ultimora
Public Policy

Tra viados, veline e riforme annunciate

Un pasticcio all’italiana

La informazioni che non abbiamo e che servirebbero

di Elio Di Caprio - 26 ottobre 2009

Fine della Seconda Repubblica? Ma se non è finita neanche la Prima! Un’aria torbida da fine regno, come declama La Repubblica? Basta guardarsi attorno, sforzandosi di distinguere la realtà dalle apparenze per accorgersi che alcune logiche sono le stesse, i personaggi pure, i problemi irrisolti che si accumulano con un bla bla bla di riforme - annuncio si scontrano con realtà troppo a lungo sedimentate.

Nella confusione che regna, alimentata o necessitata da una crisi economica che non consente neppure di definire le priorità e le urgenze da fronteggiare, regna un’anarchia delle informazioni che neppure la propaganda riesce più a controllare. Tanto che Umberto Bossi, questa volta a ragione, se la prende - proprio lui che di pasticci è maestro - con i pasticcioni del PDL (compresi Fini e Berlusconi?) Nell’ultimo anno le forze di maggioranza ed opposizione si sono progressivamente frantumate al loro interno come se avessero perso non tanto il fine del bene comune – ammesso che ce lo abbiano mai avuto – quanto la convinzione del loro stare insieme per un fine comune. Non illudiamoci che la nomina di Bersani a segretario del PD riesca a ricompattare sul versante dell’ dall’antiberlusconismo un’opposizione piena di problemi.

Le escorts di Silvio Berlusconi, il letto di Putin, ora i viados di Piero Marrazzo e via scandalizzando sono i messaggi principali che arrivano ad un’opinione pubblica sostanzialmente disinformata da un giornalismo militante e fazioso che tralascia l’interrogativo vero, più civile che morale che su tali vicende è giusto porsi : il tempo (in quantità e qualità) dedicato da certi personaggi alla cosa pubblica non rischia di essere comunque condizionato da altri impegni privati e privatissimi che non riguardano solo le legittime incombenze di famiglia? Fatti loro si potrebbe rispondere come se la vita privata dei personaggi più in vista non dovesse avere alcun riflesso – ma sarebbe un caso unico in Europa- sull’immagine pubblica.

Può essere, ma sono fatti nostri, anche se non ce li fanno apparire tali, i giochi di vertice, i pasticci di cui parla Bossi tra disinformazioni ed informazioni addomesticate che provengono da quello che sta diventando sempre più un mondo a parte, il mondo chiuso di presunte elites che giocano sulle aspettative e sulle ansie della gente comune non dicendo la verità o dicendola a metà per mantenere il consenso o per non aumentare lo scontento.

Così ci siamo messi tutti nelle mani del mago Giulio Tremonti confidando nella sua perspicacia ed abilità da quando Silvio Berlusconi gli ha dato praticamente carta bianca per governare una crisi economica difficilissima per tutti. Bravo il Tremonti che ha previsto il patatrac finanziario mondiale e si è inventato la legge finanziaria triennale per impedire eccessi di spesa, bravo il Tremonti che ci fa fare bella figura all’estero con l’idea del “legal standard” internazionale che però diventa lettera morta se gli USA e Obama non ne sono convinti e non lo seguono.

Bravo il Tremonti del posto fisso e della partecipazione agli utili dei lavoratori nelle grandi aziende. Bravo il Tremonti che si schiera contro gli strozzini della grandi banche che penalizzano le piccole imprese. Meno bravo il Tremonti che approva lo scudo fiscale per stato di necessità- non fa niente che così smentisce il Tremonti di solo un anno fa- ma di lui ci si può fidare perchè ha le informazioni giuste per sapere come muoversi, lui solo ha il know how delle pieghe di bilancio e sa quali spese conviene concedere o negare. A noi le informazioni vere sullo stato dell’economia reale non vengono date prima che “passi la nottata” della crisi: nel frattempo dobbiamo accontentarci delle statistiche che vanno e vengono e delle dichiarazioni di ottimismo o di pessimismo a flusso variabile.

Poi scopriamo all’improvviso che la cassa integrazione c’è per quasi tutti i lavoratori esclusi (temporaneamente?) dal ciclo produttivo ma in misure diverse e non si sa per quanto tempo. Coperto a mala pena il buco delle spese per la cassa integrazione se ne scopre un altro ben più pericoloso che riguarda la tenuta economica e produttiva dei milioni di piccole imprese italiane tartassate dall’Irap, prive di ordini e con il fatturato in drammatico calo.

I proventi dello scudo fiscale, come il tesoretto di Prodi e di Padoa Schioppa di due anni fa (solo 5 miliardi di euro?) diventano improvvisamente essenziali e indispensabili, non si riesce a quantificarli, ma dovrebbero servire a tutto: a rafforzare la cassa integrazione, alle opere pubbliche, alla ricerca e all’Università, e, perché no, per diminuire le tasse sulle imprese e quelle sul lavoro dipendente. Nessuno ci spiega come si fa a programmare una diminuzione delle tasse per categorie ed imprese nel corso degli anni venturi se poi lo scudo fiscale è o dovrebbe essere una misura una tantum.

E in che condizioni saremmo se non si fosse fatto l’indispensabile scudo fiscale? Nessuno lo sa e lo dice, nemmeno il Ministro Tremonti che per ora deve parare i colpi della sua stessa maggioranza che ha proposto una finanziaria alternativa del valore, si dice, di almeno 37 miliardi di euro.

Ma non è solo questo. La confusione regna massima- ma questa volta non è colpa del Ministro Tremonti – tra tasse ed entrate di scopo, dall’Irap sulle imprese ( tassa odiosa come l’ICI?) imposta per scopi esterni e dirottata a coprire (in parte) il bubbone del Servizio Sanitario Nazionale ed “entrate di scopo” come possono essere definiti i Fondi FAS europei istituiti in primis per lo sviluppo del Mezzogiorno e a loro volta dirottati per coprire altri buchi di bilancio, tra i quali le spese per la cassa integrazione. Bisogna correre di qua e di là per tenere tutto insieme e chi se ne prende la responsabilità se non il Ministro dell’Economia?

Il mago Tremonti riuscirà a governare tanti pasticci e contraddizioni in nome dell’emergenza o si dimetterà? La cosa non ci deve interessare. Bastano le veline di Belusconi e i viados di Marrazzo a distrarci. L’elite sa cosa fare per noi, risolverà tutti i suoi (e nostri) pasticci e continuerà a governarci. Almeno così ci fanno intendere.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario