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Primo maggio: Letizia Moratti fischiata ancora

Un Paese dalla doppia morale?

Ma gran parte degli italiani non ha nulla a che spartire con questi costumi rissosi

di Davide Giacalone - 02 maggio 2006

Secondo Ferrante, ex prefetto ed ora candidato a sindaco di Milano, il fatto che Letizia Moratti si trovi in uno schieramento cui vanno anche i voti dei fascisti (pochi, sia i voti che i fascisti, fortunatamente) giustifica che la si sia cacci via dal corteo del primo maggio. Fra quanti manifestavano, fra quanti non sono stati allontanati, invece, ci sono gli autonomi che gridavano “10, 100, 1000 Nassiriya”, nel mentre i cadaveri di tre carabinieri attendevano il loro funerale. Io mi domando come un tale signore abbia mai potuto divenire prefetto, mi domando come diavolo vengono selezionati, cosa debbano conoscere, quali qualità devono dimostrare di avere. Mi domando anhe se dell’intera categoria non si potrebbe fare a meno, diminuendo significativamente il numero dei matenuti dalla spesa pubblica. Ma, queste, sono considerazioni fuori tema.
Quel che conta, oggi, è il clima che vive il Paese. Un clima poco rassicurante. Moratti è un ministro, autrice di una riforma della scuola e dell’università che possono ben essere contestate. Oggi è candidata a sindaco, e nella competizione elettorale ci sta anche che si debbano subire contestazioni, contraddittori, anche assalti verbali. Immagino valga anche per lo sfidante, o no? Ecco, tempo che per lo sfidante si tenda a leggere le cose in modo diverso.
Mettiamo che un gruppo d’incivili facinorosi lo avesse obbligato ad abbandonare le due manifestazioni, le due feste civili, i due momenti unificanti del 25 aprile e del 1° maggio. Sapete cosa tutti avrebbero scritto? Occorre isolare e condannare la teppaglia fascista, occorre che questa gente sia sbattuta in galera, occorre che siano ristabilite le condizioni della convivenza e della libertà, in queste condizioni le elezioni non si possono tenere, e sarebbero comunque irregolari. Ecco cosa avremmo letto. Invece leggiamo camomillucce della serie “so’ ragazzi”, che sbagliano, commettono errori, ma, che volete, è pur vero che la Moratti ha sfasciato la scuola.
Questa doppia morale, diffusa sulla pelle di gran parte del Paese, sembra fatta apposta per approfondire le ferite, per segnare di sangue le rotture, per far rivivere un orrendo clima da guerra civile. La gran parte degli italiani, la larghissima maggioranza, non ha nulla a che spartire con questo costume. Ha passione politica, ha convinzioni ed antipatie, certo, ma anche alle ultime elezioni i voti sono andati prima di tutto alle formazioni moderate, civili, democratiche. Ma tale saggezza trova scarsi proseliti sia fra gli organizzatori di pagliacciate di piazza che fra i vertici politici. Il Paese chiede compostezza, ma la politica produce sguaiatezza. Le radici del male, certo, sono ramificate, hanno origini storiche, e non mi stancherò mai di ripetere che fondare una politica sulla bugia, raccontare il falso circa l’atto fondativo di questo sistema politico, occultare quel che avvenne nel fatale biennio 1992-1994, porta male. Ma, ripetuto questo, bisogna anche che il mondo politico senta il peso del proprio ruolo, dia un esempio di minore rissosità, non rinunci a nessuna delle differenze, ma non trasformi il pareggio elettorale in un’ininterrotta campagna elettorale. Occorre che lo si comprenda da una parte e dall’altra, e che la si finisca con il credere che cacciare le persone sia un’affermazione di libertà.

www.davidegiacalone.it

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