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Serve un progetto alternativo

Un Paese da salvare

Due utili da consigli da seguire

di Enrico Cisnetto - 04 ottobre 2010

Non solo le opposizioni. Non solo gli osservatori e vasti pezzi di classe dirigente. Non solo quelli della Lega, seppure tra qualche stop and go. Qui a dire che la situazione non regge e che si andrà alle elezioni a marzo ci sono un po’ tutti, compresi i berlusconiani di stretta osservanza.

Insomma, comunque si voglia leggere l’esito della fiducia riscossa dal Governo – “Berlusconi dipende dai voti di Fini e Lombardo”, oppure “è aumentato il perimetro della maggioranza”- resta fermo il giudizio che non ci sono le condizioni perché la legislatura possa durare non solo fino alle fine, ma nemmeno oltre la prossima primavera. E poco importa sapere su quale buccia di banana il Governo scivolerà, se uno stop dei finiani a qualche provvedimento, magari in materia di giustizia, o un dietrofront della Lega, magari per cavalcare in qualche modo la “questione morale”. Quello che importa è che il capolinea è dietro l’angolo.

Ma si tratta di una valutazione fondata, oppure il combinato disposto tra la paura del premier a innescare il meccanismo delle elezioni anticipate – con il rischio di non arrivarci per via di un qualche governo, anche solo momentaneo, che si possa formare – e la paura di perderle in caso si facciano, potrebbe indurre lo stesso Berlusconi a comportamenti politici più saggi di quelli fin qui tenuti? Molti tra i berlusconiani sperano che sia proprio così, cioè che il Cavaliere trovi il bandolo di una capacità di iniziativa politica che gli consenta di navigare tra le opposte esigenze di una Lega che si è abituata ad avere – e usare – la golden share dell’esecutivo e di un gruppo-partito neo-costituito che non ha nessuna voglia di regalare al Pdl l’occasione giusta per far saltare il banco e andare al voto ma nello stesso tempo ha anche bisogno come il pane di darsi una fisionomia leggibile dall’opinione pubblica.

Ma francamente le probabilità che questo sia l’esito della vicenda politica sono assai poche. Prima di tutto perché se Berlusconi disponesse di questa bussola politica ne avrebbe già fatto uso nei due anni e oltre di legislatura, e così non è stato. E in questo frangente, tra l’altro, non basterebbe nemmeno cercare di riavviare la macchina delle riforme strutturali che si è inceppata da tempo, per dare un senso alla legislatura occorrerebbe avviare una vera e propria stagione costituente, e qui le già residue probabilità si azzerano del tutto. E quelle foto impietose di Berlusconi addormentato nel pieno del dibattito al Senato con Bondi che cerca di svegliarlo sono la certificazione della stanchezza non solo fisica dell’uomo, sulla quale il promo che farebbe a riflettere è proprio lui.

In secondo luogo, anche avendocela, la bussola, ormai è chiaro che sono gli altri attori della partita ad avere il pallino in mano, e l’espressione usata dal Cavaliere l’altro giorno al termine della seduta alla Camera in cui ha chiesto e ottenuto la fiducia – “che compleanno di m” – testimonia non solo che le cose stanno così, ma anche che lui è il primo ad esserne consapevole. In terzo luogo, non bisogna sottovalutare gli automatismi che la guerra per bande che ha caratterizzato la vita politica in questi ultimi tempi ha innescato. A proposito di emme, la storia insegna che quando si aziona il ventilatore con l’idea di essere capaci di pilotarne l’orientamento, poi finisce sempre con lo sporcarsi tutti, a cominciare da quelli che si erano illusi di essere padroni del gioco.

Quindi, visti i modi e i contenuti degli attacchi incrociati fin qui consumati, anche volendo è assai improbabile che si possa magicamente fermare il massacro. Allora, se tutto congiura perché ben presto si formalizzi quella crisi di governo che ormai è nei fatti da mesi, cosa può succedere non dico di utile, ma quantomeno che possa arrecare il minor danno possibile al Paese? Il suggerimento che l’amico Stefano Folli ha lanciato – “le opposizioni si preparino all’unità nazionale” – mi sembra l’unica saggia che in questa difficile congiuntura si possa immaginare. Si tratta però di declinare bene questa affermazione.

Io ho due modesti suggerimenti da dare. Il primo riguarda la legge elettorale. Casini prenda l’iniziativa di sottoporre a tutte le forze di buona volontà una proposta intorno a cui raccogliere il consenso di tutti coloro che, esponenti del Pdl compresi, sono dell’idea che le prossime elezioni devono tenersi con una legge elettorale diversa dall’attuale, che finalmente consenta ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti e al sistema politico di riarticolarsi su basi più serie e solide di quelle del bipolarismo malato che ha caratterizzato la Seconda Repubblica.

Dico Casini e l’Udc non solo perché hanno metabolizzato la scelta di una legge alla tedesca, che non solo è quella che serve ma appare anche l’unica in grado di far coagulare il più vasto consenso possibile. Che poi ci voglia un nuovo governo per far camminare questa ipotesi, o che la Lega e Fini se la sentano di fare una scelta parlamentare anche in vigenza del governo Berlusconi, questa è cosa che si vedrà. Ma è necessario prendere l’iniziativa, farlo alla luce del sole e con grande acume politico.

Il secondo suggerimento è di natura programmatica. Che sia per un governo alternativo a questo in corso di legislatura – cioè nel caso in cui la crisi di governo non porti subito alle elezioni – o che sia per chi verrà dopo il voto, comunque il Paese ha bisogno di un progetto di respiro.

Dunque anche qui si prenda l’iniziativa di mettere intorno ad un tavolo tutti coloro che sono interessati a dare una base programmatica seria a quella soluzione politica che Folli ha definito “un governo di responsabilità per evitare rischi di brutte avventure”. Nell’uno come nell’altro caso, prima si comincia meglio è.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario