio. E per farlo cercherà l’apporto proprio di Prodi, attraverso un’intesa programmatica che possa sedare i bollenti spiriti delle minoranze interne alla sinistra-sinistra.
Un’alleanza, quella di centro-sinistra, che rischia di non durare senza il patto, chiaro e definito, che cercano i riformisti. Il lontano 1998 è ancora troppo vicino.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario